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L’Italia sventa un attacco cibernetico russo. Tajani: “Abbiamo protetto la Farnesina e Milano-Cortina”

Un attacco informatico di matrice russa, finalizzato a colpire la rete diplomatica italiana e i siti legati alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, è stato sventato sul nascere. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa a Washington. L’azione di contrasto è stata possibile grazie alla nuova struttura di sicurezza cibernetica operativa presso il ministero degli Esteri, frutto della recente riforma. Gli hacker, già attivi nella fase preparatoria, sono stati individuati e bloccati prima di poter causare danni a sedi chiave, a cominciare dall’Ambasciata d’Italia a Washington.

“Abbiamo anticipato un attacco perché si stava preparando a questa azione”, ha dichiarato Tajani con tono assertivo, visibilmente soddisfatto del risultato. “La matrice sono hacker russi”, ha precisato, senza lasciare spazio a dubbi sull’origine della minaccia. L’obiettivo dei cybercriminali era duplice: infiltrarsi nei sistemi del ministero degli Esteri – la Farnesina – e in quelli correlati all’organizzazione dei prossimi Giochi Olimpici Invernali. Un doppio bersaglio di alto profilo, simbolico e strategico, che alza il livello dello scontro digitale tra Occidente e Mosca.

La centrale operativa che ha fatto la differenza

La notizia, diffusa a margine della Conferenza sui minerali critici convocata dal segretario di Stato americano Marco Rubio, assume un significato particolare nel contesto geopolitico attuale. Tajani ha spiegato che il merito della neutralizzazione della minaccia va ascritto alla riforma del ministero, che ha portato all’istituzione di una “centrale operativa” dedicata alla sicurezza informatica, affiancata all’unità di crisi. “Questo è la dimostrazione che il lavoro di riforma che è stato fatto funziona”, ha sottolineato il ministro. Una struttura in grado di monitorare, analizzare e reagire in tempo reale, dimostrando un’efficacia preventiva che in passato non era sempre scontata.

L’allerta, una volta scoperto il piano offensivo, è stata immediatamente estesa a tutte le altre autorità competenti, in un meccanismo di coordinamento che ha funzionato. L’episodio conferma un trend in crescita: gli attacchi informatici sono ormai un’arma abituale nei conflitti asimmetrici e ibridi, utilizzata per destabilizzare, spiare e sabotare infrastrutture critiche o eventi di rilevanza internazionale. Le Olimpiadi, con il loro enorme impatto mediatico e organizzativo, rappresentano un bersaglio sensibile e appetibile per chi vuole lanciare un messaggio di disturbo e dimostrare forza.

Milano-Cortina nel mirino, allerta massima sul sistema Italia

L’accento posto su “alcuni siti della Milano Cortina” non è casuale. L’evento sportivo del 2026 è un progetto nazionale di immagine, tecnologia e sicurezza. Un suo danneggiamento, anche solo a livello di servizi digitali accessori, avrebbe un eco mondiale. La prontezza nel difendere questi asset conferma che la percezione della minaccia è alta. Tajani ha voluto ribadire il concetto più volte: “L’attacco è di matrice russa”. Un’attribuzione netta, che segue le linee della diplomazia occidentale nel chiamare in causa direttamente Mosca per le attività cyber ostili, spesso condotte da gruppi collegati ai servizi di intelligence.

L’episodio di Washington arriva in un periodo di tensioni internazionali mai sopite e pone l’accento sulla necessità di investimenti continui nella cyber defense. La Farnesina, con le sue ambasciate e reti consolari sparse per il globo, è un bersaglio primario per il furto di informazioni riservate e la compromissione delle comunicazioni diplomatiche. Averne protetta l’integrità, in questo caso, è un successo operativo. Ma è anche un monito: la guerra nel cyberspazio non conosce tregue e richiede una vigilanza costante.

La cyber defense diventa priorità diplomatica

La risposta italiana si inserisce in uno sforzo collettivo della NATO e dei partner alleati, volti a creare una rete di difesa collaborativa. La conferenza sui minerali critici – elementi essenziali per l’elettronica e dunque anche per la difesa informatica – a cui partecipava Tajani, è un tassello dello stesso mosaico: la sicurezza tecnologica passa per la sovranità sulle catene di approvvigionamento. Il ministro ha dunque legato abilmente l’annuncio della cyber-vittoria al tema più ampio della resilienza strategica, mostrando come la diplomazia moderna debba ormai contemplare la dimensione digitale in ogni suo aspetto.

La domanda che ora gli esperti si pongono è se questo tentativo fosse un attacco isolato o la prima avvisaglia di una campagna più ampia. Le istituzioni italiane, comunque, sembrano aver superato il primo test. La nuova centrale operativa alla Farnesina ha dato prova di efficienza. Ma la partita è lunga. Gli hacker, soprattutto quelli sponsorizzati da Stati nazionali, non si fermano al primo tentativo fallito. Alzano l’asticella, studiano le contromisure, cambiano tattica. La vera sfida per Roma sarà mantenere questo livello di allerta e sofisticazione tecnologica nel tempo, trasformando un successo difensivo in un deterrente credibile.

Sfida continua nel cyberspazio, il sistema deve restare in guardia

Il bilancio di Tajani è positivo, ma cauto. “Sono molto soddisfatto”, ha detto, chiudendo il punto stampa. La soddisfazione è giustificata: un attacco è stato neutralizzato, il sistema ha tenuto, e l’Italia ha inviato un messaggio chiaro a potenziali aggressori sul fatto di non essere un bersaglio facile. Tuttavia, il mondo delle minacce informatiche è in continua evoluzione. Proteggere un evento come Milano-Cortina 2026 richiederà uno sforzo coordinato che coinvolga non solo la diplomazia, ma anche l’intelligence, le forze dell’ordine e il settore privato nei prossimi due anni.

L’annuncio fatto a Washington, quindi, non è il punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di vigilanza. Serve consolidare le strutture create, potenziare la formazione del personale, aggiornare gli strumenti. La riforma del ministero degli Esteri ha superato il suo battesimo del fuoco. Ora si tratta di costruire, su quelle solide basi, una dottrina di sicurezza cibernetica permanente. Perché, come dimostrato, la posta in gioco non è più solo la riservatezza di un dispaccio, ma la tenuta stessa di eventi globali e servizi essenziali per la reputazione e la sicurezza nazionale.

Pubblicato da
Maurizio Balistreri