Meloni: no scontro con magistratura ma farò riforma. E prende distanze da La Russa

Meloni: no scontro con magistratura ma farò riforma. E prende distanze da La Russa
Giorgia Meloni
12 luglio 2023

Giorgia Meloni assicura di non voler “alcun conflitto” con la magistratura anche se mette la faccia sulla nota off di Palazzo Chigi in cui si accusava parte della magistratura di fare “opposizione” e “campagna elettorale” e, per la prima volta, parla del caso La Russa, prendendo le distanze dal presidente del Senato suo fedelissimo. Dopo giorni di silenzio, la presidente del Consiglio è tornata a parlare a Vilnius, in una conferenza stampa al termine del vertice Nato. Ma al di là delle questioni geopolitiche, molte delle domande – naturalmente – si sono incentrate sul tema della giustizia e sui tre casi che nelle ultime settimane hanno creato imbarazzo al governo: quello della ministra del Turismo Daniela Santanchè, quello del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e infine quello del figlio di La Russa, accusato di stupro, e della ‘difesa’ messa in campo dal padre. Tutti deflagrati proprio mentre il governo ha varato la prima parte della riforma della Giustizia.

 

“Consiglio prudenza”

Meloni a Vilnius garantisce che “non c’è nessun conflitto con la magistratura, sicuramente non da parte mia”, ma assicura anche che “abbiamo un programma chiaro” che prevede la separazione delle carriere “e lo realizzeremo”. Se da un lato, quindi, la premier sembra voler stemperare le tensioni, dall’altro rincara la dose contro quei magistrati dell’Anm che rilasciano “dichiarazioni un po’ apocalittiche come a dire ‘noi siamo i guardiani del bene contro il male'”. Per Meloni sbaglia chi mette “insieme quel che è nel programma del governo e i casi specifici” e quindi “consiglio prudenza”. Sui tre casi specifici, la premier difende a spada tratta Delmastro, per il quale il Gip ha chiesto al Pm l’imputazione coatta. Per lei è una “questione politica” (che “riguarda un esponente del governo nell’esercizio del suo mandato”) perché i casi in cui questo avviene sono “irrilevanti sul piano statistico”. Per Meloni “il giudice non dovrebbe sostitursi al Pm formulando l’imputazione quando il Pm non intende esercitare l’azione penale”.

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Il caso Santanchè

Difesa (un po’ meno netta) anche per Santanchè: la sua “è una questione extrapolitica” che “non riguarda il suo ruolo di ministro che sta svolgendo molto bene. La questione è complessa, va vista nel merito e il merito compete alle aule di tribunale non alle trasmissioni tv”. Comunque, assicura, “un avviso di garanzia non determina in automatico le dimissioni di un ministro”. In entrambi i casi sono parole che non rappresentano novità rispetto a quello che era il suo pensiero conosciuto. Invece per la prima volta la presidente del Consiglio parla del caso di Leonardo Apache La Russa e dalla reazione del padre che, tra le altre cose, aveva sollevato “molti interrogativi” su “una denuncia presentata dopo quaranta giorni” con un racconto che lascia “molti dubbi”. “Comprendo molto bene da madre la sofferenza del presidente del Senato”, dice Meloni, ma “non sarei intervenuta nel merito della vicenda. Io tendo a solidarizzare per natura con una ragazza che ritiene di denunciare e non mi pongo il problema dei tempi”.

 

Meloni al Quirinale

Poi naturalmente “bisogna andare nel merito di cosa accaduto” ma “mi auguro che la politica possa starne fuori”. Le affermazioni di Meloni da Vilnius, se avevano intenzione di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, non hanno sortito l’effetto desiderato, anzi. Per la segretaria Pd Elly Schlein Meloni “difende l’indifendibile” e “solamente per difendere i suoi sodali” mentre per Nicola Fratoianni (Avs) la premier “si arrampica sugli specchi”. In questo contesto, domani Meloni sarà al Quirinale per il Consiglio supremo di difesa ed è probabile che la riunione sia l’occasione per un colloquio a quattr’occhi con Sergio Mattarella che ha sulla scrivania il Ddl Nordio da firmare: un atto dovuto ma ancora non avvenuto. Ma certo le polemiche non aiuterebbero un esame sereno in Parlamento e per questo non si può escludere che il capo dello Stato esprima l’auspicio di un abbassamento dei toni.

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