La battaglia sull’ordine pubblico: Senato dice sì a Piantedosi ma opposizioni restano unite

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L'aula del Senato

L’Aula di Palazzo Madama diventa il prolungamento politico delle tensioni esplose nelle strade di Torino il 31 gennaio. Le violenze di piazza irrompono nel dibattito parlamentare e costringono maggioranza e opposizioni a scoprirsi. Il governo difende senza esitazioni la linea del Viminale, mentre Pd, Movimento 5 Stelle, Italia viva e Alleanza Verdi e Sinistra tentano una ricomposizione unitaria per contrastare quella che definiscono una lettura “strumentale” dei fatti. Al centro, le comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e due visioni opposte della sicurezza.

La scena è studiata nei dettagli. I capigruppo delle principali forze di opposizione si presentano insieme davanti ai cronisti e depositano una risoluzione unitaria. Un gesto politico, prima ancora che parlamentare, pensato per mostrare compattezza su un tema che altrove divide il campo progressista. Non mancano, però, le frizioni iniziali. A incrinare l’equilibrio è l’anticipo televisivo di Giuseppe Conte, che rivendica la paternità pentastellata della risoluzione, pur sottolineando la condivisione degli alleati. Una puntualizzazione che crea qualche irritazione, rapidamente riassorbita. “Il testo è a mia prima firma e contiene gli undici impegni che avevamo chiesto”, chiarisce il capogruppo M5S Stefano Patuanelli.

La maggioranza conferma la linea del Viminale

Il verdetto dell’Aula non sorprende. I numeri blindano la risoluzione della maggioranza, che ribadisce piena solidarietà alle forze dell’ordine e denuncia un “clima di crescente ostilità e violenza” contro gli uomini e le donne in divisa. Il documento riafferma la legittimità degli sgomberi dei centri sociali, definiti un dovere dello Stato, e respinge ogni tentativo di giustificare devastazioni e scontri.

Resta sullo sfondo, ma messo nero su bianco, anche il tema più controverso: il fermo preventivo dei manifestanti. Piantedosi lo rilancia nelle sue comunicazioni, mentre la risoluzione invita a rafforzare l’attività di prevenzione dei reati durante le manifestazioni pubbliche. Una formulazione più prudente, ma sufficiente a segnare la distanza con le opposizioni.

Il fronte delle opposizioni tra diritti e sicurezza

Nel testo unitario di Pd, M5S, Iv e Avs non compaiono attacchi diretti alla gestione dell’ordine pubblico. C’è però una linea politica netta: condanna delle violenze degli antagonisti e rifiuto del nuovo decreto sicurezza atteso in Consiglio dei ministri. Il documento accoglie alcune storiche richieste del Movimento 5 Stelle, dalle assunzioni nelle forze dell’ordine alla reintroduzione della procedibilità d’ufficio per reati di particolare disvalore sociale.

C’è anche il capitolo sulle modifiche normative: le opposizioni chiedono l’abrogazione di alcune disposizioni del cosiddetto decreto Nordio, in particolare la convocazione preventiva degli “arrestandi” anche per reati gravi. Ma il passaggio politicamente più rilevante riguarda il metodo: l’impegno chiesto al governo a non ricorrere alla decretazione d’urgenza in materia di ordine pubblico.

Libertà costituzionali come linea di confine

Il resto è una sequenza di no. No al fermo preventivo introdotto tramite nuovi provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale. No alla cauzione per le manifestazioni. No all’immunità penale per gli appartenenti alle forze dell’ordine. Una piattaforma che mette al centro il tema dei diritti, evocato con forza nelle dichiarazioni dei capigruppo.

“La sicurezza è un valore non negoziabile, ma va costruita nel pieno rispetto della Costituzione”, scandisce Francesco Boccia per il Pd. Peppe De Cristofaro, di Avs, richiama la libertà di manifestare e di dissentire come “principi sacri”. Per Patuanelli, quanto accaduto a Torino viene usato dalla destra per giustificare misure restrittive delle libertà personali e del dissenso politico.

Una compattezza non scontata nel centrosinistra

Fino a poche ore prima, la risposta unitaria appariva tutt’altro che certa. La trasformazione dell’informativa in semplici comunicazioni al Senato aveva alimentato lo scetticismo tra le opposizioni. Azione, infatti, sceglie una strada autonoma, con una propria risoluzione, e Carlo Calenda rivendica il rifiuto delle logiche di schieramento.

A tirare le somme è Raffaella Paita, di Italia viva: “Il centrosinistra c’è ed è unito. Mentre la destra si spacca, noi troviamo un primo punto di equilibrio su una questione fondamentale come la sicurezza dei cittadini”. Un messaggio politico chiaro, che trasforma gli scontri di Torino in banco di prova per una possibile ricomposizione del fronte progressista.