“L’unico pericolo per il governo è l’opposizione giudiziaria”

“L’unico pericolo per il governo è l’opposizione giudiziaria”
Guido Crosetto
27 novembre 2023

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sollevato una vivace polemica dichiarando che l’unico pericolo per la stabilità del governo di Giorgia Meloni è rappresentato dall’opposizione giudiziaria. Utilizzando un linguaggio che rievoca l’epoca di Silvio Berlusconi, Crosetto ha accusato la magistratura di tramare contro l’esecutivo, menzionando presunte riunioni organizzate da una specifica corrente di toghe per contrastare la sua maggioranza. Queste parole, pronunciate al termine di un’intervista sul Corriere della Sera riguardante la politica estera e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), hanno inevitabilmente scatenato una forte reazione.

Le sue dichiarazioni hanno suscitato repliche sia da rappresentanti del sindacato della magistratura, che lo hanno accusato di riferire eventi privi di fondamento, sia da esponenti dell’opposizione politica, che ritengono che il ministro stia formulando minacce velate verso il mondo giudiziario. Dopo il suo ritorno da Gerusalemme, dove ha incontrato il suo omologo israeliano Yoav Gallant, Crosetto ha parlato del ruolo dell’Italia nella liberazione degli ostaggi e nella pausa umanitaria, sottolineando il riconoscimento internazionale ottenuto dal Paese grazie alla sua capacità di discernere e di essere un attore neutrale in situazioni conflittuali, come quella tra Israele e Hamas. Successivamente, in risposta a una domanda sulla continuità del governo Meloni, il ministro ha individuato nell’opposizione giudiziaria l’unico grande pericolo, menzionando presunte riunioni di una corrente di magistrati mirate a fermare ciò che ritengono essere una deriva antidemocratica attribuita a Meloni.

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La replica delle toghe

 

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha reagito prontamente, definendo le affermazioni di Crosetto “fake news” e senza alcun fondamento, evidenziando il danno causato alle istituzioni. Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, ha sottolineato che queste dichiarazioni costituiscono un attacco all’impianto istituzionale dell’Italia e coinvolgono l’intero Paese. In replica, Ciccio Zaccaro, segretario di Area, ha rassicurato Crosetto affermando che le associazioni dei magistrati non organizzano riunioni segrete e non supportano un governo piuttosto che un altro, partecipando invece al dibattito pubblico sui diritti e non delegittimando altre istituzioni repubblicane.

Crosetto ha risposto alle critiche, esprimendo sorpresa per l’indignazione suscitata dalle sue dichiarazioni, ribadendo che non ha minacciato né delegittimato alcuno. Ha invece evidenziato precedenti episodi nella storia italiana che coinvolgono una parte della magistratura, sottolineando la sua preoccupazione e la fiducia nella maggioranza della magistratura.

 

I casi Tortora, Mannino e Mori?

 

“Leggo commenti indignati di alcuni magistrati, come il Presidente dell`Anm Santalucia, che dice che loro ‘non fanno opposizione politica’, o dell`opposizione che sostiene che ‘minaccio’ i giudici – ha replicato Crosetto -. urioso e surreale. Intanto perché tutto ho fatto tranne che minacciare o delegittimare qualcuno. Ma poi, davvero, dopo i casi Tortora, Mannino, Mori e la storia di centinaia di persone dal 94 ad oggi, si può nascondere come si è comportata, nella storia italiana, una parte (non certo tutta, ripeto) della magistratura? Penso proprio di no. E lo dico proprio nell`interesse della Magistratura e di un idea di Giustizia in cui credo fermamente. E veramente dopo quanto ha raccontato (non e mai smentito) Palamara, qualcuno si stupisce di un mio passaggio, peraltro incidentale, in una lunga intervista che verteva su altro?”.

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Manifestando il desiderio di condividere le informazioni ricevute con la Commissione Antimafia o Copasir per valutarle, Crosetto ha espresso la sua fiducia nella riservatezza e nella verifica delle informazioni. La controversia tra il Ministro della Difesa e la magistratura italiana mette in evidenza le tensioni tra il governo Meloni e il sistema giudiziario, sollevando questioni fondamentali sul ruolo delle istituzioni e sul loro possibile impatto sul processo politico.

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