La matta del ghetto che sfidò i nazisti: Ramazzotti porta al cinema l’eroina dimenticata

Micaela Ramazzotti

Micaela Ramazzotti

Micaela Ramazzotti torna al cinema nei panni di Elena Di Porto, figura storica straordinaria del ghetto ebraico romano. Una donna che pagò con il confino e l’internamento il suo coraggio, ma non smise mai di lottare. Il film di Stefano Casertano arriva in sala il 29 gennaio, per raccontare cinque anni cruciali della storia italiana, dal 1938 al 1943, attraverso gli occhi di chi non accettò l’indifferenza.

Pantaloni, guantoni da boxe, stecca da biliardo. Elena Di Porto non assomigliava a nessuna donna della Roma di quegli anni. Nel ghetto la chiamavano “la matta”, perché sfuggiva a ogni convenzione, perché affrontava gli uomini a viso aperto, perché non chinava il capo davanti ai fascisti. Ma quella presunta follia nascondeva una lucidità rara: la capacità di vedere oltre, di proteggere chi aveva bisogno, di non voltarsi dall’altra parte quando la violenza bussava alle porte.

Una vita di lotta pagata con il confino

“Difendeva le persone, poi pagava”, ha spiegato Micaela Ramazzotti presentando il personaggio. Il confino, l’internamento a Santa Maria della Pietà, le umiliazioni del regime: Elena subì tutto questo, ma tornava sempre. Con il suo “ghigno”, come lo definisce l’attrice, con quell’aria allegra che disorientava i persecutori, con un’ironia che diventava arma di resistenza. Non si piegò mai, nemmeno quando l’Italia scivolò nell’abisso delle leggi razziali e dell’occupazione nazista.

La sua forza si manifestò soprattutto nell’autunno del 1943. Elena Di Porto fu tra le prime persone a scoprire i preparativi del rastrellamento del ghetto romano, previsto per il 16 ottobre. Una data che avrebbe segnato per sempre la memoria della comunità ebraica della capitale. Quella lungimiranza, quella capacità di prestare attenzione agli altri mentre tutti si chiudevano nella paura, la rese eroina silenziosa di una delle pagine più buie della storia italiana.

L’indifferenza, il nemico più pericoloso

“Elena non era indifferente”, ha sottolineato Ramazzotti. “In un clima di paura, di guerra, lei non era indifferente a ciò che accadeva”. Parole che risuonano oggi con particolare intensità. L’attrice ricorda che “l’indifferenza è una delle cose più brutte che può abitare l’essere umano”. Elena pagò il prezzo della sua attenzione, del suo rifiuto di accettare l’inaccettabile, ma entrò nella Resistenza senza esitazioni, continuando a lottare fino all’ultimo.

Il film di Casertano restituisce dignità a una figura rimasta troppo a lungo nell’ombra. Elena Di Porto rappresenta tutte quelle donne che, fuori dagli schemi imposti dalla società e dal regime, scelsero la ribellione come unica risposta possibile. La sua storia ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di agire nonostante essa.