L’Unità, il Pd annuncia l’acquisto ma Romeo gela i Dem: “La proposta non c’è”

Il partito di Elly Schlein sostiene di poter rilevare subito la storica testata fondata da Antonio Gramsci, ma l’editore contesta le condizioni e rivendica il diritto di valutare altre offerte.

nazareno pd (1)

Il Partito democratico annuncia di voler riportare L’Unità nella propria disponibilità, ma Romeo Editore respinge l’annuncio e precisa che “la proposta non c’è”. Il confronto sulla storica testata fondata da Antonio Gramsci, sospesa nelle pubblicazioni, torna così a essere una trattativa aperta: il Pd offre di acquistare il giornale senza compartecipazioni societarie, mentre l’editore chiede il mantenimento di una quota di minoranza.

Il Pd ha affidato ai propri canali social una presa di posizione articolata, sostenendo di lavorare da oltre un anno al ritorno del giornale nella disponibilità della comunità politica di riferimento. La segreteria rivendica una disponibilità “piena e concreta” e sostiene di essere pronta ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello pagato all’asta del 2022.

La proposta, secondo i Democratici, non prevede soci di minoranza. Il partito afferma di aver valutato anche una soluzione transitoria, con un affitto pluriennale accompagnato da un percorso vincolante verso il riscatto finale, ma considera oggi possibile l’acquisto diretto. “Non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale”, sostiene il Pd.

La disponibilità finanziaria viene collegata ai risultati della gestione del partito. Il Pd afferma che il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni di euro e un patrimonio netto oltre i 5,5 milioni, indicandolo come il miglior risultato degli ultimi quindici anni. A luglio, aggiunge la nota, 524.840 cittadini avevano destinato il 2×1000 al partito, per oltre 8,1 milioni di euro.

Il nodo resta la quota societaria

La risposta di Romeo Editore è arrivata poche ore dopo e ha modificato il quadro. L’editore riconosce la legittimità della volontà del Pd, ma contesta che il partito possa considerare acquisita una proposta che non è stata accettata dalla proprietà.

Il punto decisivo riguarda la struttura dell’operazione. Romeo sostiene di aver proposto la cessione a un prezzo “sostanzialmente simbolico”, insieme al trasferimento di una società senza debiti, chiedendo in cambio soltanto il mantenimento di una partecipazione di minoranza. Secondo l’editore, quella quota non avrebbe comportato alcun potere di controllo né di condizionamento sulla linea politica ed editoriale.

La richiesta, precisa Romeo, non sarebbe stata motivata da un obiettivo economico. La partecipazione avrebbe dovuto rappresentare il riconoscimento degli investimenti sostenuti per mantenere in vita la testata dopo l’acquisizione, sottraendola al fallimento.

Il Pd, invece, ha scelto una soluzione diversa: rilevare integralmente il giornale. È su questa divergenza che la trattativa si è fermata.

La proprietà rivendica le regole del mercato

Romeo contesta soprattutto il modo in cui il Pd ha presentato pubblicamente la situazione. “Questa proposta oggi non c’è”, afferma l’editore, sostenendo che nessuna delle parti possa stabilire unilateralmente le condizioni di una compravendita attraverso un annuncio pubblico.

La proprietà richiama quindi il principio della libertà d’impresa: chi possiede il bene stabilisce le condizioni alle quali è disposto a cederlo, mentre chi vuole acquistarlo può accettarle oppure rifiutarle. Per Romeo, il fatto che L’Unità sia legata storicamente alla sinistra italiana non modifica la titolarità privata della testata.

Da qui la decisione di non considerare chiusa la partita. L’editore fa sapere che si riserva di valutare altre manifestazioni di interesse già ricevute e, in alternativa, di custodire la testata in attesa di condizioni ritenute più favorevoli.

È il passaggio che trasforma una vicenda presentata dal Pd come un possibile ritorno a casa in una trattativa ancora priva di un accordo. Il giornale resta dunque di proprietà di Romeo e il suo futuro dipende dalla possibilità di trovare un punto d’intesa sulle condizioni della cessione.

Il progetto del partito e la nuova rete

Il Pd lega il rilancio de L’Unità anche alla riorganizzazione della propria struttura politica. La segreteria Schlein sottolinea che negli ultimi tre anni le Feste dell’Unità sono passate da circa 200 a oltre 500. L’idea è riportare il giornale dentro una rete territoriale che il partito considera nuovamente attiva.

La prospettiva indicata dai Democratici non è però quella di un semplice organo di partito. Nel documento diffuso sui social, il Pd richiama lo spirito originario indicato da Antonio Gramsci e descrive L’Unità come uno strumento destinato a raccogliere “le voci e le opinioni di una larga parte del Paese”.

Il partito cita inoltre l’appello sottoscritto da personalità della cultura e dell’informazione, tra cui Edith Bruck, Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia e Ivano Fossati. Per i Democratici, la scomparsa della testata rappresenterebbe una perdita per la sinistra italiana.

La data di settembre resta un auspicio

Il Pd aveva anche indicato una possibile scadenza politica per il progetto: presentare la nuova Unità a settembre, durante la Festa nazionale di Reggio Emilia. L’obiettivo dichiarato è utilizzare il giornale come uno degli strumenti attraverso cui alimentare discussione, elaborazione culturale e partecipazione politica.

Ma quella data, al momento, resta un auspicio. La proprietà non ha accettato la soluzione proposta dal Pd e non considera conclusa la fase negoziale.

La vicenda resta quindi sospesa tra due concezioni dell’operazione: da una parte il Pd, che vuole riportare integralmente la testata nella propria disponibilità e considera sufficienti le proprie condizioni economiche per procedere; dall’altra Romeo Editore, che rivendica il ruolo della proprietà nella definizione della cessione e mantiene aperta la possibilità di trattare con altri soggetti.

Il futuro de L’Unità dipenderà ora dalla capacità di superare quel punto di rottura. Senza un accordo sulla proprietà, l’annunciato ritorno al Pd non può ancora tradursi in un rilancio editoriale.