L’impero parallelo degli appalti informatici: fondi neri, orologi di lusso e generali promossi nell’inchiesta che scuote la Difesa

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Guido Crosetto

Ventisei indagati, perquisizioni in corso, un sistema criminale articolato in grado di condizionare appalti strategici per centinaia di milioni di euro e di insinuarsi fino ai vertici del Ministero della Difesa con la complicità di militari di alto grado. È il quadro delineato dalla Procura di Roma al termine di un’indagine complessa, nata da un esposto del dicastero guidato da Guido Crosetto e già approdata nell’ottobre scorso a Sogei. Al centro delle accuse, un giro di corruzione, traffico di influenze e riciclaggio che ruotava attorno a un imprenditore della cyber security e a un intermediario dotato di una rete di relazioni definita dagli stessi pm “fittissima”.

Fondi neri, orologi e fatture false

L’architrave dell’impianto accusatorio è Francesco Dattola, amministratore di Nsr, società attiva nel settore della cyber security. Secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe messo in piedi un meccanismo per procurarsi ingenti somme di denaro contante attraverso fatture per operazioni inesistenti e la rivendita di orologi di lusso su mercati paralleli, con la complicità di un altro indagato. Il cash così ottenuto – “non meno di 590mila euro”, scrivono i pm – sarebbe stato utilizzato per corrompere soggetti pubblici e privati.

L’obiettivo era chiaro: “agevolare il coinvolgimento delle sue imprese in commesse ed appalti” nel settore digitale, assicurandosi “una rilevante porzione nel mercato” grazie all’intercessione di figure di vertice in aziende come Red Hat, Terna, Rfi e in generale all’interno della Pubblica amministrazione. Un sistema che, per essere efficace, necessitava di una porta d’accesso a quegli ambienti.

La spregiudicatezza di un intermediario

Quella porta aveva un nome e un volto: Antonio Spalletta. L’uomo, descritto dagli inquirenti come una figura nota negli ambienti della Difesa, vantava una “rete fittissima di relazioni” tale da consentirgli di “incidere sui processi decisionali e di funzionamento di talune pubbliche amministrazioni”. Attraverso la sua “mediazione illecita”, Spalletta avrebbe favorito l’ingresso delle società di Dattola in contesti di “estrema importanza strategica”, tra cui il Polo Strategico Nazionale, partecipato da Tim, Leonardo, Cassa depositi e prestiti e Sogei.

I magistrati sottolineano come Spalletta si muovesse all’interno del Ministero della Difesa “con una spregiudicatezza difficilmente consentita ad un privato, per quanto operante nel settore, se non in forza di appoggi di rilevo”. Un potere che non si limitava all’assegnazione degli appalti, ma si spingeva fino a condizionare le carriere militari di chi si dimostrava disponibile a secondare i suoi interessi.

La promessa di una stella in più

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Spalletta sarebbe riuscito a garantire la promozione di un generale dell’Aeronautica, Pierfrancesco Coppola, oggi indagato. In cambio, l’ufficiale – in un appalto per sonde meteorologiche – avrebbe condiviso con l’intermediario informazioni privilegiate, “monitorato eventuali variazioni” del capitolato “ancor prima della formale pubblicazione del bando”.

“La promozione è stata garantita da Spalletta all’ufficiale attraverso (il reale o millantato) intervento di un importante esponente politico”, scrivono i pm. Secondo quanto riferito, si tratterebbe di un ex sottosegretario risultato estraneo all’inchiesta. Un episodio che, agli occhi dei magistrati, rivela la profondità della penetrazione del sistema corruttivo all’interno delle istituzioni.

Il capitolato su misura e le cene per il dirigente

Il modus operandi si ripeteva con variazioni sul tema. Dattola si sarebbe mosso per condizionare una gara di Rfi da 400 milioni di euro, intervenendo sul capitolato per renderlo favorevole a società a lui riconducibili. Con “il concorso del responsabile cyber security del gruppo Ferrovie dello Stato, e del responsabile Tim per la rete ferroviaria”, l’imprenditore avrebbe ottenuto “la bozza in anteprima rispetto all’ufficiale pubblicazione”, suggerendo e ottenendo modifiche. Un’intercettazione ambientale ne riassume il metodo: “Così io lo metto dentro er capitolato”.

Spalletta, dal canto suo, avrebbe stretto rapporti con il Direttore generale della divisione informatica del Ministero della Difesa. Il dirigente, secondo gli inquirenti, avrebbe asservito le sue funzioni in cambio di “inviti a cena” e dell’intercessione presso un istituto bancario per ottenere per la figlia “un incarico di suo gradimento”. Tra i coinvolti figura infine Angelo Antonio Masala, ufficiale della Marina Militare, che avrebbe favorito gli interessi degli indagati in cambio di “un flusso di pagamenti” a una società a lui riconducibile.