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L’errore arbitrale di La Penna condiziona il derby: nerazzurri vincenti ma bianconeri furiosi per l’espulsione ingiusta

Il calcio italiano torna a fare i conti con i suoi demoni storici. A San Siro, nel derby d’Italia che doveva celebrare lo spettacolo, emerge invece la fragilità di un sistema arbitrale incapace di gestire le partite di vertice. L’Inter vince 3-2 contro la Juventus, ma il risultato passa in secondo piano rispetto a un episodio che macchia irrimediabilmente novanta minuti altrimenti esaltanti per intensità e colpi di scena. Al quarantaduesimo minuto del primo tempo, La Penna espelle Pierre Kalulu per doppia ammonizione su un presunto fallo ai danni di Alessandro Bastoni. Il difensore nerazzurro, già ammonito, cade senza essere toccato dal francese. L’arbitro non esita e mostra il secondo giallo, trasformando una partita equilibrata in una gara segnata dall’inferiorità numerica bianconera.

La dinamica dell’episodio non lascia spazio a interpretazioni generose. Bastoni anticipa il contatto e si lascia cadere in area con una teatralità che stride con l’etica sportiva. Kalulu, già gravato dal cartellino giallo ricevuto in precedenza, viene punito per un fallo inesistente. Il paradosso della situazione è evidente: lo stesso Bastoni, simulando, avrebbe dovuto ricevere il secondo giallo ed essere espulso. La Penna, invece, premia la finzione e condanna l’innocenza. La panchina juventina esplode, Luciano Spalletti protesta con veemenza, Giorgio Chiellini nel tunnel degli spogliatoi si rivolge al direttore di gara con parole durissime: “Non si può fare una cosa del genere. Non esiste”. Le immagini televisive documentano la rabbia dell’amministratore delegato Damien Comolli, trattenuto a fatica dallo stesso Spalletti per evitare conseguenze disciplinari.

La partita prima del disastro arbitrale

Prima che l’episodio avvelenasse il clima, il derby aveva offerto quanto di meglio il calcio italiano sa esprimere quando le grandi si affrontano. La Juventus parte meglio, pressa alto, controlla il possesso. L’Inter, però, trova il vantaggio in maniera fortuita: Luis Henrique crossa, Cambiaso devia nella propria porta, Di Gregorio si tuffa in ritardo e il pallone rotola lento oltre la linea. Spalletti, a bordocampo, si infuria contro il portiere con gesti eloquenti. I bianconeri reagiscono immediatamente. McKennie sfiora il pareggio di testa, Conceicao calcia alto col sinistro. Al ventiseiesimo arriva il gol del pareggio: cross di McKennie, difesa nerazzurra spostata malamente, Cambiaso si riscatta dall’autorete e insacca col piatto destro approfittando di un errore marchiano di Luis Henrique.

La gara si accende. Yildiz impegna Sommer da fuori area, Bremer salva sulla linea un destro velenoso di Zielinski. Su corner, Di Gregorio si supera respingendo un colpo di testa ravvicinato di Thuram, la ribattuta di Bastoni colpisce entrambi i pali prima di uscire. Il derby sembra destinato a rimanere in equilibrio, poi arriva l’episodio che stravolge tutto. Kalulu insegue Bastoni in transizione, il nerazzurro cade senza contatto, La Penna non ha dubbi e mostra il secondo giallo. La furia juventina è comprensibile: non solo l’espulsione è ingiusta, ma la mancata ammonizione a Bastoni per simulazione aggrava ulteriormente l’errore. La Juventus chiude il primo tempo in inferiorità numerica, rabbiosa e tradita da una decisione arbitrale che peserà come un macigno sui quarantacinque minuti successivi.

La ripresa: supremazia nerazzurra e resistenza bianconera

Spalletti corre ai ripari inserendo Holm per Conceicao, Chivu toglie prudentemente Bastoni per Carlos Augusto evitando ulteriori polemiche. L’Inter schiaccia la Juventus nella propria metà campo, ma paradossalmente sono i bianconeri a sfiorare il gol con una tripla occasione: Sommer respinge un mancino di Cambiaso, McKennie da pochi passi preferisce assistere invece di tirare, Miretti impegna il portiere nerazzurro dal limite. La resistenza juventina impressiona, ma Chivu gioca le carte pesanti: dentro Calhanoglu, rientrato dopo un mese di assenza, e poi il tridente d’attacco con Esposito al fianco di Lautaro e Thuram.

La mossa si rivela vincente. Al settantesimo minuto, Dimarco crossa col contagiri dalla sinistra, Esposito svetta imperioso e di testa batte Di Gregorio. San Siro esplode, l’Inter sembra avviata verso una vittoria sofferta ma meritata considerata la superiorità numerica. La Juventus, però, dimostra carattere e orgoglio. Locatelli riceve palla al limite dell’area e lascia partire un destro chirurgico che si infila nell’angolino basso alla destra di Sommer. Il pareggio arriva all’ottantaquattresimo e riapre una partita che sembrava chiusa. I nerazzurri si ributtano in avanti con la disperazione di chi teme di sprecare l’opportunità. Di Gregorio si supera su un colpo di testa a botta sicura di Bisseck, ma non può nulla sul mancino dal limite di Zielinski che allo scoccare del novantesimo riporta avanti l’Inter. Bonny ha l’occasione per il 4-2 ma Koopmeiners salva sulla linea. Finisce 3-2, l’Inter allunga a sessantuno punti con otto lunghezze di vantaggio sul Milan che deve recuperare una gara. La Juventus rimane a quarantasei punti, appaiata alla Roma.

Insulti social e sistema al collasso

Il dopo partita si consuma sui social network con una violenza che testimonia la degenerazione del dibattito calcistico italiano. Alessandro Bastoni viene subissato di insulti sul proprio profilo Instagram, tanto che i gestori sono costretti a limitare i commenti. Camilla Bresciani, moglie del difensore, subisce la stessa sorte con messaggi offensivi sotto ogni post, anche quelli risalenti. La rabbia dei tifosi juventini, comprensibile considerato l’errore arbitrale, si trasforma in aggressione verbale indiscriminata che travalica i confini della critica sportiva per sfociare nell’attacco personale.

Giorgio Chiellini ai microfoni di Sky Sport non usa mezzi termini: “Non si può parlare di calcio dopo quello che è successo oggi. Diventa difficile. Oggi è successo qualcosa di inaccettabile, l’ennesimo episodio da inizio stagione. Non è accettabile questo errore, non è accettabile rovinare una partita del genere. Non è accettabile che non ci sia un livello adeguato”. Le parole del dirigente juventino fotografano lo stato di un sistema arbitrale che fatica a reggere la pressione delle gare di vertice. La tecnologia video, introdotta per ridurre gli errori, evidentemente non basta quando la formazione dei direttori di gara presenta lacune così evidenti.

Il derby d’Italia consegna tre punti preziosi all’Inter nella corsa al titolo, ma lascia dietro di sé polemiche destinate a non placarsi facilmente. La Juventus esce da San Siro con la consapevolezza di aver giocato meglio rispetto agli avversari, condizionata da un’inferiorità numerica ingiusta che ha spostato gli equilibri. Il calcio italiano si conferma capace di regalare emozioni e colpi di scena, ma continua a pagare il prezzo di un arbitraggio inadeguato alle esigenze del professionismo moderno. Fino a quando dirigenti, allenatori e giocatori saranno costretti a commentare più le decisioni degli arbitri che il gioco espresso in campo, il problema resterà irrisolto. E il derby d’Italia, invece di celebrare lo spettacolo, tornerà a essere teatro di polemiche e risentimenti.

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Redazione