Legge elettorale, testo maggioranza a gennaio in Aula. E se crisi rispunta Rosatellum

Legge elettorale, testo maggioranza a gennaio in Aula. E se crisi rispunta Rosatellum
20 dicembre 2019

A meno di non andare a spaccare la maggioranza per assicurarsi i voti di una forza di centrodestra (Lega in primis), gli alleati di governo al momento faticano a trovare la quadra sulla legge elettorale. E sebbene i giallorossi si affrettino a dire che il confronto che si e’ svolto ieri con le opposizioni abbia offerto spunti di riflessione interessanti, che porteranno a breve a una decisione su quale dei due modelli presi in analisi scegliere (il simil spagnolo o lo sbarramento nazionale al 5%), in realta’ l’intesa e’ ancora lontana. Resta il niet dei renziani sul simil spagnolo, a cui si aggiunge il no secco di Forza Italia e di FdI, contraria a qualsiasi ipotesi di proporzionale (“siamo pronti a scatenare l’inferno”, e’ l’avvertimento), mentre si registra una apertura da parte dei leghisti – che viene accolta positivamente dai dem – ma purche’ si torni subito alle urne, e’ la conditio sine qua non. Ma resta intatta anche la contrarieta’ di Leu allo sbarramento al 5%. Come uscirne? Intanto, e’ ufficiale lo slittamento a inizi di gennaio della presentazione in Parlamento del testo di riforma della maggioranza. E servira’ almeno un altro vertice – non ancora convocato, ma dovrebbe tenersi da qui a Natale o subito dopo – per provare a raggiungere un accordo.

All’impasse interno ai giallorossi, a complicare il quadro, si aggiunge poi anche il tema del doppio referendum: quello sul taglio degli eletti e quello leghista sul maggioritario. Che, secondo la Lega, potrebbe avere piu’ chance di superare il vaglio della Consulta dopo l’annuncio delle 64 firme raggiunte al Senato. E qui si andrebbe a creare un intreccio ‘pericoloso’: perche’ si creerebbe il paradosso di avere una riforma elettorale in senso proporzionale all’esame delle Camere mentre i cittadini saranno chiamati nuovamente ad esprimersi a favore del maggioritario. E con il rischipo, in caso di crisi, di votare per 945 seggi a ridosso della consultazione popolare che dara’ efficacia al taglio. Inoltre, non va dimenticato nemmeno il fattore tempo: se infatti e’ vero che le firme raggiunte per chiedere il referendum costituzionale spostano in la’ l’entrata in vigore del taglio dei parlamentari allungando la cosiddetta finestra elettorale, e’ anche vero che difficilmente nel giro di pochi mesi, salvo che non si voglia procedere a colpi di maggioranza, le Camere riusciranno a dare alla luce una sistema di voto nuovo di zecca.

Per questo, alla fine, sia tra le forze di maggioranza che tra quelle di opposizione torna a riprendere piede, seppur rigorosamente lontano dai taccuini, l’ipotesi che, se voto anticipato dev’essere, allora sarebbe molto piu’ facile (e meno traumatico per tutti) andare a votare con il Rosatellum, debitamente corretto in senso proporzionale. Sarebbe la via piu’ veloce, viene osservato da fonti di maggioranza, perche’ si tratterebbe di andare a ritoccare una legge gia’ esistente, che avrebbe uno sbarramento al 3%, e che in fin dei conti non scontenterebbe nessuno. Sia le forze piu’ grandi che quelle piccole, a cui comunque verrebbe assicurata una tribuna, e’ il ragionamento. In tal senso risulta indicativa la simulazione fatta da Youtrend sul modello spagnolo applicato all’Italia, considerando anche il taglio degli eletti: quasi scontata la vittoria del centrodestra, con la Lega primo partito in Italia, mentre i ‘piccoli’ sarebbero falcidiati (Italia viva al Senato prenderebbe solo tre seggi). Insomma, il Rosatellum corretto potrebbe diventare il catalizzatore di diverse esigenze e, soprattutto, garantirebbe tempi rapidi. Fonti parlamentari dem non escludono a priori questa ipotesi.

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E nemmeno tra i renziani verrebbero innalzate barricate. In fondo, ragiona un pentastellato a Montecitorio, il Rosatellum senza uninominale garantirebbe a tutti di ‘pesare’ le proprie forze e decidere il da farsi, sul fronte alleanze, solo dopo le urne. Urne che continuano ad agitare i partiti di maggioranza, anche se ufficialmente tutti negano l’intenzione di voler staccare la spina prima del referendum sul taglio degli eletti che, sostiene ad esempio Matteo Renzi (tra i principali ‘indiziati’), “non cambia niente”. “Nel momento in cui si e’ approvata la riforma con una maggioranza importante, la si puo’ pensare come si vuole ma bisogna andare a votare quando la riforma sara’ attuata”, aggiunge. Il referendum preoccupa, invece, Silvio Berlusconi, perche’ significa “che non si potra’ andare a votare prima di sei mesi”. La legge elettorale non divide solo la maggioranza: anche nel centrodestra manca una linea unitaria, emersa plasticamente in occasione degli incontri di ieri con i giallorossi. Tanto che sia FI che FdI – che sospettano Salvini possa ‘inciuciare’ con alcune forze di maggioranza – invocano una proposta condivisa. E non e’ stata ben accolta l’apertura leghista al proporzionale, “non mi sembra Salvini abbia le idee chiare”, osserva Berlusconi.

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