Un missile balistico lanciato dall’Iran e intercettato dalla difesa aerea della Nato nel Mediterraneo orientale. I detriti caduti nella provincia turca di Hatay, al confine con la Siria. Nessuna vittima, per ora. Ma l’episodio segna un salto qualitativo nel conflitto scatenato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele all’Iran: per la prima volta, un ordigno di Teheran penetra nello spazio aereo di un membro dell’Alleanza Atlantica. Washington esclude, almeno in via immediata, l’attivazione dell’Articolo 5. Ankara si riserva il diritto di risposta. A più di mille chilometri di distanza, la Farnesina lavora per rimpatriare tremila italiani bloccati alle Maldive. Il ministro Tajani parla di “tensione che si allenta”, ma il bilancio delle vittime civili in Iran supera ormai quota mille.
Il ministero della Difesa turco ha reso nota l’intercettazione con una dichiarazione ufficiale. Il missile ha attraversato lo spazio aereo di Iraq e Siria prima di essere abbattuto dai sistemi missilistici della Nato nel Mediterraneo orientale. I resti sono precipitati nella provincia di Hatay, nel sud del Paese, in prossimità del confine siriano. Il ministero non ha indicato quale fosse il possibile obiettivo dell’ordigno. Nessuna vittima, nessun danno strutturale segnalato.
L’episodio assume un rilievo che va oltre la cronaca militare. La Turchia condivide con l’Iran un confine di circa cinquecento chilometri ed è membro a pieno titolo della Nato. Un attacco deliberato contro il territorio turco configurerebbe una grave escalation, con il rischio concreto di coinvolgere l’Alleanza Atlantica in modo diretto nelle operazioni belliche. Il segretario americano alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato oggi che “non c’è l’impressione” che l’intercettazione “porti ad attivare l’Articolo 5”. Una formulazione cauta, non una chiusura definitiva.
La dichiarazione del ministero della Difesa turco non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Ankara “si riserva il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile contro il nostro Paese” e ha annunciato consultazioni urgenti con gli alleati dell’Alleanza. La Nato ha risposto esprimendo solidarietà alla Turchia, condannando gli attacchi iraniani nella regione e ribadendo che la propria postura di deterrenza e difesa — incluso il settore della difesa missilistica — rimane pienamente operativa.
Secondo fonti turche, il missile potrebbe essere parte della più ampia campagna di ritorsione che Teheran ha lanciato contro i Paesi che ospitano basi o personale militare statunitense. In Turchia si trova la base aerea di Incirlik, che accoglie un importante contingente dell’aeronautica degli Stati Uniti. Va tuttavia ricordato che Ankara aveva dichiarato nei giorni scorsi di non voler consentire l’utilizzo del proprio spazio aereo per operazioni contro l’Iran. Una posizione ora messa alla prova dai fatti.
L’intercettazione turca si inscrive in un quadro regionale in rapido deterioramento. Attacchi missilistici e con droni iraniani hanno colpito Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Israele. In parallelo, l’aviazione statunitense e israeliana prosegue i bombardamenti su obiettivi militari e infrastrutture in territorio iraniano. La spirale di rappresaglie non accenna a rallentare.
Sul fronte libanese, l’esercito israeliano ha intimato ai rappresentanti del regime iraniano ancora presenti nel Paese di lasciarlo entro ventiquattro ore, avvertendo del rischio di essere presi di mira. Teheran ha risposto per voce del portavoce delle forze armate Abolfazl Shekarchi: un attacco israeliano alla missione diplomatica iraniana a Beirut “ci costringerà a rendere tutte le ambasciate israeliane nel mondo un obiettivo legittimo”. Una minaccia che allarga potenzialmente il perimetro del conflitto a scala globale.
Sul piano diplomatico italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito di una telefonata con il Segretario di Stato Marco Rubio. La task force della Farnesina, composta da cinquanta persone, riceve tra le cento e le centocinquanta chiamate al giorno: il volume delle richieste è in calo, segnala Tajani, che parla di una tensione “in fase di allentamento”. Oggi il ministro riferirà in Parlamento insieme al collega della Difesa Guido Crosetto.
Sul fronte consolare, l’Italia ha rinforzato la propria presenza alle Maldive — dove opera un solo console onorario — inviando due funzionari e un carabiniere. Circa tremila connazionali si trovano nell’arcipelago in attesa di rientrare: la Farnesina lavora per organizzare voli charter e collegamenti aggiuntivi. È stato inoltre assicurato l’invio di medicinali richiesti dalla comunità italiana nella zona.
Il bilancio umano del conflitto, intanto, si aggrava. Almeno 1.097 civili sono morti in Iran dall’inizio degli attacchi israeliani e americani, avviati il 28 febbraio scorso. Lo certifica l’organizzazione non governativa Hrana, con sede negli Stati Uniti, che precisa come tra le vittime figurino 181 bambini al di sotto dei dieci anni. Altri 880 decessi sarebbero in fase di verifica. I feriti civili hanno raggiunto quota 5.402, tra cui cento minori.