Politica

La svolta Usa: Israele riduca violenza. Tel Aviv: guerra sarà lunga

Il conflitto in corso tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza sembra destinato a continuare per un periodo prolungato, secondo le affermazioni delle autorità israeliane. Nel frattempo, gli Stati Uniti proseguono l’inversione di marcia, intensificando gli appelli per ridurre la violenza e proteggere i civili, esprimendo anche la necessità di coinvolgere maggiormente l’Autorità Palestinese nella gestione del territorio alla fine del conflitto.

Nel corso di una recente visita in Israele, è stato lo stesso inviato statunitense Jake Sullivan a sollecitare il governo israeliano affinché, al termine delle ostilità, restituisca il controllo della Striscia di Gaza ai palestinesi. Tuttavia, oggi, 15 dicembre, sono stati segnalati nuovi bombardamenti israeliani nel nord della Striscia e a Khan Yunis, città nel sud, causando un numero imprecisato ma significativo di vittime, secondo quanto riportato dal ministero della salute di Hamas. Bakr Abu Hajjaj, un residente della zona, ha raccontato di un’esplosione devastante che ha provocato il crollo di vari edifici e molti feriti.

 

 

Le cifre sulle perdite umane e la devastazione in entrambi i territori sono sconvolgenti: le autorità di Hamas affermano che l’offensiva israeliana ha causato la morte di oltre 18.000 persone, mentre l’attacco di Hamas del 7 ottobre ha provocato circa 1.200 vittime in Israele. L’esercito israeliano riporta la morte di 119 soldati dall’inizio dell’offensiva terrestre il 27 ottobre. Il quadro umanitario è altrettanto allarmante: secondo le Nazioni Unite, circa l’85% della popolazione totale della Striscia di Gaza, pari a 1,9 milioni di persone, ha lasciato le proprie case a causa del conflitto. La crisi umanitaria è in crescita, come confermato da Philippe Lazzarini, direttore dell’Unrwa, che descrive una popolazione disperata, affamata e terrorizzata. L’interruzione delle telecomunicazioni il 15 dicembre ha ulteriormente isolato questa regione già sotto assedio israeliano dal 9 ottobre.

 

 

Dunque, le richieste di Washington sono state chiare: una riduzione dell’intensità dell’offensiva e un maggiore impegno per proteggere i civili palestinesi. L’amministrazione Biden, in un notevole cambiamento di tono rispetto alle prime fasi del conflitto, ha aumentato in questi ultimi giorni le critiche alla gestione israeliana della guerra, definendo i bombardamenti indiscriminati una minaccia al sostegno internazionale per Israele. Queste posizioni rappresentano una novità significativa, dato che gli Stati Uniti sono un alleato storico di Israele. Le richieste degli Stati Uniti sembrano mirare a una gestione più mirata del conflitto, enfatizzando la protezione dei civili palestinesi. Tuttavia, mentre gli Stati Uniti sollecitano una fine rapida del conflitto e una maggiore partecipazione dell’Autorità Palestinese, il ministro della difesa israeliano, Yoav Gallant, ha dichiarato che la guerra con Hamas “durerà alcuni mesi”, sottolineando le sfide legate alle infrastrutture sotterranee di Hamas.

 

 

La differenza di visione tra Stati Uniti e Israele sul futuro della Striscia di Gaza è evidente: mentre l’amministrazione Biden auspica un coinvolgimento dell’Autorità Palestinese, Netanyahu ha ribadito il controllo militare israeliano sulla regione. Le posizioni divergenti sul futuro e la gestione della Striscia di Gaza mettono in luce una crescente frattura tra le due nazioni. Con le pressioni internazionali che si intensificano e la crescente disapprovazione all’interno degli Stati Uniti verso l’intervento israeliano, resta da vedere se una soluzione pacifica e condivisa possa emergere prima che la situazione umanitaria peggiori ulteriormente, gettando luce sul futuro incerto della regione.

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