Le debacle della Nazionale, la ricetta di Abodi: meno partite e più vivai

Andrea Abodi

Andrea Abodi

Il declino del calcio italiano ha radici profonde che affondano nella gestione dei vivai e in un’architettura federale divenuta obsoleta. Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, interviene sulla crisi del sistema calcio chiedendo una netta discontinuità rispetto al passato.

Non si tratta di un semplice avvicendamento di nomi, ma di una rivoluzione del modello che garantisca l’espressione del talento nazionale. La via indicata è quella di un commissariamento tecnico, unico strumento ritenuto idoneo a recidere i legami di un consenso che ha finora protetto l’immobilismo.

Fallimento di un modello sterile

L’analisi del Ministro parte dalla constatazione di un’incapacità produttiva che colpisce il cuore del movimento. “È quello che cercheremo di fare sempre di più, per quello che vogliamo non soltanto il cambio di un vertice, ma il cambio di un modello che evidentemente non ha prodotto soltanto tre mancate qualificazioni, ma non riesce più a far esprimere il talento italiano, soprattutto quello giovanile” spiega Abodi.

Il sistema regge fino alla soglia dei diciannove anni, per poi naufragare nel professionismo e nel confronto internazionale. “Lo facciamo fino agli under 19, già l’under 21 non si qualifica da quattro edizioni alle Olimpiadi e la dimostrazione appunto di un modello che non funziona quando cresce, quando compete con l’estero” aggiunge il Ministro.

La via del commissariamento

Per scardinare questo assetto, la politica guarda con favore a un intervento d’urgenza. “Io credo che sia opportuno un bel periodo di decantazione commissariale che è possibile e deve decretarlo il Coni, non può farlo la politica” sottolinea l’esponente del governo. L’obiettivo è semplificare i processi decisionali e operativi per introdurre riforme strutturali non più rinviabili.

“Sulla base di questo periodo dove una catena di controllo si accorcia mettere insieme le componenti e trova delle soluzioni compresa la riduzione delle partite” precisa Abodi. Il richiamo alla responsabilità è esteso a tutto l’organismo dirigente della Figc: “Il consiglio federale deve fare un esame di coscienza perché se ci riferiamo al presidente non possiamo non pensare che il presidente ha preso il 98% dei consensi e ha un consiglio federale compatto: l’assunzione di responsabilità è comune”.

Il paradosso dei vivai stranieri

Il punto più critico riguarda la composizione delle squadre giovanili, dove l’identità sportiva nazionale sembra essere scomparsa. “C’è una squadra che ha vinto il campionato italiano Primavera, che dovrebbe essere la fabbrica dei talenti che ha vinto il campionato senza un italiano in campo” osserva amaramente il Ministro. Questo scenario impone un intervento che tuteli la crescita interna, anche attraverso una mediazione con le istituzioni comunitarie.

“Io credo che il numero degli italiani in campo possa, con l’aiuto dell’Europa, essere garantito quindi propongo che ci si metta subito, fatto il cambio al vertice federale, con le componenti per trovare una soluzione in questa direzione” conclude Abodi. L’imperativo è “fare tesoro dell’esperienza, di questa terza esperienza di bocciatura dal Mondiale” per evitare che il calcio italiano scivoli in un’irrilevanza definitiva.