Politica

Letta vara segreteria Pd, ancora aperta questione capigruppo

Fatta anche la segreteria, dopo i vice-segretari, comincia a prendere forma il Pd di Enrico Letta, anche se resta ancora da chiarire la vicenda dei capigruppo in Parlamento. Il neo-segretario ha proceduto molto rapidamente con gli organismi dirigenti del Pd, dando chiaramente spazio alle varie aree del partito, ma – assicurano i suoi – decidendo in autonomia, scegliendo le figure ritenute più competenti e inserendo anche quattro figure esterne, nomi pescati dall’agenda dei rapporti personali. Diretta emanazione di Letta sarà anche il coordinatore della segreteria, non ancora nominato. “E’ scontato che sarà Marco Meloni”, avrebbe detto Letta a chi glielo chiedeva. Ma la questione dei capigruppo è più complicata, perché i presidenti dei gruppi parlamentari devono essere eletti da deputati e senatori Pd, anche se Andrea Marcucci e Graziano Delrio adesso si trovano ad essere sfidati da Brando Benifei, il capodelegazione Pd al Parlamento europeo che ha rimesso il mandato. Un gesto che i nuovi vertici del partito hanno certamente considerato quanto meno elegante.

La vicenda, però, è appunto più complessa, il leader Pd per ora non fa trapelare nessun orientamento al riguardo, mentre Graziano Delrio aspetta di discutere della questione con Letta prima di decidere se fare un passo formale simile a quello di Benifei. Un gesto che, viene ricordato da un deputato Pd, del resto fecero sia Delrio che Marcucci già quando divenne segretario Nicola Zingaretti. Certo, in questo caso le cose sono un po’ differenti, dal momento che anche Base riformista e Fianco a fianco, le aree dei due capigruppo, hanno votato a favore di Letta in assemblea. Di certo Letta punta molto sugli innesti esterni in segreteria, non a caso ha affidato ad Antonio Nicita la delega sul Recover plan. Il leader punta anche molto su Cesare Fumagalli, ex segretario nazionale di Confartigianato imprese, al quale verrà affidato il compito di “parlare” a mondi da sempre ostili per il Pd come quelli dei commercianti e degli artigiani, di fatto il tentativo di andare a cercare consensi in un terreno storicamente vicino alla Lega.

Prosegue anche il lavoro di ricucitura su Roma, dopo lo stop a quella che è stata considerata una “fuga in avanti” su una possibile candidatura di Roberto Gualtieri. Dopo aver incontrato ieri l’ex ministro, stamattina Letta ha parlato con Carlo Calenda, già da mesi candidato per il Campidoglio. Un colloquio ovviamente non risolutivo, ma che intanto il leader di Azione commenta positivamente: “Incontro utile e costruttivo stamattina. Molta sintonia su sostegno Governo Draghi e priorità per un’agenda riformista”. Letta, spiega un parlamentare Pd, ha innanzitutto una priorità: evitare di andare alle amministrative con il centrosinistra in ordine sparso, scenario che ovviamente favorirebbe la destra e che a Roma potrebbe mettere a rischio persino l’accesso al ballottaggio per l’eventuale candidato Pd in competizione con Calenda e Raggi. Dunque, calma e lavoro paziente di cucitura, cercando anche di capire se dovessero esserci le condizioni per un nome che metterebbe tutti o quasi d’accordo, come quello di Nicola Zingaretti.

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