Referendum, Meloni in campo per il sì. Comizio a Milano e decreto carburanti, la settimana più densa del governo

A due settimane dal voto referendario sulla separazione delle carriere, la premier pubblica un lungo intervento social per smontare le “bufale” sulla riforma costituzionale e giovedì interverrà di persona al Teatro Parenti; in parallelo, l’esecutivo prepara misure sulle accise per far fronte ai rincari energetici innescati dagli scontri nel Golfo.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

A due settimane dal referendum sulla separazione delle carriere nella magistratura, fissato per il 23 marzo, Giorgia Meloni entra direttamente in campagna. Lo fa con un video di tredici minuti pubblicato sui social: una difesa sistematica della riforma Meloni-Nordio contro quelle che la premier definisce “banalizzazioni” e “bufale”.

La settimana si preannuncia fitta: domani, Consiglio dei ministri con i primi interventi sul prezzo della benzina; mercoledì, comunicazioni alle Camere in vista del prossimo Consiglio europeo, allargato al dossier del Golfo; giovedì, comizio a Milano al Teatro Parenti.

La tesi: le correnti, non il governo

Su una terrazza con i tetti del centro storico di Roma alle spalle, Meloni imposta la propria argomentazione su un asse preciso. La riforma, sostiene, non stringe il controllo dell’esecutivo sui magistrati: fa l’opposto, li emancipa dal condizionamento delle correnti interne alla magistratura. “I magistrati saranno liberi da tutti”, è la sintesi che ripete. L’obiettivo dichiarato è che la magistratura “recuperi il prestigio compromesso”. Definisce “fantascienza” e “menzogna” la lettura della sinistra, e rivendica il sostegno di “moltissimi magistrati, anche se alcuni non lo dichiarano pubblicamente”.

Sul fronte opposto, quella che Meloni chiama “la trappola”: l’invito di una parte dell’opposizione a votare no per mandare a casa il governo. La risposta è netta: “Il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No”. Chi agita quella prospettiva, argomenta la premier, “usa lo scudo del governo perché non vuole una riforma sacrosanta”.

Milano, 12 marzo: la prova del palco

La presenza di Meloni al Teatro Parenti di Milano, giovedì 12 marzo alle 15, è confermata. L’evento, intitolato “Una riforma che fa giustizia”, è organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia di Camera e Senato. La scelta di schierarsi in prima fila risponde a una precisa valutazione strategica: la crisi internazionale — gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran, la risposta di Teheran, la destabilizzazione dell’area del Golfo — rischia di oscurare il referendum nell’agenda pubblica e di scoraggiare la partecipazione al voto. Diversi sondaggisti segnalano che questo scenario favorisce il fronte del no, strutturalmente avvantaggiato da un’astensione elevata.

Accise, carburanti e il Cdm di domani

In parallelo alla campagna referendaria, il governo lavora a un intervento sul caro-carburanti, direttamente conseguente all’escalation militare nel Golfo. Sabato sera, in un videomessaggio, Meloni aveva già anticipato la direzione: “Stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile.” Una risposta anche alla richiesta avanzata dalla segretaria del Pd Elly Schlein.

Il provvedimento potrebbe approdare domani nel Consiglio dei ministri, non ancora convocato ufficialmente. La mossa ha una doppia valenza: tecnica, sul contenimento dei prezzi; politica, come gesto distensivo in una settimana segnata dallo scontro totale tra maggioranza e opposizione sul referendum.

L’urgenza del decreto carburanti, tuttavia, rischia di far slittare l’approvazione del primo decreto del Piano Casa, annunciato dal ministro Matteo Salvini al question time della scorsa settimana. Quel provvedimento mette a disposizione delle aziende casa delle Aler e delle Ater circa 950 milioni di euro, destinati esclusivamente alla manutenzione e al recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alle famiglie perché non a norma.