Meloni vola a Stoccolma e Berlino, pressing su migranti ed economia

Meloni vola a Stoccolma e Berlino, pressing su migranti ed economia
Giorgia Meloni
3 febbraio 2023

Stoccolma e Berlino. Due capitali in un giorno, per cercare ‘alleati’ (o almeno non nemici) in vista del Consiglio europeo straordinario in programma il 9 e 10 febbraio a Bruxelles. La presidente del Consiglio sarà stamane a Stoccolma (la Svezia è presidente di turno dell’Ue) e nel pomeriggio a Berlino, paese trainante dell’Unione. I temi centrali saranno due: la gestione dei flussi migratori e il sostegno alla competitività economica, con la modifica delle regole sugli aiuti di Stato. Sul primo punto l’incontro più difficile è quello con il primo ministro svedese Ulf Kristersson; ma per quanto riguarda l’economia sarà centrale, e tutto in salita, il faccia a faccia con il cancelliere Olaf Scholz. Sui migranti l’Italia punta a un intervento europeo basato su tre pilastri: due nel breve periodo e l’altro di prospettiva. Meloni chiede una soluzione europea che prevede la difesa dei confini dell’Unione anche nella rotta del Mediterraneo centrale, supportando l’Italia, e una gestione veramente comune dell’accoglienza, per chi ha diritto a restare, e dei rimpatri.

In prospettiva, inoltre, Roma chiede che l’Europa sia più presente in Africa, per favorirne lo sviluppo e quindi disincentivare le partenze. Un progetto che la premier ha sintetizzato nel ‘Piano Mattei’: un modello di cooperazione “non predatorio”, come detto pochi giorni fa ad Algeri. Nell’agenda della presidenza svedese, però, non c’è una modifica dell’attuale sistema: “Non sarà siglato un patto sui migranti durante la presidenza svedese”, ha detto lo scorso mese al Financial Times Lars Danielsson, ambasciatore della rappresentanza svedese presso Bruxelles. A Kristersson Meloni spiegherà la posizione italiana, spingendo sulla necessità di evitare divisioni in Europa. Da parte sua il governo tedesco nelle scorse settimane aveva criticato la “linea dura” dell’Italia sulle Ong e si era detto disponibile ad accogliere, ma Scholz deve comunque fare i conti con un sistema al collasso, con 1,2 milioni di immigrati registrati negli ultimi dodici mesi (un milione solo dall’Ucraina).

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Sul dossier economico, l’Europa sta discutendo un pacchetto per contrastare gli effetti dell`’Inflaction reduction act’, il grande piano varato dal presidente Joe Biden per sostenere la competitività del sistema economico americano e che porta con sé, come conseguenza, un indebolimento del tessuto produttivo europeo. La risposta comunitaria passa, in primo luogo, per una riforma delle regole sugli aiuti di Stato, presentata dalla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Un intervento che non piace per niente a Meloni, che lo ha detto chiaramente lunedì nell’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. La riforma, infatti, prevedrebbe l’allentamento delle regole sugli aiuti, un fatto che potrebbe avvantaggiare Paesi, come Germania e Francia, che hanno maggiore capacità di spesa e penalizzare quelli che, come l’Italia, hanno un debito pubblico che lascia ridotti spazi di manovra.

Per Meloni serve grande “cautela” nella revisione delle norme per gli aiuti, garantendo “parità di condizioni” perchè altrimenti il rischio è di “indebolire il mercato unico”. Per la premier l’ottimo sarebbe arrivare a un Fondo sovrano europeo per sostenere gli investimenti, ma su questo pesa il fermo “no” di Berlino, con il sostegno degli altri Paesi “frugali”. Per questo l’incontro di domani con Scholz è fondamentale, ma anche molto complicato. Al contrario, su questo argomento, la premier dovrebbe avere buon gioco nel trovare il sostegno di Kristersson, che non ha gradito la proposta Vestager e che pochi giorni fa ha invitato ad “avviare una discussione concreta su come migliorare la produttività, come potenziare la competitività e come attrarre più aziende sulla base delle nostre capacità e non sulla base di norme sugli aiuti di Stato a lungo termine”. Terminata la doppia visita Meloni rientrerà a Roma. In programma da qui al Consiglio di Bruxelles ci sono altri contatti telefonici mentre gli ‘sherpa’ sono al lavoro per verificare l’opportunità di una missione a Parigi, per vedere Emmanuel Macron. Un appuntamento che potrebbe essere inserito proprio a ridosso del summit, ma che ancora è scritto a matita sull’agenda della premier.

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