Meloni chiede unità nazionale alle opposizioni: “L’Italia deve parlare con una voce sola”. E chiude la porta all’isolamento

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni sceglie il Senato per trasformare la crisi in un’occasione politica. Non per minimizzarla — anzi, la definisce “tra le più complesse degli ultimi decenni” — ma per lanciare un appello che rovescia la logica dello scontro permanente: alle opposizioni chiede di “compattarsi” intorno al governo, affinché l’Italia “parli con una voce sola”. È la novità principale di un intervento costruito su tre assi: respingere le accuse, fissare i confini dell’impegno italiano, sollecitare una coesione trasversale che, dice lei stessa, non ha nulla di “unanimismo peloso”.

L’appello alle opposizioni

“Uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi.” La premier lo dice esplicitamente: non si tratta di neutralizzare il dissenso, ma di evitare che la “polarizzazione politica”, banalizzando, impedisca una riflessione profonda. L’Italia, sostiene Meloni, si trova “suo malgrado” a dover affrontare “uno dei tornanti più complessi della storia recente”, e farlo in solitudine sarebbe un errore politico prima ancora che strategico.

Le accuse respinte punto per punto

Meloni elenca e nega. Il governo non si è “sottratto al confronto parlamentare”. Non è “complice di decisioni altrui”. Non è “isolato in Europa”. Non è “colpevole delle conseguenze economiche” che la crisi produrrà su famiglie e imprese. Sono, dice, “tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia” dell’impegno profuso. A sostegno della propria posizione, rivendica di aver agito “con estrema cautela, in stretto raccordo con i partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo.” Il governo, insiste, “è al centro di ogni coordinamento internazionale”.

Diritto internazionale e basi militari

Su un punto, la premier concede alle opposizioni una parte del terreno contestato: le operazioni militari degli Stati Uniti e di Israele “si collocano fuori dal diritto internazionale.” L’Italia, precisa, “non vi prende parte e non vi intende prendere parte.” Quanto alle basi militari, la linea è quella della Spagna: rispetto degli accordi vigenti, nulla di più. Ma Meloni aggiunge una garanzia ulteriore: se dovesse arrivare una richiesta di utilizzo che eccede i trattati in essere, il governo rinuncerà alla facoltà — che pure avrebbe — di decidere autonomamente, e rimetterà la questione al voto delle Camere. È, nella sostanza, un impegno politico di non belligeranza parlamentare su un dossier ad altissima tensione.

“Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto”, conclude la premier. Ma aggiunge subito la clausola di riserva: anche se le opposizioni non risponderanno, “il governo continuerà a rappresentare l’Italia con autorevolezza, serietà e abnegazione”. La porta è aperta. Il governo, in ogni caso, non aspetta.