L’Arsenal travolge l’Inter: tre schiaffi a San Siro, nerazzurri fuori dal G8
(foto x.com/Inter)
Tre reti, tre sconfitte consecutive, e per la prima volta in questa Champions League l’Inter esce dalla zona che garantisce gli ottavi diretti. L’Arsenal di Arteta domina a San Siro e si impone 3-1 con una prestazione di forza e qualità, mantenendo il primato solitario nel girone a punteggio pieno. Gabriel Jesus decide il match con una doppietta, Gyokeres chiude i conti nel finale. Per la squadra di Chivu è la terza battuta d’arresto di fila dopo Atletico e Liverpool: ora la qualificazione diretta agli ottavi vacilla.
La partita parte su ritmi altissimi. L’Arsenal aggredisce subito, l’Inter fatica a trovare le misure. Bastano dieci minuti ai Gunners per passare in vantaggio: Gabriel Jesus anticipa tutti su un tiro di Timber, deviazione in estensione e palla in rete con la complicità di Luis Henrique che tiene in gioco il brasiliano. L’avvio ricorda i fantasmi della finale di Monaco, macchinoso e timido. Ma i nerazzurri hanno carattere. Al 18′ arriva il pareggio: Lautaro innesca l’azione, Barella calcia, sulla respinta si avventa Sucic che beffa Zubimendi con un destro preciso e teso. San Siro esplode, l’Inter c’è.
Difesa nerazzurra in bambola, Jesus punisce ancora su corner
L’equilibrio dura poco. Al 31′ l’Arsenal torna avanti sfruttando una delle sue specialità: il gol da calcio d’angolo. Schema collaudato, traversa colpita da Trossard, difesa interista immobile come un presepe fuori tempo massimo. Gabriel Jesus ne approfitta e insacca di testa da un passo. È il diciannovesimo gol stagionale dei londinesi su palla inattiva, Sommer e compagni restano fermi a guardare.
La banda di Chivu accusa il colpo ma non si arrende. Sucic corre a velocità mai viste, Luis Henrique sgroppa come Forrest Gump pur peccando in precisione, Lautaro lotta su ogni pallone. Dimarco si libera per un attimo dalla marcatura asfissiante di Saka e sfiora il pareggio prima dell’intervallo, ma Raya si salva con i riflessi. La ripresa si apre con l’Arsenal in controllo. Arteta gestisce, l’Inter prova a scuotersi ma fatica a creare pericoli concreti. Trossard sfiora il tris con una girata, Bastoni salva alla disperata su Saka.
Chivu inserisce Esposito al posto di un Lautaro non al top: l’attaccante si costruisce subito una girata di poco a lato. I nerazzurri ci credono, pressano, ma nel calcio la leggerezza si paga. All’84’ arriva la mazzata definitiva: Sucic e Frattesi commettono un errore madornale in fase di impostazione, Gyokeres parte in contropiede e chiude qualsiasi velleità interista. Il tridente offensivo dell’Arsenal, costato complessivamente oltre duecento milioni tra cartellini e ingaggi, ha fatto la differenza. San Siro applaude gli inglesi, fischia i nerazzurri.
Tabù scontri diretti e assenze pesanti: ora servono i playoff
Il tabù degli scontri diretti con le big europee continua a pesare come un macigno. L’Inter non vince mai quando conta davvero, né in campionato né in Europa. Le assenze di Dumfries e Calhanoglu si sono fatte sentire, ma sarebbe riduttivo limitare l’analisi a questo. La differenza tra le due rose è evidente: il monte ingaggi dell’Arsenal è quasi il doppio di quello nerazzurro, la panchina di Arteta trabocca di gioielli pronti all’uso. Gyokeres è costato settantatré milioni e l’allenatore spagnolo può permettersi di tenerlo in panchina per oltre un’ora. L’Inter invece deve stringere i denti e affidarsi al cuore, che da solo non basta quando di fronte hai la migliore squadra d’Europa.
Ora la matematica è crudele. L’Inter è nona in classifica con dodici punti, fuori dalla zona che garantisce gli ottavi diretti. Martedì prossimo la trasferta di Dortmund diventa decisiva: serve una vittoria per sperare ancora nel G8, altrimenti saranno playoff. E nessuno, questo è certo, sarà felice di affrontare i nerazzurri agli spareggi. Ma la sensazione è che questa Inter, pur combattiva e mai doma, paghi un gap strutturale con le grandi d’Europa. L’Arsenal vola a ventuno punti, sette vittorie su sette, primato blindato. Per Chivu e i suoi ragazzi resta solo l’amarezza di un’occasione sprecata e la consapevolezza che la strada per la gloria passa attraverso ostacoli sempre più alti.
