Giorgia Meloni
L’Italia è “interessata” e “disponibile” a partecipare al “Board of peace” per Gaza lanciato da Donald Trump. Ma non firmerà domani a Davos. Il motivo è una possibile incompatibilità tra alcuni articoli dello statuto del nuovo organismo e l’articolo 11 della Costituzione italiana. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta a “Porta a Porta” per i trent’anni del programma. Un freno giuridico che impone una pausa di riflessione, mentre il premier americano si appresta a lanciare formalmente l’iniziativa in Svizzera. La posizione del governo, dunque, è di apertura cauta. Si valuteranno gli aggiustamenti necessari, ma senza fretta. L’assenza italiana alla cerimonia di domani è già decisa.
“La posizione dell’Italia è una posizione di apertura”, ha esordito Meloni. “Però c’è un problema costituzionale che non ci consente di firmare domani. Ci serve più tempo”. Il nodo, spiegato dalla premier, risiede nell’articolo 11 della Carta, “per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati e questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”. Un esame tecnico-giuridico è quindi indispensabile prima di qualsiasi impegno formale. Nonostante questo scoglio, il giudizio sul Board è positivo. “Noi siamo aperti, disponibili e interessati”, ha ribadito. “Non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia, ma secondo me anche da parte dell’Europa, quella di auto-escludersi da un organismo che comunque è interessante”.
Meloni ha quindi affrontato e respinto le critiche legate alla presenza, nell’organismo, di Vladimir Putin. “In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare, ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi: la Russia siede nelle Nazioni Unite, nel Consiglio di Sicurezza, al G20”, ha argomentato. “Il sistema multilaterale nasce per quello. Quindi la questione si può valutare politicamente ma non è niente di nuovo, niente di strano”. Una visione realpolitik che scavalca le obiezioni di principio. Sul fronte dei rapporti con l’amministrazione Trump, la premier ha invece rigettato con forza l’etichetta di remissività. “Io cerco accordi e faccio quello che è giusto per la nostra nazione”, ha dichiarato, rivendicando una linea autonoma ma pragmatica.
“Vogliamo rompere le alleanze con gli alleati storici, chiudere le basi americane in Italia? Uscire dalla Nato? In politica estera le scelte hanno delle conseguenze”, ha osservato, dipingendo la collaborazione con Washington come una necessità strategica non negoziabile. Riguardo alle recenti dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia, Meloni si è detta non stupita. “Lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Usa invadano militarmente la Groenlandia. Tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere”. La questione, ha sottolineato, “va trattata nell’ambito dell’Alleanza atlantica”. Il vero problema, secondo la presidente del Consiglio, è un altro: “C’è, tra Ue e Usa, un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare”.
Nella lunga intervista, Meloni ha toccato anche altri dossier caldi, a partire dalla questione migratoria. Tornando a criticare le “sentenze ideologiche dei giudici” che hanno bloccato i centri di trattenimento in Albania, ha rimarcato l’impegno del governo a trovare soluzioni alternative. Sul fronte della sicurezza interna, ha anticipato che l’esecutivo sta lavorando a un nuovo pacchetto di misure. Tra le ipotesi sul tavolo, l’istituzione di “zone rosse” intorno alle stazioni ferroviarie, per aumentare il controllo e prevenire il degrado. Un provvedimento che si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento delle forze dell’ordine.
Tuttavia, l’azione legislativa si scontra, a suo dire, con un clima giudiziario sfavorevole. La premier ha lanciato un’accusa precisa: non serve assumere nuovi poliziotti se poi il loro lavoro viene “mortificato” da alcune decisioni della magistratura. Facendo esplicito riferimento alla sentenza di ieri del Tar della Lombardia, che ha annullato alcune sanzioni per degrado, Meloni ha denunciato una “contrapposizione” che indebolisce l’efficacia delle politiche di sicurezza. Un governo che procede su due binari, quindi: la cauta apertura sulla scena internazionale e il pugno duro su fronti interni come immigrazione e ordine pubblico. Con un occhio sempre vigile ai vincoli costituzionali e alle alleanze strategiche.