Nel mirino di Renzi le municipalizzate: 8mila imprese e 35mila poltrone. Previsti risparmi per 3 miliardi

Il governo mette nel mirino le municipalizzate. Il commissario alla spending Carlo Cottarelli presenta oggi il piano che punta a ridurre il numero delle municipalizzate da 8 mila a mille in tre anni, stimando, a regime, risparmi di spesa per 2-3 miliardi di euro. Ma il governo studia un radicale intervento su società, consorzi e fondazioni degli enti locali anche per allargare il processo di privatizzazione. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, la settimana scorsa ha annunciato che dopo Poste e Enav le municipalizzate possono essere l’ultima frontiera della vendita di asset pubblici. Il responsabile dell’economia pensa a un sistema di incentivi normativi e fiscali per favorire il processo di razionalizzazione e valorizzazione. Ma anche norme che consentano agli enti locali più virtuosi sul fronte privatizzazioni l’uscita progressiva dal patto di stabilità interno.

Anche il governo Renzi parte all’assalto del moloch delle società che fanno capo a comuni, province e regioni per mettere ordine a un sistema di enormi dimensioni e molto variegato lungo la penisola. Impresa non semplice, come lascia intendere il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che definisce le municipalizzate “il vero scandalo del paese in quanto abbeveratoio della politica”. Finora la galassia di quasi 8 mila imprese controllate dagli enti locali si è dimostrata una giungla difficile da disboscare. Prima il governo Monti e poi quello guidato da Enrico Letta hanno varato norme con l’intento di ridurre in modo significativo il numero delle municipalizzate con risultati meno che modesti tra modifiche legislative, passi indietro e sentenze della Corte Costituzionale.
La mappa più dettagliata e aggiornata sulle municipalizzate è quella realizzata dalla Corte dei conti. Il totale degli organismi partecipati dagli enti locali ammonta (a fine aprile 2014) a 7.472. Di questi 356 risultano cessati e 730 in liquidazione. Quelli attivi pertanto sono 6.386 di cui 5.258 società. L’analisi della magistratura contabile ha riguardato tuttavia un insieme di 4.264 organismi per i quali sono presenti i dati di bilancio 2012.

Questa galassia ha generato 38,1 miliardi di euro come valore della produzione di cui 26,3 miliardi nei servizi di pubblica utilità come trasporti, acqua, rifiuti ed energia elettrica. Gli altri 11,7 miliardi arrivano dai cosiddetti servizi strumentali (il 66% del totale degli organismi censiti) che spaziano da agricoltura e pesca a attività finanziarie. Già nel 2007 il governo Prodi interviene sulla materia delle municipalizzate introducendo l’obbligo di dismissione da parte degli enti locali delle partecipazioni in società, consorzi e fondazioni con finalità diverse da quelle istituzionali. Poi è stata la volta del governo Monti che ha posto vincoli più stringenti nei confronti delle società partecipate dagli enti locali che svolgono servizi strumentali. Per le società che realizzano oltre il 90% del fatturato da prestazioni a favore delle pubbliche amministrazioni erano state individuate tre alternative: scioglimento, vendita della partecipazione, ristrutturazione sulla base di un piano che doveva avere l’ok de commissario alla spending review.

L’anno scorso tuttavia la legge di stabilità cancellò quelle disposizioni per cui la dismissione non era più un obbligo per l’ente proprietario. Intervento necessario anche alla luce della sentenza della Consulta secondo la quale la soppressione di società per legge potrebbe mettere a rischio lo svolgimento delle funzioni strumentali. La legge di stabilità per il 2014 tuttavia ha introdotto una maggiore attenzione sui risultati d’esercizio delle municipalizzate prevedendo la liquidazione per le società e istituzioni “in housè’ in caso di perdite conseguite per quattro volte negli ultimi cinque anni. L’analisi delle performance economiche mostra una realtà molto variegata. Gli utili realizzati ammontano a 2,2 miliardi mentre le perdite si fermano a 1,2 miliardi. La prevalenza delle perdite sugli utili caratterizza le partecipate di Umbria, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Per la Calabria il saldo netto è negativo per oltre 13 milioni, 14 per la Campania, 20 milioni per la Puglia e 46 milioni per la Sicilia.

La regione più virtuosa è l’Emilia Romagna dove le perdite ammontano a 139 milioni ma l’utile supera i 513 milioni con un saldo positivo di quasi 400 milioni di euro. Quasi 170 milioni il saldo positivo per la Lombardia, quasi 100 milioni per Toscana e Liguria e 80 milioni per il Lazio. L’analisi della Corte dei conti ha rivelato inoltre che le maggiori perdite d’esercizio si riscontrano nelle partecipate pubbliche al 100% rispetto al totale. Utili per 350 milioni rispetto a perdite superiori a 500 milioni con i saldi peggiori per Lombardia (-67 milioni), Lazio (-64 milioni). Tra le poche eccezioni la regione Marche con perdite per 1,5 milioni e profitti superiori a 25 milioni.

Nei consigli di amministrazione delle partecipate locali c’è un esercito di circa 37.000 cariche. Il costo pro quota per il settore pubblico è stimabile in circa 450 milioni di euro. Il numero di amministratori – circa 26.500 – è inferiore alle cariche, perché non sono rari i casi di persone che ne ricoprono più di una. In marito, il Piano Cottarelli propone  “l`ulteriore riduzione del numero dei consiglieri di amministrazione, salvo alcune specifiche deroghe; l`ulteriore limitazione dei compensi degli organi di gestione sulla base della complessità della realtà societarie e della presenza di deleghe; la valorizzazione degli elementi di competenza e indipendenza nella scelta degli amministratori”. I possibili risparmi stimati sono, adottando ipotesi prudenziali, nell`ordine di almeno 30 milioni.

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