Editoriale

E ora la Boldrini sogna l’Ulivo, un’accozzaglia in un’unica lista

Laura Boldrini non molla. La pasionaria vuole a tutti i costi la leadership della sinistra. E dopo tanti fallimenti, ci riprova. E riparte dalle prossime Europee, pensando di rifare un altro Ulivo, dopo i vari flop dei suoi predecessori. E così bisogna “costruire qualcosa di contemporaneo e capace di attrarre giovani”. In pratica, per l’esponente di LeU, serve “un ‘big bang’ della politica di sinistra per ripartire da zero”.

Insomma, ancora ci crede. E consapevole che il suo partito si stia sciogliendo come neve al sole, punta su “una lista unica” alle prossime elezioni europee. “Dobbiamo dare un segnale innovativo ed inedito – dice la Boldrini -: non saranno normali elezioni, saranno elezioni campali”. E con l’aria che tira a sinistra, ha proprio ragione. Dunque, tutti insieme appassionatamente: “Persone competenti dell’associazionismo laico e cattolico, dell’ambientalismo, femminismo, sindaci, e parte della società che non si è più sentita rappresentata il 4 marzo”. Già, le Politiche di marzo. Elezioni che la Boldrini non può certo scordare dopo la batosta che ha preso a Milano, per esempio, dove era candidata per Liberi e Uguali nel collegio 12 uninominale alla Camera, finendo solo quarta con il 4,6 % certificando il dissenso degli italiani alle sue battaglie femministe e non solo. Ma non guarda ostacoli, vuole a tutti i costi la leadership della sinistra. E siccome ci crede, è nel suo diritto. Come lo scorso anno credeva su LeU come “argine all’astensione e ai voti in fuga dal centrosinistra”.

Ma, a quanto pare, a marzo il “suo” popolo non ha raccolto l’appello. Ma non demorde, la Boldrini, e butta già questa bozza di programma dove c’è una nuova politica economica che “dica basta all’austerità e stop al fiscal compact inserito nei trattati”; una politica fiscale “armonizzata”, per evitare i paradisi fiscali all’interno dell’Ue stessa; una politica d’asilo “riformata con la revisione del trattato di Dublino, che vada di pari passo con anche un’armonizzazione in materia migratoria”; una politica ambientale “seria che riporti al centro gli impegni presi a Cop21; piu’ attenzione alle questioni sociali basandosi su un nuovo criterio: il ‘social Pil’”. E anche lei, la Boldrini, si gioca la carta del reddito di cittadinanza, ma in questo caso, di taglio europeo, partendo dalla “percezione dell’opinione pubblica che deve cambiare e per questo serve un sussidio europeo di disoccupazione”. Da qui lo slogan: “Cambiare l’Europa per salvare l’Europa” e un nuovo simbolo da inventare.

La storia di Liberi e uguali è breve e sembra non avere lunga vita. Nato come partito di Bersani-D’Alema è passato a partito dei presidenti. Infatti, dopo Piero Grasso che sembra aver messo i remi in barca, avendo già capito che il suo progetto è abortito prima di nascere, ora arriva la Boldrini che vuole conquistarsi la scena tentando di rimettere assieme i cocci che in questi decenni sono rimasti con un semplice appello. “Il mio viaggio continuerà e sono convinta che saremo in tante e tanti”, diceva al battesimo di LeU. Ma i numeri, almeno oggi, non sono dalla sua parte. Un altro recente tentativo per ridare vita a un nuovo Ulivo, è stato fatto l’estate scorsa. A dire il vero, il progetto mirava a un piccolo Ulivo. Le prime mosse sono state fatte in piazza Santi Apostoli, teatro delle vittorie di Romano Prodi, dove si è celebrato il ritorno della sinistra salottiera e intellettuale. Quella milanese doc, rappresentata da Gad Lerner che dopo decenni ha capito che la sinistra è un bluff e quella romana un po’ più popolare di Claudio Amendola e Sabrina Ferilli. Con Giuliano Pisapia in veste di conduttore. Oggi, di quel progetto, non c’è più nessuna traccia.

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