Marina Berlusconi prende in mano Forza Italia: vertice con Tajani dopo Pasqua per ridisegnare il partito

La figlia del Cavaliere consulta uno a uno i dirigenti azzurri — da Mulè a Zangrillo — mentre la questione dei capigruppo e dei congressi regionali resta aperta. Il segretario è blindato, ma la strada del rinnovamento passa per lei.

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Marina Berlusconi

Tutto sospeso, tutto in attesa. Il vertice che potrebbe ridefinire gli equilibri interni di Forza Italia — quello tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani — si terrà con ogni probabilità dopo le festività pasquali. È quanto confermano diverse fonti parlamentari, mentre il partito digerisce a fatica la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e affronta le conseguenze di un redde rationem che ha già bruciato la poltrona di Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato.

La presidente di Fininvest, nel frattempo, non sta aspettando: ha già visto il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Il messaggio che filtra, pur nell’assenza di comunicati ufficiali, è univoco: Marina Berlusconi è determinata ad andare avanti, e il rinnovamento — nei volti come nei temi — non è negoziabile.

Barelli alla Camera, il fronte silenzioso

La caduta di Gasparri a Palazzo Madama ha aperto una domanda che nessuno vuole pronunciare ad alta voce: Montecitorio è il prossimo fronte? La posizione di Paolo Barelli alla presidenza del gruppo alla Camera resta tecnicamente salda, ma politicamente incerta. “Non c’è nessuna raccolta firme alla Camera”, assicura il deputato Alessandro Cattaneo, e anche Zangrillo taglia corto: “Non c’è la necessità di un avvicendamento”.

Le smentite, però, hanno il sapore di quelle che precedono i cambi che poi si fanno. Il cambio a Palazzo Madama è stato presentato come “un’iniziativa dei senatori”, un fatto interno al gruppo, senza implicazioni di sistema. Ma le coincidenze con il tour di consultazioni di Marina Berlusconi sono difficili da ignorare, e le geometrie di palazzo raramente sono casuali.

Il nodo dei congressi regionali

C’è un secondo dossier aperto sul tavolo: i congressi regionali annunciati da Tajani come strumento di rilancio dopo la disfatta referendaria. L’idea era semplice — girare l’Italia, mobilitare la base, prepararsi al congresso nazionale che eleggerà il nuovo leader. Ma il piano ha incontrato resistenze interne immediate. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, e Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, hanno già fatto sapere di non condividere la rotta.

E ora arriva un’ulteriore complicazione: Marina Berlusconi potrebbe chiedere a Tajani di congelare i congressi e rinviarli. “Non credo che il rilancio parta dai congressi regionali”, dice Cattaneo. “Bisogna ripartire dai temi, poi si faranno i congressi.” Una retromarcia tattica, o una presa d’atto che accelerare sui processi interni — dopo una sconfitta che ha bisogno di essere metabolizzata — potrebbe rivelarsi controproducente.

Tajani blindato, ma per quanto?

In tutto questo, il segretario non è formalmente in discussione. “Antonio Tajani è il nostro indiscusso leader”, ripete Zangrillo, aggiungendo che sarà lui a guidare il partito alle politiche del 2027 con l’obiettivo dichiarato del 20%. Le parole sono forti, forse troppo per essere spontanee. Quando si sente il bisogno di blindare publicamente un leader, è spesso perché qualcosa, da qualche parte, si è allentato.

La domanda vera, quella che il vertice post-pasquale dovrà rispondere, è se Tajani guiderà un partito rinnovato nei contenuti e nelle persone — come vuole Marina Berlusconi — o se il rinnovamento si fermerà alla superficie, lasciando invariate le strutture di potere. Da quella risposta dipende se Forza Italia sarà ancora un attore rilevante nel centrodestra del 2027, o un partito di servizio destinato a erodere consensi a favore di Fratelli d’Italia.