L’Unione europea naviga a vista mentre il Medio Oriente rimescola le carte del vertice di Bruxelles

I Ventisette si confrontano oggi e domani sulla crisi ucraina, sull’escalation con Teheran e sulle distorsioni del mercato energetico, in un appuntamento che avrebbe dovuto occuparsi soprattutto di rilancio industriale. Tra i nodi irrisolti, il veto di Orban sui prestiti a Kiev e le tariffe dell’elettricità che penalizzano Roma più di Parigi e Madrid.

bandiera-europa bruxlles (1)

L’Europa arriva al vertice di Bruxelles senza bussola e senza una linea politica condivisa sul conflitto che ha già cambiato tutto. L’attacco americano e israeliano a Teheran non è soltanto una crisi geopolitica: è il fatto che ha reso obsoleta un’agenda costruita con cura nei mesi scorsi, trasformato un appuntamento sulla competitività industriale in un summit d’emergenza e allungato la bozza di conclusioni fino a settanta paragrafi. Tanti temi, nessuna decisione attesa. Il Consiglio europeo che si apre stamane — con possibile prosecuzione venerdì — fotografa un’Unione consapevole delle proprie fragilità ma incapace, per ora, di tradurle in scelte politiche nette.

Il conflitto in Iran rimodella l’agenda

L’agenda originaria aveva un’impostazione diversa. Il vertice avrebbe dovuto raccogliere i risultati del “retreat” tenuto a febbraio ad Alden Biesen, concentrandosi sulla competitività dell’industria europea. Poi è arrivato Teheran. La competitività resterà al centro del pomeriggio, ma il contesto geopolitico ha riscritto le priorità. Sull’Iran, l’Ue adotterà la sua postura consueta: una condanna delle azioni contrarie al diritto internazionale, senza nominare Washington né Tel Aviv, e un richiamo al multilateralismo. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres porterà la stessa linea al pranzo di lavoro. Distanti da Trump, ma senza sfidarlo. È, sostanzialmente, la stessa posizione adottata da Roma.

Giorgia Meloni era attesa già nella serata di ieri nella capitale belga, dopo una giornata romana intensa: il consueto pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un Consiglio dei ministri serale dedicato al caro carburanti, un’intervista al Tg1. Il suo obiettivo prioritario è il costo dell’energia, il dossier che considera più urgente e che ha portato a costruire un’alleanza con altri otto partner europei.

Il nodo ucraino e il veto di Orban

La mattinata si aprirà alle dieci con la crisi in Ucraina. Volodymyr Zelensky interverrà in videocollegamento. Il timore, sottolineano le fonti diplomatiche, è che la nuova instabilità mediorientale finisca per “oscurare” il fronte orientale: meno attenzione politica, difficoltà nelle forniture militari. I leader cercheranno di sbloccare il prestito da 90 miliardi, approvato dal Consiglio nel dicembre scorso e da allora paralizzato dal doppio veto di Ungheria e Slovacchia.

Viktor Orban è inamovibile. La sua obiezione riguarda il gasdotto Druzhba: secondo Budapest, Kiev starebbe deliberatamente rallentando i lavori di riparazione dell’infrastruttura che trasporta petrolio russo verso i due Paesi, usufruendo di una deroga europea. L’Ucraina smentisce. Si è creata, nelle parole dei diplomatici, una “crisi di fiducia”. La Commissione europea ha avviato una missione tecnica per verificare lo stato dei lavori sul campo. “Ma finché non si sblocca il gasdotto dubito che Orban cederà”, osserva una fonte. Il premier ungherese è nel pieno di una campagna elettorale — si vota il 12 aprile — e per la prima volta i sondaggi lo mostrano dietro al suo sfidante.

Tutti i partner, Meloni compresa, gli ripetono che “la parola data non è un optional”. La pressione è reale, ma i margini di manovra sono stretti. Una soluzione possibile, emersa nelle ultime ore, sarebbe inserire la questione dell’oleodotto nel testo delle conclusioni, per vincolare formalmente le parti. La discussione è ancora aperta. Rimane bloccato anche il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, per lo stesso motivo. Collegata al dossier russo, l’Italia ha sollevato — insieme ai partner del formato Med5 — la questione di una gasiera alla deriva nel Mediterraneo, chiedendo un “approccio comune” per garantire la sicurezza della navigazione e scongiurare un disastro ambientale.

Energia e competitività: il fronte di Meloni

Nel pomeriggio si entrerà nel vivo della competitività. Per l’Italia il problema si chiama prezzo dell’elettricità: 129 euro per megawattora contro i 72,88 della Francia e i 47 della Spagna. Una distorsione che accomuna Roma a Varsavia e ad altri Paesi orientali, e che la premier definisce “asimmetrica” — colpisce alcune economie in misura molto maggiore rispetto ad altre, rendendo difficile ottenere interventi strutturali condivisi dall’intera Unione.

Meloni chiede misure di breve termine e un intervento sul meccanismo Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. La richiesta non è più — come era formulata la settimana scorsa — la “sospensione” integrale del meccanismo, proposta che non avrebbe trovato consensi. La linea si è ammorbidita: insieme ad altri otto partner, tra cui Grecia e Polonia, l’Italia propone ora di anticipare a maggio la revisione dell’Ets1 (programmata per luglio) e di estendere oltre il 2034 la concessione delle quote gratuite di CO2 alle industrie ad alto consumo energetico. È un approccio più cauto, politicamente più praticabile, ma non privo di ostacoli.

A cena si discuterà dell’Mff, il bilancio pluriennale europeo. L’attesa è che riceva scarsa attenzione, considerato il contesto. Sul tavolo ci sono la governance e le risorse proprie dell’Ue: i Paesi “frugali” si oppongono a qualsiasi nuova entrata e premono per tagli; Francia e Portogallo sostengono che senza risorse proprie il bilancio non si fa; l’Italia è favorevole a nuove risorse ma a condizione che non si traducano in tasse mascherate. Non è una questione risolvibile in queste ore.

In chiusura, il Consiglio affronterà sicurezza, difesa e migrazioni. Su quest’ultimo tema, il conflitto mediorientale alimenta il rischio di una nuova ondata. Come da tradizione, prima del summit si terrà la riunione informale dei Paesi “like minded” promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi.