Messina Denaro, arrestata la sorella: mafia affare di famiglia

3 marzo 2023

Una lunga lista di arresti e indagati. Un altro membro del clan Messina Denaro finisce in carcere. Nella notte è stata arrestata con l’accusa di associazione mafiosa, Rosalia Messina Denaro, 68 anni, una delle sorelle di Matteo. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe aiutato per anni il fratello a sottrarsi alla cattura e avrebbe gestito per suo conto la “cassa” della “famiglia” e la rete di trasmissione dei “pizzini”, consentendo così al capomafia di mantenere i rapporti con i suoi uomini durante la sua lunga latitanza. In carcere negli anni ci sono già finiti il marito di Rosalia, Filippo Guttadauro, che sconta l`ergastolo al 41 bis, ma anche il figlio Francesco, nipote dello zio Matteo, e il genero, Luca Bellomo scarcerato per fine pena pochi mesi fa, sposato con Lorenza Guttadauro, che dell`ex latitante è anche l`avvocato.

Rosalia – è la madre di Lorenza Guttadauro, avvocata scelta dal capomafia di Castelvetrano dal giorno successivo al suo arresto – è una delle quattro sorelle di Messina Denaro. Le altre sono Patrizia (sta scontando una condanna per mafia), Giovanna e Bice. I rispettivi mariti sono stati arrestati e condannati: Vincenzo Panicola, Gaspare Como e Rosario Allegra (oggi deceduto). A sigillare e completare il quadro familiare il fratello di Matteo, Salvatore Messina Denaro, che per un periodo ne avrebbe preso il posto alla guida del mandamento di Castelvetrano. Salvatore Messina Denaro è stato di recente scarcerato per fine pena.

L’arresto di oggi rientra nelle indagini che hanno consentito la cattura del padrino di Castelvetrano un mese e mezzo fa all’esterno di una clinica di Palermo, dove si recava per curare un tumore. Quel giorno finì agli arresti anche l’autista del boss, Giovanni Luppino, accusato di favoreggiamento a Cosa nostra. In carcere anche il geometra di Campobello di Mazara Andrea Bonafede, l’uomo che prestò la sua identità al boss e che ora deve rispondere di favoreggiamento alla mafia. Stesso destino per il medico Alfonso Tumbarello: a quest’ultimo, che prescriveva le ricette con le quali Messina Denaro aveva accesso alle cure del servizio sanitario pubblico, viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Carcere anche per un altro componente della catena di fiancheggiatori di Messina Denaro: si tratta di un altro Andrea Bonafede, cugino del geometra, anche lui di Campobello di Mazara, che consegnava le ricette mediche all’allora latitante. In questo caso l’accusa è di favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato la mafia.

Leggi anche:
In Nigeria crolla una scuola durante gli esami: 16 studenti uccisi

L’ordinanza 

“L’esito delle perquisizioni forniva inquietante notizia delle informazioni dettagliate di cui Rosalia, in epoca imprecisata, era venuta in possesso sul funzionamento delle telecamere installate dalla polizia giudiziaria per finalità investigative (classicamente oggetto delle costanti e ripetute attenzioni che notoriamente gli associati mafiosi pongono in essere per porre rimedio a dette attività d’indagine)”. È quanto scrive il gip di Palermo Alfredo Montalto nell’ordinanza di custodia cautelare. “Veniva infatti rinvenuto e sequestrato, sempre nella gamba di una sedia posta nel salone della casa di via Alberto Mario, un appunto redatto di pugno da Rosalia. In attesa di analizzarne più compiutamente il contenuto e i suoi possibili riferimenti – si legge – può da subito evidenziarsi che l’evidente tecnicismo lessicale utilizzato (ad esempio quando fa riferimento alle ‘cassette’ di rilancio segnale che vengono impiegate per occultare la trasmissione dei segnali audio e video), fa senza dubbio ipotizzare il potenziale coinvolgimento di appartenenti alle forze dell’ordine o di specialisti forniti di uno specifico know how nel settore, unici in possesso di tali preziose informazioni”. “In realtà, come si vedrà di seguito, dette informazioni erano state veicolate a «Rosetta» dallo stesso latitante, il quale evidentemente, venutone in possesso attraverso canali tutti da investigare, si era premurato di «girarle alla sorella, per fare in modo che ella, al pari degli altri appartenenti a Cosa nostra, adottasse ogni precauzione possibile per non essere scoperta” scrive ancora il gip.

I “pizzini”

Rosalia Messina Denaro aveva nascosto nell’intercapedine di una sedia un pizzino scritto dalla stessa sorella del boss, con la descrizione dettagliata delle condizioni di salute del fratello. Un foglietto che è stato scoperto dai carabinieri del Ros il 6 dicembre scorso, mentre piazzavano alcune cimici in casa sua, e che ha fornito agli investigatori gli elementi utili per scovare e arrestare il boss. In uno dei pizzini viene fuori che era tormentato dal mancato rapporto con la figlia il boss Matteo Messina Denaro. Nei pizzini ritrovati dai carabinieri del Ros nel suo covo di Campobello, il latitante si lasciava andare a degli sfoghi: “Ah, questa ragazza è cresciuta senza padre, lo arrestarono il padre quando lei era molto piccola. Dai conti che faccio è poco più grande di Lorenza, quindi stessa generazione, e sicuramente si conoscono arche perché andavano nello stesso liceo negli stessi anni. Quello che so di questa ragazza: è cresciuta con la madre, ha studiato, ha fatto il liceo scientifico, poi si è laureata in architettura credo, ed oggi lavora sfruttando la sua laurea”.

Leggi anche:
Migranti, la Finlandia approva una controversa legge. E' polemica

“Fu sempre fidanzata con lo stesso ragazzo – scrive ancora l’ex latitante – un paio di anni fa si è sposata con lo stesso, e la scorsa estate ha avuto una bambina. Vi ho raccontato la storia di lei perché ha fatto il necrologio, ma vi potrei raccontare la storia di tante con il padre assente e della stessa generazione, perché sono informato di tutte quelle a cui manca il padre. Ebbene, nessuno ha fatto la fine di Lorenza, sono tutte sistemate, che voglio dire? È l`ambiente in cui cresci che ti forma, e lei è cresciuta molo male. La mancanza del padre non è di per sè motivo di degenerazione educativa, è solo Lorenza che è degenerata nell`intimo, le altre di cui so sono tutte cresciute onestamente”, conclude il boss in suo pizzino”.

“Essere incriminati di mafiosità, arrivati a questo punto, lo ritengo un onore. Siamo stati perseguitati come fossimo canaglie, trattati come se non fossimo della razza umana. Siamo diventati una etnia da cancellare, eppure siamo figli di questa terra di Sicilia, stanchi di essere sopraffatti da uno Stato, prima piemontese e poi romano, che non riconosciamo”. Questo il contenuto di un altro pizzino scritto dal boss Matteo Messina Denaro e ritrovato dagli inquirenti che indagano sulla rete di fiancheggiatori del capomafia di Castelvetrano. Il messaggio era indirizzato alla sorella Patrizia e al nipote Francesco. Oggi la sorella Rosalia è finita in arresto per associazione mafiosa. “Siamo siciliani e tali volevamo restare – ancora il testo -. Hanno costruito una grande bugia per il popolo, noi il male loro il bene. Hanno affamato la nostra terra con questa bugia”. E ancora: “Ogni volta che c’è un nuovo arresto si allarga l’albo degli uomini e donne che soffrono per questa terra, si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciar passare l’insulto, l’infamia, l’oppressione, la violenza. Questo siamo ed un giorno ne sono convinto tutto ci sarà riconosciuto. E la storia ci restituirà quello che ci hanno tolto in vita”. In sostanza, è fondamentale il pizzino di Rosalia Messina Denaro per arrestare il fratello Matteo.

Leggi anche:
In Nigeria crolla una scuola durante gli esami: 16 studenti uccisi

Le reazioni

 “L’arresto di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo, dimostra, ancora una volta, la grande forza, determinazione e capacità quotidiane dello Stato, con le forze dell’ordine e la magistratura, nel voler sradicare il fenomeno mafioso. Un nuovo plauso va ai Carabinieri e alla Procura di Palermo che, grazie ad accurate e capillari indagini, hanno messo un ulteriore tassello nella lotta a Cosa nostra”. Lo dice in una nota il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani.

“Complimenti agli inquirenti e alle forze dell`ordine che stanno smantellando con determinazione tutta la rete di sostegno che ha consentito la latitanza di Matteo Messina Denaro. E’ l’ulteriore conferma del fatto che per l`arresto del boss non c`è stata alcuna ‘consegna’ o ‘patto’: l’operazione è un successo vero dello Stato sulla mafia. Lo Stato non solo non arretra, ma prosegue senza tregua a lavorare per sconfiggere la criminalità”. E’ quanto afferma il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli.

L’arresto della sorella del boss mafioso Matteo Messina Denaro è un messaggio di fiducia, forza e sparanza all’Italia perbene. Lo ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto a un convegno sulle infrastrutture. “Il merito – ha detto Salvini – più che del Governo è dello Stato. Le pubbliche istituzioni non sono al servizio di questa o quella maggiorana politica, ma del paese. Quindi ringrazio chi ha reso giustizia a tante vittime di mafia, arrestando Matteo Massina Denaro, sorella, congiunti, complici, prestanome e faccendieri vari. Il che è un messaggio di speranza per i tanti cittadini, per le tante donne e uomini in divisa, per i tanti imprenditori sotto ricatto che si sono ribellati. Quindi grazie al sistema Sicilia, al sistema Italia, che anche questa mattina ha dato forza, fiducia e speranza all’Italia perbene”.

Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it


Commenti