Sergio Mattarella
Quindici minuti in piedi davanti alla Costituzione. Sergio Mattarella ha scelto la postura e la scenografia del suo undicesimo messaggio di fine anno con la precisione di chi sa che ogni dettaglio comunica. Alle sue spalle il manifesto della nascita della Repubblica, davanti a sé milioni di italiani. E un messaggio chiaro al governo Meloni: la pace non si invoca a parole, si costruisce con i fatti. “Disarmare le parole”, dice citando Papa Leone XIV. Un monito che suona come un aut aut alla maggioranza, dopo mesi di polemiche e scontri politici aspri.
Il Capo dello Stato attacca con il tema più scottante: la guerra. “Si chiude un anno non facile e la nostra aspettativa è innanzitutto la pace”. Mentre l’Ucraina brucia sotto i bombardamenti e a Gaza i neonati muoiono assiderati, Mattarella punta il dito: “Il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Parole dure, che non lasciano spazio a interpretazioni. Ma il Presidente non si ferma alla cronaca internazionale. Riporta il discorso in Italia, nelle case, nella quotidianità. La pace come “modo di pensare, mentalità”. Un richiamo esplicito a smorzare i toni dello scontro politico quotidiano.
Poi la svolta. Mattarella trasforma il discorso in una lezione di storia applicata al presente. L’ottantesimo anniversario della Repubblica nel 2026 diventa la chiave di lettura per misurare la distanza tra ciò che eravamo e ciò che siamo. “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”, dice il Presidente. E l’album si apre sul 2 giugno 1946, sul voto alle donne. “Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. L’accento su quel “ancora in atto” non è casuale: il tema della parità di genere resta un nervo scoperto del governo Meloni, nonostante la premier donna.
“La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia”, scandisce Mattarella. “Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”. Una definizione che richiama principi costituzionali ma che suona anche come un’opposizione netta a derive autoritarie. Il Presidente elenca le conquiste: i Trattati di Roma, l’Unione europea, la Nato. “Ue e Nato costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale”, dice. Coordinate che il governo Meloni ha talvolta faticato a seguire con linearità, diviso tra l’anima sovranista e gli impegni atlantici.
Mattarella passa in rassegna le grandi riforme della Repubblica con un taglio chirurgico. Il Piano casa: oggi le giovani coppie non trovano un tetto. Lo Statuto dei lavoratori: “richiama al pieno rispetto della irrinunciabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Parole che arrivano dopo l’ennesima morte bianca, dopo mesi di polemiche sul salario minimo. Il servizio sanitario nazionale: “da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”. Un messaggio diretto a una maggioranza che sta ridisegnando la sanità pubblica. E la Rai, “a garanzia del pluralismo”. Proprio mentre il governo Meloni ne ha rivoluzionato i vertici tra accuse di lottizzazione.
Non mancano i richiami alle pagine più buie. Mattarella cita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della lotta alla mafia. “L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo”, rivendica il Presidente. “Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni”. Il mosaico della Repubblica si è costruito tessera per tessera, ricorda. E la “coesione sociale” ne è stata il collante. Ma oggi quella coesione è minacciata. “Povertà e disuguaglianze” la mettono a rischio, avverte Mattarella. E qui il monito si fa ancora più esplicito: “La Repubblica siamo noi, ciascuno di noi”.
Le nuove sfide sono globali: economia, ambiente, clima, pandemie, terrorismo. “Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”, assicura il Capo dello Stato. Una rassicurazione che suona anche come un avvertimento: la democrazia va difesa, ogni giorno. E qui arriva il passaggio più politico del messaggio, quello rivolto ai giovani. “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi”. Chi è quel qualcuno? La classe politica, il governo, i commentatori che liquidano le nuove generazioni come apatiche o disilluse.
“Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna”. L’appello finale di Mattarella è un invito all’azione. Non alla rassegnazione, non alla delega. Alla responsabilità. La stessa che animò i costituenti, i partigiani, chi ricostruì il paese dalle macerie della guerra. Il Presidente chiude così, in piedi davanti alla Costituzione, chiedendo agli italiani – soprattutto ai più giovani – di essere all’altezza della storia. Di prendere in mano il futuro come fecero i loro nonni ottant’anni fa. Un messaggio che va oltre il tradizionale augurio di fine anno. È una chiamata alle armi democratiche.
