Roberto Vannacci
L’atteso faccia a faccia tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci slitta ancora. Non prima di venerdì, più probabilmente tra sabato e lunedì della prossima settimana. Il generale è partito per Bruxelles, rientrerà giovedì con un impegno immediato a Mendrisio, venerdì sarà ad Abano per un appuntamento già in agenda da tempo. Il segretario leghista non sembra avere fretta di dare pubblicità al confronto. Le tensioni interne al Carroccio restano altissime e una soluzione della crisi appare lontana.
Al centro dello scontro c’è la questione del tesseramento per la Lega degli iscritti al Mondo al Contrario, l’associazione culturale vicina a Vannacci. “Ci avevano promesso che sarebbero potuti diventare militanti a pieno titolo nel giro di tre mesi, invece hanno tradito la promessa”, denunciano gli uomini vicini al generale europarlamentare. I numeri sono rilevanti: cinquemila iscritti, almeno la metà pronti a prendere la tessera del partito di via Bellerio. Ma qualcosa si è inceppato.
“Vogliono i nostri voti ma non riconoscono al generale agibilità politica”, è l’accusa che rimbalza dall’entourage di Vannacci. Il punto dolente riguarda gli spazi di manovra: il generale non può dire la sua, non può intervenire sulle nomine, si vorrebbe che partecipasse ai congressi senza avere la possibilità di far votare i suoi sostenitori. “Sembra fatto apposta per farglielo perdere, il congresso”, sostengono i suoi. Un tentativo di marginalizzarlo, insomma, di sterilizzarne il peso politico pur continuando a sfruttarne il consenso elettorale. Una contraddizione che gli uomini di Vannacci non sembrano più disposti ad accettare.
Il clima è rovente, ma l’asse Salvini-Vannacci reggerebbe ancora. “Non ci sono problemi tra Roberto e Matteo”, assicurano fonti vicine al generale. Il vero ostacolo sarebbe altrove: “Sono quelli che hanno paura di perdere potere sul territorio che cercano di bloccarlo”. Un riferimento nemmeno troppo velato ai dirigenti intermedi del partito, ai quadri locali che vedrebbero minacciati i propri equilibri dall’arrivo in massa di nuovi tesserati fedeli a Vannacci. Una guerra di posizione che rischia di spaccare la Lega proprio mentre il centrodestra governa il Paese.
La previsione degli uomini del generale è pessimista: “Mi pare difficile” trovare un accordo che eviti la rottura, ammette uno di loro. Intanto l’entourage di Vannacci cerca di confondere le acque sulle tempistiche di un possibile annuncio della scissione. “Non c’entra niente il direttivo del Mondo al Contrario convocato per il 16 febbraio. Il generale non ne fa neanche parte, non è iscritto”, precisano. E non c’entrerebbe nemmeno l’appuntamento di Montecatini a metà marzo, da settimane oggetto di un tam tam insistente sui social network: “È uno spettacolo in un teatro, non il lancio di un nuovo partito”, glissano le fonti vannacciane.
Strategia dilatoria o prudenza tattica? Difficile dirlo. Quel che è certo è che la situazione resta in bilico. L’incontro tra Salvini e Vannacci potrebbe essere decisivo, ma il rinvio continuo e l’assenza di segnali distensivi fanno pensare che il tempo stia lavorando contro la tenuta dell’alleanza. La Lega si trova di fronte a un bivio: integrare davvero il fenomeno Vannacci, con tutto il suo seguito, oppure rischiare di vederlo andare per la propria strada. Con conseguenze tutte da valutare sul già fragile equilibrio del centrodestra.