Politica

Il premier Milo Djukanovic eletto presidente del Montenegro

Il premier filo-occidentale montenegrino Milo Djukanovic e’ stato eletto presidente al primo turno. I risultati assegnano a Djukanovic il 54,2% rispetto al 33,3% andato a Mladen Bojanic, il principale sfidante fra gli altri sei candidati, appoggiato da gran parte delle opposizioni. Bojanic ha subito dichiarato sconfitta: “Il Montenegro ha scelto quel che ha scelto”. In lizza per la prima volta vi era una donna, Draginja Vuksanovic, socialdemocratica, alla quale é andato l’8,1%. L’affluenza alle urne é risultata di circa il 64%. “Djukanovic e’ il nuovo presidente del Montenegro…non ci sara’ un ballottaggio”, ha annunciato il leader del partito Social Democratico Milos Nikolic.

Se i dati verranno ufficializzati, si tratta di un risultato storico per Djukanovic, il politico più potente e popolare del piccolo Paese balcanico, sicuramente il più longevo della sua storia recente essendo in sella da quasi tre decenni. Djukanovic, 56 anni, divenne infatti per la prima volta premier del Montenegro nel 1991 a soli 29 anni. E da allora è rimasto ininterrottamente alla ribalta politica ricoprendo per sei volte la carica di capo del governo e una quella di presidente. Questa sarà la seconda volta come capo dello Stato, ruolo meramente cerimoniale, attualmente in mano a Filip Vujanovic, e che invece con Djukanovic si trasformerà in un posto di potere. Sia i suoi sostenitori che i suoi oppositori lo considerano il “boss” del Paese.

Il salario medio si aggira intorno ai 500 euro al mese

In Montenegro oggi s’è votato per le presidenziali, in un clima di guerra tra gang e alta disoccupazione. Djukanovic è un europeista convinto oltre l’artefice dell’indipendenza del Paese balcanico dalla Serbia dagli anni Novanta in poi. Il Montenegro, piccolo stato affacciato sull’Adriatico, con appena 620mila abitanti, è candidato all’adesione all’Unione europea dopo aver aderito alla Nato nel 2017. Insieme alla Serbia, Podgorica potrebbe aderire all’Ue nel 2025. Nell’ultimo report della Commissione sui progressi del Paese, Bruxelles ha indicato che il Montenegro deve continuare i suoi sforzi nella lotta al crimine organizzato, in particolare il traffico di esseri umani, il riciclaggio di denaro e il contrabbando di sigarette al porto di Bar. Djukanovic, figura chiave del Paese, promotore di questo avvicinamento all’Occidente, è sopravvissuto a leader suoi contemporanei, come il serbo Slobodan Milosevic, il croato Franjo Tudjman e il bosniaco Alija Izetbegovic, restando influente e ai vertici del comando sin da quando nel 1991 divenne premier con il sostegno di Milosevic, da cui poi prese le distanze per avvicinarsi all’Occidente.

Sul fronte politico, l’opposizione accusa Djukanovic di essere responsabile della situazione economica del Montenegro, dove il salario medio si aggira intorno ai 500 euro al mese e la disoccupazione supera il 20%. Il Montenegro non ha una sua moneta: dal 1999 ha iniziato a usare il marco tedesco ed è passata all’euro nel 2002, quattro anni prima dell’indipendenza dalla Serbia. La principale spinta di crescita del piccolo Paese è il turismo, con i 300 chilometri di costa e destinazioni come Budva e Kotor, inserite nella lista del patrimonio Unesco, cariche di turisti, ma anche di trafficanti di droga, uno dei principali problemi da affrontare nel Paese.

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