La Sicilia truffata per 175 milioni di euro

28 luglio 2014

Nell’ambito di un’inchiesta per truffa alla Regione siciliana, il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per 104 milioni di euro a carico della Banca d’affari giapponese Nomura international. Indagati quattro manager dell’Istituto e tre professionisti palermitani, ai quali sono stati sequestrati beni immobili, titoli e disponibilita’ finanziarie in Sardegna, Sicilia, Toscana, Lombardia, Lazio e Liguria. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, su richiesta dei pubblici ministeri Daniele Paci e Sergio Demontis, coordinati dal procuratore Francesco Messineo e dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci.

I quattro manager indagati della sede londinese di Nomura sono: Armando Vallini, Andrea Giordani, Stefano Ghersi e Arturo De Visdomini; questi invece i nomi dei tre professionisti palermitani: Fulvio Reina e Marcello Massinelli, titolari della societa’ di intermediazioni LM Consulting, e Marco Modica De Mohac, presidente del Consorzio aziende sanitarie siciliane. Le Fiamme gialle, hanno proceduto ad eseguire nel capoluogo siciliano ma anche a Milano, Roma, Genova, Nuoro, Sassari, Grosseto ed Agrigento, il sequestro di 54 beni immobili e mobili registrati, quote societarie detenute in 13 societa’, disponibilita’ finanziarie e crediti finanziari, per un valore complessivo esattamente di 104.534.414 euro, per l’appunto, nei confronti dei responsabili obbligati in solido.

Gli investigatori avrebbero accertato la presunta responsabilita’ amministrativa della Banca d’affari giapponese Nomura per i reati di truffa posti in essere da propri funzionari e dirigenti, reato che ha cagionato alla Regione Siciliana un danno che puo’ stimarsi intorno ai 175 milioni di euro. La truffa, secondo le Fiamme gialle, sarebbe stata realizzata ricorrendo ad artifici e raggiri posti in essere attraverso un’operazione di cartolarizzazione dei crediti sanitari e di tre complesse operazioni di finanza derivata. L’inchiesta trae origine dall’operazione di cessione dei crediti sanitari per circa 630 milioni di euro vantati dalle strutture sanitarie siciliane nei confronti della Regione Siciliana. Nella prima fase dell’inchiesta, le Fiamme Gialle palermitane hanno dapprima esaminato la vicenda della cartolarizzazione dei crediti vantati da diversi operatori sanitari (Asl e strutture ospedaliere siciliane) verso la Regione per forniture risalenti agli anni 1995, 1997 e 1998.

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L’operazione, in concreto, si e’ realizzata, a partire dal 2002, attraverso la cessione dei crediti da parte dei creditori originari – confluiti nel “Consorzio Aziende Sanitarie Siciliane Srl” – in favore della societa’ “Crediti Sanitari Regione Sicilia (C.S.R.S.) srl” di Milano (cosiddetto “societa’ veicolo”), emanazione della banca avente sede legale a Londra. Nell’ambito del contratto stipulato tra i soggetti privati sarebbe stato stabilito un tasso di interesse, assai oneroso rispetto alle condizioni di mercato, che la Regione Siciliana si sarebbe impegnata a pagare alla societa’ cessionaria del credito.

Le indagini sarebbero solo all’inizio come afferma lo stesso procuratore di Palermo, Francesco Messineo. . “Le indagini non le consideriamo concluse con le operazioni di oggi – dice il Procuratore -. Ci siamo posti il problema se la Regione e’ solo parte offesa o se ci siano comportamenti non lineari da parte di chi avrebbe dovuto vigilare, mostrare attenzione e respingere questo tipo di comportamenti e non lo ha fatto”.

La responsabilita’ degli indagati risiede, secondo gli investigatori, nell’avere “maliziosamente taciuto circostanze rilevanti circa il contenuto dei contratti tali da indurre in errore i funzionari della Regione circa la convenienza economica dell’operazione”. I riscontri investigativi, sviluppati anche attraverso l’attivazione di rogatorie internazionali, hanno accertato che una parte dei profitti illeciti sarebbe stata destinata da Nomura a due societa’ off-shore, con sede in Irlanda e nelle Isole Vergini Britanniche, riconducibili a due procacciatori d’affari palermitani. In forza di tale contratto, i due professionisti avrebbero percepito, anche attraverso corresponsioni estero su estero, circa 20 milioni di euro. Dall’analisi dei flussi finanziari le Fiamme Gialle hanno rilevato che una quota dei profitti sarebbe stata accreditata presso banche situate in Svizzera per essere poi recapitati ai diretti interessati. Le indagini tuttora in corso sono finalizzate anche ad individuare le eventuali illecite dazioni di denaro in favore dei referenti politici che hanno consentito la conclusione di tre contratti.

I professionisti sono stati denunciati per concorso in truffa, oltre che per evasione fiscale internazionale, essendosi avvalsi di societa’ interposte per sottrarre all’imposizione dello Stato italiano gli ingenti compensi incamerati dalla banca d’affari. Sulla base del complesso quadro indiziario, al fine di impedire l’aggravarsi delle conseguenze dannose dei reati accertati, tenuto conto che il 27 giugno 2014 la Regione Siciliana avrebbe dovuto effettuare il pagamento di una rata semestrale dell’importo di 6.900.000 euro in favore della Banca d’affari Giapponese – pagamento relativo all’esecuzione di uno dei contratti oggetto d’indagine – in data 26 giugno, la Procura ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza eseguito nella stessa data dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo.

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