La Spagna verso un nuovo governo, ma resta incognita su strappo Partito socialista operaio

La Spagna verso un nuovo governo, ma resta incognita su strappo Partito socialista operaio
24 ottobre 2016

La Spagna esce dallo stallo. Forse. A quasi un anno dal voto di dicembre 2015 e dopo quattro mesi dalle ultime elezioni politiche del 26 giugno, Madrid potrebbe avere di nuovo un governo, probabilmente la prima settimana di novembre. Il re Felipe VI (foto)ha avviato le consultazioni questa mattina iniziando dai partiti piu’ piccoli e quasi certamente gia’ domani, dopo aver sentito i big, dara’ l’incarico esplorativo al leader del Partito Popolare e attuale primo ministro, Mariano Rajoy. La svolta e’ arrivata ieri durante una drammatica riunione del Comitato federale del partito socialista, che ha votato a larga maggioranza la risoluzione con cui il Psoe dara’ di fatto via libera al governo a guida popolare, astenendosi al voto di fiducia e consentendo a Rajoy di varare un esecutivo di minoranza. “Una decisione importante e molto ragionevole”, e’ stato il commento del leader del Pp, secondo cui nel documento approvato dal vertice del Psoe “ci sono cose buone di cui si potra’ discutere in futuro”. La prospettiva di un governo dopo 300 giorni di incertezza e di interim ha dato fiato alla borsa di Madrid, che oggi cresce a velocita’ doppia rispetto agli indici delle altre piazze azionarie europee.

I tempi sono strettissimi. Rajoy si presentera’ in Parlamento prima del 31 ottobre, data limite entro la quale senza un nuovo governo e’ prevista la convocazione di nuove elezioni a dicembre. Il pericolo delle terze elezioni generali nel giro di un anno pare sventato, ma la paralisi politica piu’ lunga della recente storia spagnola ha lasciato non poche macerie nel campo socialista. Lasciando un’ incognita pesante sull’esito del passaggio parlamentare. Il Psoe, che nella tornata elettorale di dicembre ha registrato il risultato peggiore della sua storia, e’ spaccato. Le lotte intestine e il braccio di ferro nel gruppo dirigente sul via libera al governo Rajoy, hanno portato ad un vero e proprio colpo di mano senza precedenti il primo ottobre scorso, quando il segretario generale Pedro Sanchez, da sempre contrario ad un accordo con il Partito Popolare, e’ stato costretto alle dimissioni e sostituito da Javier Fernandez. Il dibattito nel Comitato federale di ieri restituisce perfettamente il senso della rottura: la risoluzione finale e’ stata approvata con 139 voti a favore e 96 contrari, non proprio una maggioranza schiacciante. Dopo le prime quattro ore di dibattito e 54 interventi, nella prima votazione era prevalsa la linea di sempre, ovvero ‘no’ secco alle politiche del Pp e ‘no’ a Mariano Rajoy. Solo dopo, grazie a una seconda votazione, “per sbloccare la situazione istituzionale eccezionale”, il partito ha deciso per l’astensione nonostante la maggioranza degli interventi fossero a favore del ‘no’ (31 su 54). Il senso di responsabilita’ ha prevalso, ma lo spettro dello strappo e’ dietro l’angolo. L’incognita adesso e’ quella della tenuta del gruppo parlamentare: non tutti gli 85 deputati che siedono nelle Cortes di Madrid seguiranno l’ordine di scuderia e si asterranno al momento del voto di fiducia.

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Il primo campanello di allarme arriva dai sette deputati socialisti catalani: “Non non ubbidiremo e siamo pronti ad assumerci le conseguenze”, ha detto il segretario del Psoe in Catalogna, Miquel Iceta. Ai catalani potrebbero sommarsi altri dissidenti, considerato che il clima nel Psoe e’ tesissimo. Bastano 11 voti in dissenso per far saltare i piani. La ‘resa’ a Rajoy e’ vissuta da molti come un dramma all’interno del partito, il timore e’ lo smottamento a sinistra a favore di ‘Podemos’, la formazione di Pablo Iglesias nata dalla protesta degli ‘Indignados’, che conta 71 deputati, ma che soprattutto si presenta come la “vera alternativa” all’intesa consociativa tra socialisti e popolari e punta all’egemonia dell’opposizione. Il numero uno del Psoe, Javier Fernandez, sara’ ricevuto dal re domani alla Zarzuela, per comunicare la posizione ufficiale del partito. Le prossime ore di trattative saranno decisive, molti nel partito, tra cui lo storico dirigente Juan Carlos Rodriguez Ibarra, spingono per dare un ultimatum ai catalani: ‘astenersi o uscire’. Una volta ottenuto l’incarico esplorativo, la presidenza della Camera convochera’ la seduta in cui Rajoy esporra’ il suo programma e chiedera’ la fiducia del Parlamento, presumibilmente gia’ sabato o domenica. In ogni caso, se anche i popolari dovessero riuscire a passare l’esame delle Camere, Rajoy guidera’ un esecutivo di minoranza. Il cammino del governo sara’ decisamente complicato (“sara’ una legislatura da infarto”, titola La Vanguardia) e difficilmente riuscira’ a far uscire la Spagna dalle secche di una crisi economica che ancora morde, con una disoccupazione al 20%. Negoziare ogni provvedimento ogni giorno e con chiunque sara’ la cifra del suo mandato.

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