L’Italia degli albanesi, cinesi e marocchini. Dopo 16 anni cala la presenza femminile

L’Italia degli albanesi, cinesi e marocchini. Dopo 16 anni cala la presenza femminile
30 settembre 2016

Sono quasi quattro milioni i cittadini non comunitari presenti in Italia in maniera regolare. A dare il numero esatto è stati ieri l’Istat in una nota. Il calcolo è credibile perché basato sui dati forniti dal ministero dell’Interno. Al primo gennaio 2016 erano regolarmente presenti in Italia 3.931.133 cittadini non comunitari. Un numero sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. I paesi più rappresentati sono sempre secondo l’Istituto di Statistica, sono il Marocco (510.450), l’Albania (482.959), la Cina (333.986), l’Ucraina (240.141) e l’India (169.394). La presenza non comunitaria risulta sempre più stabile sul territorio. Continuano infatti a crescere i soggiornanti di lungo periodo, che passano da 2.248.747 (56,3% sul totale) nel 2015 a 2.338.435 nel 2016 e rappresentano il 59,5% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti. La progressiva acquisizione della cittadinanza italiana per alcune comunità “storiche”, come quelle marocchina e albanese, porta a una diminuzione del numero di permessi di soggiorno validi: al 1° gennaio 2016 i cittadini albanesi sono 15.460 in meno rispetto allo scorso anno, quelli marocchini 7.907 in meno. I dati sulla dinamica della presenza mettono in luce intensi cambiamenti.

Per la prima volta dall’inizio degli anni ’90 si verifica una riduzione della presenza femminile (-6.742 permessi rispetto al 2015) dovuta in gran parte al calo dei nuovi ingressi. Prosegue la flessione del numero di nuovi permessi di soggiorno concessi. Durante il 2015 ne sono stati rilasciati 238.936, il 3,9% in meno rispetto al 2014. Tale diminuzione ha interessato in misura maggiore le donne (-4,8% contro il -3% degli uomini). La flessione riguarda in particolare gli ingressi per motivi di lavoro (-35.312, pari al -62%). Se nel 2014 rappresentavano il 23% dei nuovi ingressi, nel 2015 sono scesi al 9%. Continua invece a ritmi sostenuti la crescita dei permessi per asilo e protezione umanitaria (+19.398 ingressi, pari a +40,5%) che nel 2015 arrivano a rappresentare il 28,2% dei nuovi ingressi (19,3% nel 2014, 7,5% nel 2013). I principali paesi di cittadinanza delle persone in cerca di asilo e protezione internazionale sono Nigeria, Pakistan e Gambia che insieme coprono il 43,8% dei flussi in ingresso per questa motivazione. Tra gli altri fenomeni raccontatiSono sempre più numerosi i cittadini non comunitari che ogni anno diventano italiani: da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015.

Il numero maggiore di acquisizioni di cittadinanza riguarda albanesi (35.134) e marocchini (32.448) che insieme rappresentano oltre il 42% delle acquisizioni. Tra il 2014 e il 2015 sono diminuite le acquisizioni per matrimonio, dal 14% al 9%. Per le donne si passa dal 25% al 16%. Il 42% di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2015 ha meno di venti anni. Cresce il numero di chi acquisisce la cittadinanza per trasmissione dai genitori o perché, nato in Italia, al compimento del diciottesimo anno di età sceglie la cittadinanza italiana: da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015. Sui dati è intervenuta anche la politica che sul tema dell’immigrazione non manca di commentare. “159 mila extracomunitari hanno ricevuto la cittadinanza italiana nel 2015, oltre 100 mila in più rispetto al 2011. Questo dimostra che una legge sulla cittadinanza, in grado di concedere diritti, anche in modo ampio, già c’è. Lo ius soli, quindi, non solo non serve ma è dannoso”. A dichiararlo è stato il deputato di Forza Italia Luca Squeri che ha aggiunto che “questo, come alcuni altri temi divisivi e assai poco popolari, sono spariti dai radar di governo e maggioranza con l’avvicinarsi del referendum. Ma siamo certi che, prima o poi, verranno ritirati fuori. Motivo in più per votare No il 4 dicembre e salutare l’esecutivo Renzi”.

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