Mondiali. Allegri in pole, Mancini e Spalletti sperano

Si chiude un ciclo, se ne sta per aprire un altro. Dal nuovo presidente al ct. Mica roba da poco perché il 9 settembre c’è la prima gara delle qualificazioni per l’Europeo 2016 in Norvegia. In ballo anche un’amichevole con gli inglesi o gli olandesi. Ancor prima di quelle date dovrà essere stato scelto il nuovo ct. C’è bisogno di aria nuova, inutile negarlo, ci vorrà un presidente che porti una ventata di aria fresca, di rinnovamento. Ecco perché dei tanti nomi che circolano, taluni sono destinati a spegnersi sul nascere. Non potranno essere Zaccheroni né tantomeno Sacchi, altrimenti non c’è nuovo che avanza. Il sogno si chiama Carlo Ancelotti ma dopo la vittoria della Decima con il Real Madrid e la prospettiva di poter aprire un ciclo, il presidente Perez non lo lascerà partire per nessunissima ragione al mondo. In piedi restano tre pisti, tutte intriganti e percorribili che chiano in causa Luciano Spalletti, Roberto Mancini e Massimiliano Allegri. Con i primi due che hanno da poco chiuso le avventure in Russia e Turchia, pagati a peso d’oro e che per l’azzurro dovrebbe abbassarsi, e non di poco, il tetto del loro stipendio. Mai dire mai. Spalletti ha fatto benissimo alla Roma e altrettanto con lo Zenit, ha carattere e idee. Mancini si è dimesso dal Galatasaray e non ha mai nascosto di sognare la nazionale.

Ma soprattutto c’è Massimiliano Allegri, libero dal Milan dove ha vinto uno scudetto prima che la società gli cedesse i pezzi migliori e che, nonostante tutto, è sempre riuscito a portare la squadra in Champions, prima dell’esonero che non sortito, per i rossoneri, effetti colorati di rosa. Proprio per questo Allegri parte in pole. È stimato e ha tutto per far bene. In fondo anche al calcio serve un rottamatore. Via il vecchio e spazio al nuovo che avanza. Abbiamo tanti personaggi (Maldini, De Piero, Cannavaro) che potrebbero portare quell’auspicata ventata di aria nuova, di freschezza nello staff azzurro, con l’aggiunta di un tecnico giovane, serio e preparato. Uno staff dove si parli più di calcio, di programmi, di progetti. Non certo di codice etico. Per quello abbiamo già dato. E pagato pure a caro prezzo. Intanto Prandelli ieri ha ricevuto un messaggio del suo amico premier Matteo Renzi e ha spiegato che non intende prendersi un anno sabbatico. Ha incassato poi i complimenti di Camoranesi che ha detto che “all’estero l’immagine della nazionale non è catenacciara e il merito è di Prandelli”. Già, l’estero. Idea intrigante, e se si apre una porta, non la farà certo chiudere. (Il Tempo)

 

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