Politica

“Massoni al governo? Sì, ma progressisti”

“Alcuni dei ministri del nascente governo Conte saranno massoni”. Rischia di abbattersi un ciclone sull’esecutivo Lega-M5s, ancor prima che veda luce. Il timer è nelle mani del Movimento Roosevelt, un’organizzazione vicina alla massoneria e che è pronta a fare carta straccia del ‘contratto’ a firma Salvini-Di Maio. Una sorta di programma di governo che, tra i vari punti, contiene, com’è noto, quello del divieto di massoni nell’esecutivo “gialloverde”. “Spiegheremo poi, nei tempi e nei modi che riterremo più opportuni, chi sono questi fratelli massoni”. La determinazione del presidente del Movimento Roosevelt, a tratti è disarmante. E non tanto, quando ripete che “alcuni dei ministri del nascente governo Conte saranno massoni”, ma soprattutto quando avverte di fare a breve i nomi. “Lo faremo, ovviamente, dopo che l’esecutivo si sia insediato e i ministri siano stati confermati”, puntella Gioele Magaldi.

In sostanza, se le parole si trasformeranno in fatti, per Luigi Di Maio, sarà dura. Il niente massoni al governo, infatti, per il capo politico Cinquestelle è stato uno dei tanti cavalli di battaglia delle sue campagne elettorali. E se a ciò si aggiunge che “l’uno vale uno” è già scomparso dal cielo stellato, che proprio Di Maio ha risuscitato la Prima Repubblica – tra nomine, poltrone e manuale Cencelli –, che dal governare da solo è passato a coalizzarsi con un partito a cui ne ha detto di cotte e di crude prima che ne divenisse alleato, questa volta la base grillina esploderà come una bomba di Hiroshima. Nei giorni scorsi, un grido di allarme sulle implicazioni del contratto di governo Lega-M5S era stato lanciato, tra gli altri, dal Premio Nobel Paul Krugman, economista liberal post-keynesiano nonché massone progressista, il quale ha parlato di una calata dei barbari e della gravità di quanto sta accadendo all’Italia con l’avvento al potere di leghisti e pentastellati. Magaldi, a questo punto, ha voluto rassicurare proprio Krugman e tanti altri sul fatto che quello stipulato tra Salvini e Di Maio “è un contratto di natura privatistica che ha una valenza di indirizzo generico – non vincolante sulle attività delle istituzioni e non sovraordinato alle norme costituzionali-  e che se al suo interno vi sono delle clausole contrarie ai principi inderogabili della Costituzione, esse vanno considerate nulle e prive di qualsivoglia conseguenza pratica”.

In altri termini, l’inibizione ai cittadini iscritti alla massoneria di accedere a cariche istituzionali è da ritenersi “nulla in termini di diritto in quanto anticostituzionale”. Magaldi non molla. E fa sapere che il Movimento Roosevelt si adopererà in ogni modo per convincere gli amici leghisti e pentastellati che va fatto anche “un atto politico ufficiale e limpido” di disconoscimento del comma “anti-massoneria”. E avverte: “Saremo puntigliosi nel vagliare ogni provvedimento dell’esecutivo, supportandone le istanze feconde per l’interesse collettivo”. Non è solo il Movimento Roosevelt sul piede di guerra contro la norma anti-massoni al governo. Lo stesso Grande Oriente d’Italia, in merito, più volte ha attaccato la clausola antimassonica presente nel contratto Lega-M5s. “È antidemocratica e anticostituzionale, non si può impedire la libertà di partecipazione alla vita pubblica”, dice il Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, lanciando un appello al Sergio Mattarella affinché “difenda i cittadini italiani, tutti”. Sul nome di Giuseppe Conte come premier, invece, Bisi sottolinea: “Non l’ho mai incrociato, l’ho visto su giornali e in tv. Chiederemo un incontro? Sì, lo abbiamo fatto anche con Di Maio”.

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