La Fiorentina ai figli di Rocco: Giuseppe Commisso nuovo presidente

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Rocco Commisso

La Fiorentina ha un nuovo presidente. Giuseppe Commisso, figlio di Rocco scomparso lo scorso 16 gennaio, è stato nominato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nel corso di una riunione che ha tracciato la linea di continuità nella governance del club. Alla guida della società viola, il quarantatreenne imprenditore subentra al padre, colosso dell’industria italo-americana che nel 2019 rilevò la squadra dalla famiglia Della Valle. La transizione avviene nel segno della stabilità: confermati Mark Stephan come amministratore delegato e Alessandro Ferrari direttore generale. Il CdA si è allargato accogliendo anche Catherine Commisso, madre di Giuseppe, simbolo del legame familiare indelebile con le sorti del club.

La nomina non giunge come una sorpresa, ma come l’esito naturale di un percorso avviato da tempo. Giuseppe Commisso, da anni inserito negli organi di controllo della società, conosce a fondo meccanismi e progetti. La sua prima dichiarazione da presidente è un chiaro manifesto di intenti: rispetto dell’eredità paterna e prosecuzione della rotta tracciata. “È per me un grande onore”, ha esordito, riconoscendo nel lavoro della dirigenza attuale “un elemento fondamentale per il presente e il futuro del Club”. Un ringraziamento speciale è andato alla madre, la cui presenza in consiglio “riflette la continuità dell’impegno della nostra famiglia”. Parole che disegnano un orizzonte di coesione, lontano da scossoni.

La sfida tra eredità familiare e ambizioni sportive

Il compito che attende il nuovo presidente è duplice e impegnativo. Da un lato, c’è la gestione emotiva e simbolica del passaggio, il mantenere viva la “visione” di Rocco Commisso, uomo dal carattere forte e dal legame viscerale con Firenze. Dall’altro, ci sono le concrete sfide di mercato e di campionato per una squadra che, sotto la gestione del padre, ha ritrovato solidità economica e un’identità di gioco riconoscibile, pur senza ancora centrare l’obiettivo di un trofeo o di un ritorno stabile in Europa. La conferma di Stephan e Ferrari garantisce che non ci sarà uno stravolgimento del modello di gestione sportiva e finanziaria che ha sanato i bilanci.

Proprio questa continuità manageriale è indicata dagli osservatori come il punto di forza della transizione. Mark Stephan, stretto collaboratore di Rocco Commisso fin dall’epoca della holding Mediacom, è l’architetto della ripresa finanziaria. Alessandro Ferrari è il regista dell’area sportiva, artefice di un mercato spesso oculato. La sinergia tra i due dovrà ora proseguire con il nuovo presidente, il quale dovrà trovare il suo spazio senza interferire con macchine già collaudate. La sfida sarà sostenere le ambizioni sportive con le necessarie risorse, nel rigido perimetro della sostenibilità economica, principio cardine dell’era Commisso.

Il futuro in campo e il legame con la città

Lo scenario immediato è quello della prossima sessione di calciomercato estivo e della costruzione della squadra per la prossima stagione. L’obiettivo rimane quello di competere per i piani alti della classifica e tornare a disputare coppe europee con maggiore regolarità. Il tecnico Vincenzo Italiano, il cui contratto in scadenza nel 2025 è un altro nodo da sciogliere, rappresenta un tassello cruciale di questa progettualità. La sua filosofia di gioco ha ridato smalto e identità al progetto, diventando un punto di riferimento per tifosi e giocatori. La capacità di trattenere l’allenatore e di potenziare ulteriormente la rosa saranno i primi banchi di prova concreti per la nuova presidenza.

Ma la Fiorentina, per la famiglia Commisso, non è mai stata solo una società di calcio. È stato un progetto di cuore, di radicamento nella comunità. Rocco lo aveva chiaro, e suo figlio Giuseppe ha già fatto intendere di voler percorrere la stessa strada. “Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il club, nel pieno rispetto dei suoi valori, della sua storia e del legame con la città e i suoi tifosi”, ha promesso. Un legame che passa anche per il progetto del nuovo stadio, sogno mai realizzato del padre e ora divenuto un’eredità morale da perseguire con pragmatismo. Il testimone è passato. Ora si corre la stessa corsa, con lo stesso stemma sul petto.