La citofonata di Salvini diventa un caso, per Tunisia “provocazione”. Leader Lega, lotta droga unisca

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22 gennaio 2020

La ricerca di Matteo Salvini, tra i citofoni dalla periferia di Bologna, dello “spacciatore tunisino”, indicato da una signora che ha perso il figlio per overdose, ha suscitato la protesta diplomatica del Paese nordafricano. E, all’indomani del tour del segretario leghista nel rione del Pilastro, dove ha suonato alcuni citofoni cercando un uomo e suo figlio tunisini indicati con nome e cognome, e’ emerso che l’auto della donna che lo accompagnava e’ stata danneggiata. La vettura e’ stata trovata stamane con il parabrezza scheggiato e i vetri laterali rotti: probabilmente colpita da un sasso. Mentre il ragazzo, nato in Italia, e il padre di origine tunisina, a cui Salvini ha citofonato, hanno contattato un avvocato per un’eventuale tutela legale. Sul fronte politico, il gesto di Salvini e’ stato criticato da Pd e M5s, con Nicola Zingaretti che lo ha definito “spregiudicato”. Ma e’ il fronte diplomatico quello piu’ ‘caldo’. L’ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui, ha espresso “costernazione” per quella che ha definito una “imbarazzante condotta di un senatore della Repubblica italiana”.

E’ una “provocazione senza alcun rispetto di un domicilio privato”, ha commentato, citando le sue parole contenute in una lettera inviata alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Sinaoui ha infine sottolineato che e’ “stata illegittimamente diffamata una famiglia tunisina”, e ha voluto precisare che tra Italia e Tunisia “ci sono ottimi rapporti in ogni settore”. Il vicepresidente del Parlamento di Tunisi, Osama Sghaier, in un’intervista a Radio Capital, aveva gia’ definito quello di Salvini “un atteggiamento razzista e vergognoso, che mina i rapporti tra Italia e Tunisia”. “Salvini e’ un irresponsabile”, aveva attaccato, “perche’ non e’ la prima volta che prende atteggiamenti vergognosi nei confronti della popolazione tunisina. Lui continua a essere razzista e mina le relazioni che ci sono tra la popolazione italiana e la nostra. I nostri paesi hanno ottimi rapporti. I tunisini in Italia pagano le tasse e quelle tasse servono anche a pagare lo stipendio di Salvini. Dunque, si tratta di un gesto puramente razzista”.

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Il riferimento e’ a quanto l’allora ministro dell’Interno, nell’estate del 2018, disse che la Tunisia esportava “galeotti”. Immediata la replica di Salvini. “Il vicepresidente del Parlamento tunisino mi accusa di razzismo? Io ho raccolto il grido di dolore di una mamma coraggio che ha perso il figlio per droga”, si e’ difeso, “un atto di riconoscenza che dovremmo far tutti: la lotta a spacciatori e stupefacenti dovrebbe unire e non dividere”. “Tolleranza zero contro droga e spacciatori di morte: per noi e’ una priorita’. In Emilia Romagna e in tutta Italia ci sono immigrati per bene, che si sono integrati e che rispettano le leggi. Ma chi spaccia droga e’ un problema per tutti: che sia straniero o italiano non fa nessuna differenza”, ha aggiunto. “In galera in questo momento ci sono piu’ di duemila tunisini, quelli sono duemila delinquenti tunisini. In questo momento nelle fabbriche, nei negozi italiani ci sono altre migliaia di tunisini che stanno lavorando, quelli sono cittadini per bene”, ha poi precisato nel corso di una diretta Facebook. “La droga – ha affermato – . uccide, la droga fa male, la droga dovrebbe unire e non mi interessa se gli spacciatori sono italiani, tunisini, gli spacciatori vanno messi in galera. L’Italia e’ piena di immigrati per bene. Lo dico a qualche politico di sinistra e a qualche Ong di sinistra che in Tunisia fa i soldi grazie all’immigrazione, grazie al traffico di esseri umani. Il problema non sono i tunisini, gli italiani, i milanesi, gli americani, i nigeriani, il problema sono i delinquenti e non si distinguono per il colore della pelle, per etnia, per razza”.

Il gesto di Salvini e’ stato condannato dal ministro dem delle Infrastrutture, Paola De Micheli. “Mi sembra molto chiaro che Salvini vuole trasformare gli emiliano-romagnoli in sudditi. Noi siamo cittadini liberi. Quello che abbiamo fatto nella nostra Regione, nella nostra vita ce lo siamo conquistati col sudore della nostra fronte, giorno per giorno, con la nostra serieta’. Anche con un rapporto molto sereno nei confronti delle istituzioni e del partito che ha guidato questa Regione”, ha sostenuto. “Tutti i comportamenti di questi giorni, di queste ore, la violenza delle sue parole portano a un obiettivo chiaro: quello di trasformare gli emiliano-romagnoli in sudditi. Noi non siamo sudditi di nessuno e credo che la reazione che ci sara’ domenica sara’ evidente”. “Una signora oggi al mercato: ‘Bonaccini, se mi suona il campanello le offro un caffe””, ha scritto invece su Facebook Stefano Bonaccini, governatore dem dell’Emilia-Romagna, in corsa per la riconferma.

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“Lasciamo agli altri l’odio, l’astio e la rabbia. Noi siamo diversi”. Dal M5s il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha parlato di gesto “da codardo” che “ricorda i momenti piu’ bui dello squadrismo fascista”, un “atto grave, che mina alle fondamenta la nostra democrazia ed i valori del vivere civile”. “Salvini va a suonare al citofono a favor di telecamere, ma non ha avuto il tempo o forse il coraggio di presentarsi in commissione Antimafia”, ha lamentato. Mentre si segnala la provocazione del consigliere lombardo del M5s, Marco Degli Angeli, che si e’ presentato in via Bellerio 41 a Milano, al quartier generale della Lega, e ha suonato al citofono per chiedere conto dei 49 milioni di euro che il partito ha incassato illecitamente dal 2008 al 2010. “Ovviamente e’ una provocazione: non si risolvono i problemi degli italiani suonando ai citofoni. Mi aspettavo pero’ che mi aprissero: avrei sollecitato il partito a fare massima chiarezza su questa vicenda che ha danneggiato tutti i cittadini”, ha detto Degli Angeli.

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