La Lincoln resta a distanza. Fumata bianca tra diplomatici Usa e Iran

AbrahamLincolnUsa-984704

portaerei USS Abraham Lincoln

Una telefonata segreta tra i ministri degli Esteri ha aperto una via d’uscita alla crisi che sembrava precipitare verso lo scontro armato. Fonti diplomatiche confermano che Stati Uniti e Iran hanno avviato un canale diretto di comunicazione per disinnescare la tensione. L’obiettivo immediato è stabilizzare la regione, evitando qualsiasi azione che possa essere interpretata come una provocazione. Un passo indietro significativo rispetto ai timori di attacchi mirati ventilati nei giorni scorsi. La stessa portaerei USS Abraham Lincoln, che aveva solcato le acque del Golfo come monito, ha ricevuto l’ordine di rimanere in posizione di stazionamento a distanza di sicurezza.

La mossa alle spalle degli hardliner

La svolta è maturata in poche ore, lontano dai riflettori. A mediare tra le parti è stato il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq, che ha offerto la capitale Muscat per un vertice riservato. All’incontro, tenutosi ieri, hanno partecipato alti diplomatici americani e iraniani. Il quadro emerso è quello di due governi che, pur mantenendo posizioni lontanissime sui contenuti, hanno riconosciuto l’assoluta priorità di evitare un conflitto. “Nessuna delle due parti desidera la guerra. Tutti abbiamo visto cosa accadde con l’abbattimento del drone”, ha commentato una fonte dell’intelligence del Golfo, riferendosi all’episodio del giugno scorso che portò l’allora presidente Trump sull’orlo di un’azione militare.

Gli Emirati fanno da garante

L’annuncio ufficiale è arrivato dagli Emirati Arabi Uniti, che si sono offerti come garanti della de-escalation. “Accogliamo con favore l’avvio del dialogo diretto e ci impegniamo a facilitare ogni sforzo diplomatico per la pace e la stabilità”, ha dichiarato il ministero degli Esteri di Abu Dhabi. Anche l’Arabia Saudita, tradizionale rivale regionale di Teheran, ha sospeso il fiato. Fonti di Riad hanno comunicato alla stampa che il Regno “supporta ogni iniziativa che prevenga lo spargimento di sangue e l’instabilità”. Una posizione che segna un’inversione di tendenza dopo anni di scontro per procura, e che riflette la crescente stanchezza per una tensione permanente che ostacola i piani di sviluppo economico di tutta l’area.

I termini del “cessate-allarme”

L’intesa, ancora informale, si basa su una serie di misure reciproche e immediate. Gli Stati Uniti si impegnano a non inviare ulteriori forze militari offensive nella regione oltre quelle già dispiegate. L’Iran, dal canto suo, accetta di “congelare” qualsiasi attività percepita come provocatoria, incluso l’arricchimento di uranio oltre la soglia del 60% e l’addestramento di milizie alleate vicino ai confini di paesi del Golfo. La Lincoln rimarrà in zona, ma il suo gruppo da combattimento verrà ridistribuito in un pattern di pattugliamento ordinario, senza simulazioni di attacco. I caccia F-35 di recente arrivo torneranno nelle loro basi in Arabia Saudita e negli Emirati, mantenendo un profilo operativo di routine.

Il lungo percorso negoziale: si parte dalle questioni di sicurezza

Il dialogo appena avviato è solo il primo passo di un percorso che si annuncia lungo e tortuoso. Le delegazioni hanno concordato di istituire due gruppi di lavoro tecnici. Il primo si occuperà esclusivamente di questioni di sicurezza regionale immediata: navigazione nello Stretto di Hormuz, attività delle milizie in Iraq e Yemen, non proliferazione. Il secondo gruppo esaminerà, in una fase successiva, il nodo centrale del programma nucleare iraniano e delle sanzioni economiche americane. “È un approccio pragmatico”, spiega un diplomatico europeo coinvolto nelle consultazioni. “Si separano i dossier, si parte da ciò su cui si può trovare un’intesa per costruire fiducia, lasciando le questioni più spinte per dopo”.

Le reazioni interne: malumori a Washington, cauta speranza a Teheran

La notizia della trattativa segreta ha sollevato malumori negli ambienti più falchi del Congresso americano. Alcuni senatori repubblicani hanno già definito “un errore” qualsiasi concessione a Teheran senza contropartite sostanziali sul nucleare. Dall’altra parte, nella Repubblica Islamica, l’ala radicale delle Guardie Rivoluzionarie ha espresso scetticismo, temendo una trappola negoziale. Tuttavia, nella popolazione e tra la borghesia mercantile iraniana stremata dalla crisi economica, si respira un’aria di cauta speranza. I mercati hanno reagito positivamente, con il prezzo del petrolio che ha registrato un lieve calo dopo le notizie di distensione. La palla passa ora ai tecnici. La tregua delle parole è cominciata. Il vero negoziato deve ancora scrivere la sua prima pagina.