Lobbisti in Parlamento, finisce la pacchia

4 maggio 2014

La Camera dei deputati guasta la festa ai lobbisti. Nell’ultima seduta l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha dato il via libera al “comitato per il registro delle lobbies”. Sarà formato da sindacalisti, funzionari di partito e dirigenti di grandi aziende e costruirà un sistema che si ispira al modello francese ma strizza l’occhio anche alla Casa Bianca. Tutti gli ingressi e le uscite da Montecitorio (e probabilmente anche da Palazzo Madama, che dovrebbe adeguarsi nelle prossime settimane), saranno registrati e messi on line. Non solo. Ci sarà un’applicazione scaricabile su cellulari e tablet che stilerà una sorta di classifica dei politici più “richiesti”, proprio sul modello degli Stati Uniti. Basterà un click per vedere quante persone, con nome e cognome, hanno incontrato il premier, un ministro o un parlamentare qualsiasi. Infine, il corridoio dei presidenti, l’area della Camera che ospita le fotografie dei numeri uno di Montecitorio, sarà adibita a spazio per il confronto tra deputati e lobbisti. Ovviamente sarà sempre possibile fare “affari” fuori dal Palazzo ma alla Camera dei deputati non ci saranno più gli oltre mille “fantasmi” che risultano accreditati, a vario titolo, per l’intera legislatura.

Una rivoluzione, che è stata proposta dal MoVimento 5 Stelle. “I lobbisti non possono andare e venire dove e come gli pare”, tuona il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio. “Durante la discussione della legge di stabilità a dicembre la Camera sembrava un mercato, più lobbisti che parlamentari. Tutti a caccia di un piccolo provvedimento che giovasse ai propri imperi economici. Un vero schifo” ha scritto su Facebook. Ci vorrà tempo per regolamentare gli accessi alla Camera dei deputati ma con il sì all’iniziativa è cominciato il percorso. Di Maio è ottimista: “Credo che tra sei mesi sarà tutto pronto”. Ci tiene anche a precisare: “Non è una proposta contro nessuno. Tra i cosiddetti lobbisti ci sono anche gli ambientalisti, gli animalisti e tante altre persone impegnate in battaglie importanti. Il punto è che i rapporti tra la politica e le lobby devono essere trasparenti. I gruppi di pressione che si registreranno avranno tempo e modo di confrontarsi con i politici ma alla luce del sole”.

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I numeri degli accessi a Montecitorio destano qualche ombra: “Sono oltre 1.200 le persone che oggi girano a piede libero alla Camera con tesserini validi per tutta la legislatura, senza contare gli ex parlamentari e i consulenti a zero euro dell’amministrazione”. Questi ultimi risultano “collaboratori” della Camera pur non avendo, di fatto, un compito. “Ci sono anche 75 giornalisti pensionati accreditati dalla Stampa parlamentare – racconta Di Maio – Niente contro di loro, ci mancherebbe. Ma bisogna capire che cosa fanno, perché girano tutto il giorno alla Camera. Posso dire che proprio i giornalisti pensionati sono quelli che mi avvicinano più spesso e vogliono sapere come funzionano i provvedimenti in discussione. Mi chiedo sempre perché. In ogni caso vorrei che rappresentanti dell’Associazione della stampa parlamentare entrassero nel comitato”. Ne faranno parte Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e i partiti. Di Maio ripete che si tratta di dare un’identità alle “ombre che vagano indisturbate nelle stanze del parlamento italiano, entrano nelle commissioni, accedono agli uffici legislativi, scrivono leggi”. La presidente Boldrini ha sposato l’idea. Subito dopo aver ricevuto la lettera dell’esponente del MoVimento 5 Stelle, ha chiesto ai questori di occuparsi della questione. “Poi, certo, – chiarisce Di Maio – serviranno anche una legge sul conflitto di interessi, una legge seria anticorruzione e una sul finanziamento ai partiti”.

Intanto parte la crociata contro le lobby, cominciata dai 5 Stelle a dicembre scorso, quando immortalarono in un video un lobbista, un certo Tivelli, che si vantava di essere riuscito a cambiare un emendamento del Pd che avrebbe penalizzato “pensionati lavoratori” con redditi sopra i 150 mila euro. “Tu non avresti potuto fare niente al di sopra dei 150 mila euro compresa la pensione – diceva al telefono, non sapendo di essere ripreso in un video poi pubblicato sul blog di Beppe Grillo – ho dovuto scatenare mari e monti. È stata una battaglia durissima, ho dovuto smuovere tutto”, si vantava. E precisava: “Io sono stato questa settimana in full immersion, giorno e notte perché la commissione ha lavorato giorno e notte per fare cazzate dietro…dietro a queste faccende qua, perché avevo una marea di gente che mi chiamava in questa condizione, chi per il lavoro autonomo, chi perché c’hanno privilegi che fanno i Consiglieri di Stato, i professori universitari, ste cose qua, e quindi si sono salvati pure quelli”. Chissà se riusciranno a salvarsi ancora. (Il Tempo)

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