Marina Berlusconi tiene in scacco Tajani: il congresso di Forza Italia aspetta il suo via libera
Il rinvio del faccia a faccia tra la presidente di Fininvest e il leader di Forza Italia blocca le decisioni sul futuro del partito: Barelli nel mirino, Mulè e Bergamini in pole, Occhiuto critico sui congressi.
Antonio Tajani e Marina Berlusconi
Forza Italia è in attesa. Non una pausa strategica, non una riflessione voluta: una stasi imposta dai tempi dell’agenda di Marina Berlusconi e dalle festività pasquali che allungano ulteriormente i margini. Il faccia a faccia tra la presidente di Fininvest — e di Mondadori — e il segretario Antonio Tajani non ci sarà nelle prossime due settimane. Lo si apprende da fonti qualificate, che confermano come tutto sia congelato in attesa di un incontro la cui data resta indefinita.
L’obiettivo di quel vertice era chiaro: abbassare i toni dopo la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere della magistratura, gestire le tensioni emerse nell’organigramma del partito e trovare una “modalità comune” — questa la formula usata negli ambienti vicini a Tajani — per governare le scelte politiche di Forza Italia nei mesi a venire.
Il terremoto silenzioso dopo il referendum
La débâcle referendaria ha lasciato strascichi profondi. Il cambio al vertice del Senato — con Maurizio Gasparri che ha ceduto il passo a Stefania Craxi — è stato il primo segnale visibile di un riassestamento interno. Il secondo nodo, ancora irrisolto, riguarda Paolo Barelli, presidente del gruppo dei deputati azzurri alla Camera. I malumori nei suoi confronti esistono, sono noti, ma restano per ora congelati in attesa del verdetto dell’incontro con Marina Berlusconi.
Gli equilibri interni, tuttavia, non mentono: tra i deputati di Forza Italia, i favorevoli a un cambio al vertice del gruppo sarebbero — secondo i calcoli che circolano nei corridoi di Montecitorio — più numerosi dei sostenitori dell’attuale capogruppo. Il nome in pole per sostituirlo è quello di Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera. Nelle ultime ore, però, avrebbe preso a circolare anche quello di Deborah Bergamini.
Occhiuto contro il partito dei congressi
Mentre l’organigramma resta in bilico, emerge con forza il dissenso sul dossier congressi. Tajani vuole procedere spedito: la stagione congressuale rappresenta per il segretario uno strumento di legittimazione e radicamento sul territorio. Ma il fronte interno è tutt’altro che compatto.
Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario del partito, parla chiaro: “Dobbiamo avere meno ansia per tesseramento e congressi e, forse, un po’ di ansia in più per le idee che dobbiamo fornire al centrodestra”. Una posizione che, detto da chi occupa quella carica, non è un’opinione marginale. Occhiuto va oltre e mette i numeri sul tavolo: “Abbiamo 250mila tesserati, quanti ne ha Fratelli d’Italia, ma abbiamo un po’ di voti in meno”. La logica è semplice e brutale: la macchina organizzativa funziona, ma non produce consenso elettorale. Dunque è altrove che bisogna lavorare.
Il richiamo al fondatore non è casuale: “Quello che fece Berlusconi nel ’94 non fu un’azione per cercare solo i migliori all’interno della politica — dice Occhiuto — cercò di aprire il partito anche a chi non aveva mai fatto politica prima. Noi dovremmo aprire le finestre del partito e fare entrare tanta aria fresca”. È un messaggio che suona come una critica implicita alla gestione attuale: il congresso come liturgia autoreferenziale anziché come apertura verso l’esterno.
La slavina che potrebbe allargarsi
Anche il dossier congressi, ragionano i più informati dentro Forza Italia, finirà inevitabilmente sul tavolo dell’incontro tra Tajani e la figlia del Cavaliere. C’è chi scommette su un accordo che porti al rinvio della stagione congressuale senza ulteriori scossoni nell’organigramma. C’è chi invece si aspetta che dopo Pasqua si proceda anche alla sostituzione di Barelli.
Ma la slavina, avvertono le voci più pessimiste dentro il partito, potrebbe non fermarsi al capogruppo. Nei rumors che circolano nelle ultime ore compare anche il nome di Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia: la sua posizione sarebbe anch’essa in discussione. Se così fosse, il riassestamento post-referendum assumerebbe una portata ben più ampia di quanto finora trapelato.
Resta il fatto centrale: fino a quando Marina Berlusconi non incontrerà Tajani, Forza Italia resta sospesa. Un partito che non riesce a decidere perché non sa ancora cosa deciderà chi conta davvero.
