Mara Venier e Tommaso Cerno
Bufera politica sulla Commissione di Vigilanza Rai dopo la richiesta del Movimento 5 Stelle di sospendere Tommaso Cerno, direttore de “Il Giornale”, dalla collaborazione con Domenica In. Il motivo: gli articoli pubblicati dal quotidiano sul caso Bellavia-Report, considerati “lesivi della reputazione” della trasmissione di Sigfrido Ranucci. La maggioranza reagisce compatta accusando i pentastellati di censura e “metodi da dittatura venezuelana”.
L’interrogazione depositata dai parlamentari M5S in Vigilanza Rai è diretta e non ammette sfumature. Il Giornale avrebbe pubblicato nelle ultime settimane articoli “fortemente lesivi della reputazione della trasmissione Rai Report, del conduttore Sigfrido Ranucci e dei suoi collaboratori, basati su accuse di ‘dossieraggio’ prive di riscontri probatori”. La fonte principale degli articoli, secondo i grillini, sarebbe il giornalista Luca Fazzo, “sospeso dall’Ordine per il suo coinvolgimento con apparati dei servizi segreti responsabili, durante il governo Berlusconi, di operazioni di dossieraggio illecito per conto della security Telecom-Pirelli”.
Il M5S denuncia inoltre che il direttore Cerno e il quotidiano avrebbero adottato “toni riconducibili a una campagna di delegittimazione e attacco reputazionale nei confronti di un programma del servizio pubblico, in violazione dei principi deontologici e senza garantire il contraddittorio”. La campagna, sostengono i pentastellati, si sarebbe intensificata dopo la puntata di Report sulla cosiddetta “pista nera” delle stragi del ’92.
L’interrogazione chiede alla Commissione di Vigilanza di verificare la compatibilità delle condotte di Cerno con il codice etico dell’azienda e sollecita la Rai a “sospendere, in attesa di tale valutazione, la collaborazione di Cerno con Domenica In, a tutela del servizio pubblico e dell’autonomia editoriale della direzione Approfondimento e di Report”. Una richiesta che ha fatto esplodere la polemica politica.
La replica della maggioranza è immediata e durissima. Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, definisce “vergognosa la richiesta di epurazione dalla Rai formulata dai Cinque stelle”. Per Donzelli, la colpa di Cerno sarebbe “quella di aver fatto esplodere con un’inchiesta giornalistica il caso Bellavia, un consulente di Report responsabile di numerosi dossieraggi”. Il riferimento al Venezuela non è casuale: “Capiamo che il loro parametro di libertà di stampa sia quello del loro amico Maduro in Venezuela, ma ci dispiace deluderli: in Italia non funziona così”.
Sulla stessa linea i parlamentari della Lega in Vigilanza Rai, che parlano di “atteggiamento da scolari di Maduro”. Bergesio, Bisa, Candiani, Maccanti, Minasi e Murelli sottolineano come Cerno e la sua redazione stiano “scoperchiando un vaso di Pandora sul quale troppi stanno girando la testa dall’altra parte e che vede la Lega principale vittima”. I leghisti annunciano battaglia: “Siamo certi che tutte le altre forze parlamentari saranno al nostro fianco al voto per costituire una commissione d’inchiesta sui dossieraggi che hanno falsato, addirittura compromesso, le carriere di innocenti e falsato le elezioni delegittimando persone e partiti”.
Durissimi anche i senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri e Roberto Rosso, che parlano di “vergognose minacce a Cerno da parte dei vopos di Ranucci”. Una sortita, secondo i due forzisti, “indegna nella vana illusione di impedire che la verità trionfi. C’è chi fa cose inaudite con Bellavia e chi come Cerno difende verità e libertà”. Fratelli d’Italia chiude il cerchio con una nota congiunta dei componenti in Commissione Vigilanza: “Gravi e inaccettabili le dichiarazioni degli esponenti del M5S, degne del regime venezuelano di Maduro di cui sono stati sempre grandi estimatori. E proprio come nelle dittature utilizzano la censura contro i giornalisti scomodi”.
L’accusa è precisa: “Cerno risulta scomodo perché sta portando avanti un’inchiesta che sta svelando quello che molti sospettavano: una ‘dossieropoli’ in cui ci sarebbero Procure, consulenti privati e trasmissioni televisive come Report”. Per FdI è “inaccettabile che un programma del Servizio Pubblico utilizzi un consulente delle Procure per avere accesso a informazioni riservate e confezionare inchieste mirate che potrebbero risultare incompatibili con qualsiasi Codice etico”. A Cerno va la solidarietà del partito di maggioranza: “Non si farà di certo intimidire da questi riprovevoli attacchi. A lui rinnoviamo stima e solidarietà perché la libertà di stampa va difesa soprattutto per garantire un’informazione libera, che lo deve essere in particolare nel Servizio Pubblico”.
La risposta del direttore de “Il Giornale” arriva a stretto giro sui social. “Oggi il M5S chiede che io venga censurato in Rai perché non dico quello che mi ordina di dire Conte”, scrive Cerno su X. “E perché il mio giornale fa inchieste. Fra l’altro senza dossierare nessuno. Direi che dopo l’editto bulgaro c’è l’editto venezuelano”. Un attacco frontale alla richiesta pentastellata, che il giornalista interpreta come un tentativo di imbavagliare l’informazione libera.
La vicenda riapre la questione dei rapporti tra politica, informazione e servizio pubblico. Mentre la maggioranza promette battaglia per una commissione d’inchiesta sui dossieraggi, il caso Cerno-Report si trasforma in uno scontro istituzionale che travalica i confini della Vigilanza Rai. La libertà di stampa, invocata da entrambe le parti con argomenti opposti, diventa il terreno di uno scontro che appare destinato a protrarsi nelle prossime settimane.