Sergio Mattarella incassa l’applauso trasversale della politica italiana dopo il messaggio di fine anno. Dal governo all’opposizione, leader di ogni schieramento lodano il Capo dello Stato per il richiamo alla pace, alla memoria repubblicana e al futuro dei giovani. Il discorso, pronunciato ieri sera, unisce il Paese sugli 80 anni della Repubblica e sulle sfide globali. Chi, cosa, dove, quando, perché: Mattarella dal Quirinale, bipartisan da Roma. La premier Giorgia Meloni ha telefonato subito al presidente per esprimere “l’apprezzamento del governo”.
Nel colloquio ha ringraziato Mattarella per aver posto l’accento sul significato profondo dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, in arrivo nel 2026. “L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto globale, frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni”, ha sottolineato il presidente del Consiglio. Meloni ha garantito impegno per la pace in Ucraina, Medio Oriente e ovunque la guerra imperversi. Ha chiuso con un grazie per lo “sprone ai giovani, motore del cambiamento”.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa, al telefono con Mattarella, ha osservato come le “efficaci immagini di storia patria” parlino di unificazione, orgoglio e appartenenza. “Un’Italia ‘storia di successo nel mondo’, che si riconosce nella Costituzione, nella democrazia, nei valori di pace, confronto, bellezza e tenacia”, ha rimarcato la seconda carica dello Stato. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha definito “forte” il richiamo alla pace e ai giovani al centro del messaggio.
“Il futuro si costruisce nel dialogo e nel protagonismo delle nuove generazioni”, ha affermato, dando appuntamento a Mattarella il 6 gennaio in San Pietro per la chiusura della Porta Santa. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, ha spiegato che le “alte parole” di Mattarella impegnano tutti a lavorare per la pace in Ucraina, Medio Oriente, Sudan e ovunque si muoia per le guerre. Matteo Salvini ha sottolineato l’importanza delle riflessioni del Capo dello Stato: “Riflessioni opportune e sagge, che spero tocchino menti e cuori di chi parla di guerra a oltranza”. Il vicepremier e ministro dei Trasporti ha apprezzato la citazione su Olimpiadi Milano-Cortina e Piano Casa. “È un onore e un dovere continuare con energia affinché i Giochi siano un successo e un grande piano casa diventi realtà”.
Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha assicurato che le parole di Mattarella sono “fondamento della nostra azione politica”. Elly Schlein, segretaria Pd, ha lodato il Capo dello Stato per aver tenuto insieme passato, presente e futuro. “Memoria del terrorismo dall’unità nazionale, difesa del servizio sanitario universalistico, sistema previdenziale esteso, diritto alla casa e retribuzioni eque, impegno per la pace con vicinanza a ucraini e palestinesi”, ha elencato. Giuseppe Conte per il M5S ha garantito: il Movimento è “schierato in prima linea a tutela di pace, lavoro retribuito, giustizia sociale, sanità pubblica, welfare e ambiente”.
Nicola Fratoianni di Avs ha sottolineato l’urgenza della pace contro l’orrore della guerra, la Repubblica come fondamento civile, le riforme che hanno migliorato la vita di milioni. Ha citato la lotta alle nuove povertà, il rispetto per lavoro e diritti, l’appello ai giovani “non retorico”. “Ancora una volta Mattarella è punto di riferimento per il nostro lavoro quotidiano”, ha concluso. Angelo Bonelli ha parlato di “richiamo alto e autorevole alla coscienza delle istituzioni”.
Matteo Renzi da Italia Viva ha espresso “gratitudine e apprezzamento”. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha rilevato l’accento sulla “postura” italiana per le sfide future, a partire dalla pace. Carlo Calenda di Azione ha elogiato “la nettezza e chiarezza con cui Mattarella posiziona l’Italia”, valendo più di mesi di dibattiti tra maggioranza e opposizione. Bipartisan per il futuro repubblicano Il coro unanime riflette la forza del messaggio presidenziale in un anno complesso. Mattarella delinea un’Italia orgogliosa, pacifica e proiettata verso il 2026, con i giovani al centro.