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La nazionale di calcio femminile sfida le tradizioni in Palestina

La nazionale di calcio femminile della Palestina sta perdendo 6 a 0 contro la Thailandia. Ma il risultato conta poco per la capitana, Claudie Salameh, “fiera” delle sue compagne di squadra che hanno sfidato le tradizioni e gli ostacoli per entrare in campo. “Giocare a calcio in Palestina è una grande sfida per le donne. E’ una sfida partecipare agli incontri internazionali ed è anche una sfida per il nostro paese, il calcio femminile non è ben visto. In Palestina è considerato uno sport maschile”. Il calcio femminile palestinese ha meno di 10 anni. Non mancano le fan, come Riham al-Moghrabi, che è venuta da Gerico a mostrare il suo sostegno: “Giocare a calcio in quanto donna palestinese non è un’onta, non è vietato dalla religione. E’ una forza, un desiderio, un regalo per le donne e ciò può essere utile per loro e per tutto il paese”.

Il presidente della Federazione palestinese di calcio Jibril Rajoub: “Lavoriamo per includere tutto, dalla creazione di un sistema organizzato, in particolare la formazione delle giocatrici e delle allenatrici, all’applicazione delle regole e all’organizzazione di un club per le donne, che rappresenti la metà della società per permettere loro di partecipare a questa rivoluzione sportiva”. Hanadi Nasser Eddine, incaricata del calcio femminile presso la Federazione palestinese: “Sviluppiamo il calcio femminile in Palestina nonostante le condizioni. Ci sono molti ostacoli come le tradizioni. E le ragazze che giocano a calcio smettono di giocare dopo essersi sposate”. Le altre squadre di questo girone per la Coppa d’Asia 2018, Thailandia e Cina, si conoscono e si allenano da tempo. Prima di questo match della fase qualificativa contro la Thailandia le figlie con la maglia rossa della Palestina non avevano mai giocato insieme e hanno avuto appena 20 giorni per conoscersi. Le giocatrici della nazionale palestinese arrivano per lo più dalla Cisgiordania o da comunità arabe d’Israele.

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