Leone XIV ha superato nel pomeriggio, al Policlinico Gemelli di Roma, l’intervento per la rimozione di un nodulo al polmone: alle 19.49 la Sala Stampa vaticana ha comunicato che si è concluso “positivamente, nei tempi e nei modi previsti” e che il Papa è rientrato in stanza.
La nota della Sala Stampa si chiude con l’impegno a diffondere “ulteriori informazioni”. L’intervento è stato eseguito dall’équipe di chirurgia toracica diretta dal professor Stefano Margaritora. Il Pontefice ha 71 anni ed è al diciassettesimo mese di pontificato.
Ricovero e sala operatoria nello stesso giorno
Fino a poche ore prima dell’arrivo del Papa non era stato confermato che l’inizio della degenza coincidesse con l’ingresso in sala operatoria. È stata la Sala Stampa a rendere noti sia l’arrivo nel policlinico, intorno all’ora di pranzo, sia l’intervento fissato per il pomeriggio.
Leone XIV si è presentato al Gemelli poco dopo le 13. Ad attenderlo c’era una folla radunata fin dal mattino, che lo ha salutato con calore. Il Papa ha ricambiato e ha raggiunto a piedi l’ingresso principale, con il passo sostenuto di sempre e il volto sereno.
Lo accompagnavano i due segretari personali, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e don Marco Billeri, il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Petar Rajič, e il medico curante Luigi Carbone. All’ingresso lo hanno accolto i vertici del policlinico: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini e il direttore sanitario Andrea Cambieri.
Un’anomalia emersa dai controlli
Il nodulo è stato scoperto nel corso di controlli di routine, riferiscono fonti vaticane. Non sono stati quindi segnali spia sulle condizioni cliniche del Papa a far scattare l’allarme. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulla natura della lesione e sui tempi della degenza.
Domenica, all’Angelus in piazza San Pietro, era stato lo stesso Leone XIV a raccontare la malattia e l’imminente ricovero. Il nodulo, aveva spiegato, è stato “individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato”. I medici, aveva aggiunto, ritengono di dover intervenire perché la lesione è “circoscritta e ben localizzata”.
Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha dichiarato di essere fiducioso e ha osservato che “colpisce la sua serenità”. Gli impegni del Pontefice restano sospesi fino al 20 ottobre.
La vicinanza dell’Università Cattolica
Il rapporto tra il policlinico e l’ateneo ha prodotto un messaggio ufficiale. La rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, ha espresso al Papa, a nome della comunità accademica, “la nostra affettuosa vicinanza”. La rettrice ha ricordato il legame con la Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli” e ha ringraziato il Pontefice per un magistero che invita a mettere al centro “la dignità di ogni persona” e a costruire “dialogo e pace”.
Anche dentro l’ospedale le ore del ricovero e dell’operazione sono state accompagnate dalla preghiera. All’ora di pranzo don Nunzio Currao, uno dei cappellani, ha presieduto la messa nella cappella del quarto piano, quello dell’accesso principale da cui è entrato il Papa. Nella cappella principale, al piano inferiore, il lezionario era aperto sul Vangelo del giorno, tratto da Luca.
Alle 18, nella cappella “San Giovanni Paolo II”, il cardinale vicario di Roma Baldo Reina ha guidato il rosario per esprimere la vicinanza della Chiesa di Roma al suo vescovo. L’intervento è iniziato durante la preghiera. Reina ha lasciato il policlinico subito dopo.
Lampedusa e il decimo piano
La preghiera è arrivata anche a Lampedusa, che Leone XIV ha visitato in visita pastorale il 4 luglio. Il neo parroco, don Aldo Sciabbarrasi, ha organizzato un’adorazione eucaristica nella chiesa di San Gerlando, dopo la messa delle 19 di giovedì. “Durante l’adorazione pregheremo per la salute del Papa”, ha annunciato.
Il Pontefice è ospitato al decimo piano del Gemelli, che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato “Vaticano 3”, la “casa” del Papa dopo la Città del Vaticano e Castel Gandolfo. L’ala con l’appartamento pontificio fu allestita per la prima volta nei primi anni Ottanta per Karol Wojtyła, dopo l’attentato del 1981, ed è stata usata anche dai suoi successori.

