Economia

Usa, Wall Street affossata da guerra dazi

L’escalation della guerra dei dazi manda a picco Wall Street. E’ un lunedi’ nero per i listini Usa, che chiudono la peggiore sessione dell’anno, Con il Nasdaq che arriva a perdere oltre il 4% e poi chiude in calo del 3,47%, mentre il Dow Jones e lo S&P, dopo aver lasciato sul terreno oltre il 3%, terminano rispettivamente a -2,9% e -2,98%. A scuotere Wall Street, la cui caduta fa seguito a quelle delle Borse europee e di quelle asiatiche, e’ la repentina svalutazione dello yuan, sceso ai minimi sa 11 anni, che rappresenta la risposta di Pechino alla decisione del presidente Usa Donald Trump di introdurre dazi al 10% su 300 miliardi di dollari di merci cinesi a partire dal primo settembre.

La moneta cinese tocca per la prima volta dal 2008 la fatidica soglia delle 7 unita’ per un dollaro: un elemento di novita’ che di fatto rischia di trasformare la guerra commerciale sino-americana in una guerra di valute. Il deprezzamento dello yuan non sfugge al presidente Usa Trump che sollecita nuovamente la Fed a tagliare i tassi di interesse per sostenere il dollaro. Su Twitter, Trump scrive: “La Cina ha abbassato il prezzo della loro valuta ad un minimo storico. Si chiama manipolazione della valuta. Stai ascoltando, Federal Reserve? Questa e’ una grave violazione che indebolira’ notevolmente la Cina nel tempo!”.

A Trump replica la banca centrale cinese che smentisce di aver voluto manipolare la sua moneta. In realta’ la decisione delle autorita’ di Pechino mira ad aiutare le imprese esportatrici, penalizzate dalla guerra dei dazi. Tuttavia la svalutazione e’ un’arma a doppio taglio e rischia di mettere in difficolta’ le imprese cinesi indebitate in dollari. Inoltre uno yuan troppo debole rischia di innescare una fuga di capitali dalla Cina e pertanto e’ uno strumento che va dosato con cura. Un altro segnale di guerra che contribuisce a peggiorare la giornata nera di Wall Street e’ la notizia che le imprese cinesi hanno deciso di interrompere l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi. La notizia non e’ ufficiale, ma quasi, la diffonde l’agenzia Xinhua, citando il ministero del Commercio e commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo.

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