Magistratura, Tango eletto presidente Anm: “Priorità al dialogo istituzionale”
Giuseppe Tango
È Giuseppe Tango il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’elezione, avvenuta per acclamazione, sancisce il passaggio di consegne all’interno della corrente di Magistratura Indipendente e apre una fase che il diretto interessato definisce di “rinnovamento, non solo generazionale”. L’obiettivo dichiarato è restituire credibilità alla toga, tenendo l’associazione fuori dalla contesa politica.
L’investitura e il profilo
La nomina è arrivata al termine di una riunione del comitato direttivo centrale che ha registrato 31 voti a favore e un solo astenuto. Tango, 43 anni, giudice del lavoro a Palermo, era già emerso come la figura più votata nelle elezioni per il nuovo direttivo dello scorso gennaio. Negli ultimi anni ha fatto parte della Giunta esecutiva guidata da Cesare Parodi, del quale oggi raccoglie l’eredità. In passato ha presieduto la Giunta sezionale dell’Anm nel capoluogo siciliano.
“Da domani ci metteremo tutti al lavoro, insieme agli altri attori della giurisdizione, per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia”, ha detto Tango subito dopo l’investitura. Le sue prime battute hanno messo in chiaro l’orientamento della nuova gestione: uno sguardo critico verso l’interno della magistratura per capire “ciò che negli ultimi anni non è andato per il verso giusto”.
Il perimetro: l’Anm non sarà un partito
La nuova presidenza ha voluto subito tracciare un confine netto rispetto al dibattito politico. “L’Anm non è e non sarà mai un partito politico”, ha scandito Tango rispondendo ai giornalisti. L’associazione, ha precisato, “entra nel dibattito pubblico soltanto per dare il suo contributo di carattere tecnico, per cercare di migliorare il sistema giustizia. Questo è il compito che ci siamo assegnati, questo è lo scopo statutario e a questo noi ci atterremo”.
Una dichiarazione che assume rilievo nella fase successiva alla campagna referendaria, durante la quale il sindacato delle toghe si era schierato apertamente per il “no” alla separazione delle carriere.
Apertura ad avvocatura e politica
Il programma di Tango poggia su un doppio binario di relazioni istituzionali. Da un lato la ricostruzione del dialogo con gli altri soggetti della giurisdizione. “È il momento di ricostruire insieme agli altri attori della giurisdizione, prima fra tutti l’avvocatura, proposte che mirano finalmente a risolvere i reali problemi dei cittadini”, ha detto il neopresidente.
Dall’altro, l’interlocuzione con il Parlamento e il governo, ma solo dopo aver definito una linea chiara. “Una volta che si è fatta chiarezza con tutti coloro che sono coinvolti come attori della giurisdizione – ha spiegato – porteremo, se vi sarà la possibilità come ci auguriamo, il tutto all’attenzione della politica, costruendo così un dialogo che possa davvero dare i suoi frutti a beneficio di tutti i cittadini”.
Il monito di Parodi: un’occasione da non sprecare
Nell’aprire i lavori del direttivo, il presidente uscente Cesare Parodi aveva consegnato un avvertimento alla nuova guida. Parodi ha richiamato il significato della vittoria del “no” al referendum, definendola “una delega forte, ma non in bianco”. “Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa e dobbiamo meritarla adesso”, ha detto.
Secondo Parodi, il risultato referendario ha aperto “uno spazio di ascolto” destinato a chiudersi in fretta se non verrà riempito da segnali concreti. “La vittoria ha riacceso la luce ma non ha pulito la stanza. C’è una straordinaria apertura di credito da parte dei cittadini, sta a noi meritarla, riconquistando credibilità, fiducia, trasparenza, professionalità e dimostrando di saperci autoregolamentare: se non lo faremo avremo sprecato un’occasione storica”.
