Musica digitale a prezzi bassi

Non bisogna aspettare il Pono di Neil Young o spendere cifre astronomiche per ascoltare meglio. Ecco qualche piccolo consiglio su come fare

Fatevene una ragione: chi produce hardware se ne frega della musica e di come la ascoltate. Il video? Chi ha la qualità migliore di schermi e schede grafiche vince sul mercato. Ma quasi tutti i produttori di computer, smartphone e tablet vanno al risparmio quando si parla di componenti audio, dalle schede alle cuffie. Tanto poi si ascolta la musica in MP3 o in streaming, che è un formato già ipercompresso e scarso di suo. Non lo dice solo Neil Young: è un dato di fatto.

Ben prima che il rocker riportasse la questione al centro dell’attenzione con il lancio di Pono, il suo lettore ad alta definizione, abbiamo fatto un compromesso: comodità, trasportabilità, accessibilità della musica in cambio di una (grossa) parte della qualità di Cd, Vinili etc. Ci siamo abituati senza accorgercene, e per molti va bene così. Per chi vuole invece fare un salto di qualità, ci sono alcune semplici scelte che richiedono un budget tutto sommato limitato. E senza spendere cifre folli in ogni tipo di attrezzatura. Ma, fidatevi: alcune di queste scelte possono cambiare il modo in cui ascoltate la musica digitale, facendovi scoprire dettagli sonori di cui non conoscevate neanche l’esistenza.

Le cuffie

Inevitabile punto di partenza: gli auricolari che vengono forniti con quasi tutti i riproduttori digitali fanno schifo o poco meno, per dirla elegantemente. Infatti in questo campo si è cerato un mercato ancora più affollato e florido di quanto già non fosse prima del digitale. Non esistono le cuffie giuste in assoluto – è una scelta soggettiva. Sui forum degli audiofili ci sono infinite discussioni su quale abbia la resa migliore: non serve spendere le cifre astronomiche di certi marchi che sono più status symbol, marketing (e tanti, tanti bassi) che qualità sonora, bastano un centinaio di euro e si comprano delle cuffie di ottima qualità, che migliorano notevolmente l’ascolto.

La scelta è tra tre tipi: le in-ear, ovvero cuffie auricolari che isolano dall’esterno entrando dentro l’orecchio. Permettono di apprezzare i dettagli. Ma, impressione personale, alla lunga possono essere scomode. Le cuffie “aperte”: più grandi, più comode, migliori come qualità. Però hanno un padiglione che lascia passare la musica (e quindi può dare noia a chi vi sta di fianco, a casa o in ufficio). Le cuffie “chiuse” invece non lasciano passare il suono all’esterno, vi isolano meccanicamente (coprendo del tutto – “over ear” – o parzialmente – “on ear” – l’orecchio). Alcune hanno dei sistemi di isolamento sonoro non solo meccanico, ma un vero e proprio filtro (come le Bose). Le marche più accreditate, tutte con modelli che vanno dai 50€ in su, sono Grado, Beyerdinamic, Senheiser, AudioTechnica. Ma anche produttori consumer come Sony, Philips hanno in catalogo prodotti con buon rapporto qualità prezzo.

DAC e amplificatori per cuffie

Ogni hardware ha un componente elettronico che converte gli zero e uno digitale in onde sonore analogiche, un DAC, “Digital-to-analog” converter. Quelli di computer, tablet, smartphone sono generalmente di media-bassa qualità, ma ne esistono di esterni, da collegare via USB, che bypassano quello originale e fungono da schede audio esterne, con annesso amplificatore. La qualità fa un salto notevole: il suono è più profondo, definito, brillante. Se ne trovano per tutte le tasche da poche decine di euro in su. La maggior parte ha uscite “di linea” per collegare il computer allo stereo, molti hanno anche (o solo) uscite per cuffie. Alcuni si possono collegare anche a telefonini e tablet tramite USB (o lightining su Apple), ma quelli specifici per i gadget portatili costano nettamente di più.

Una scelta ancora più semplice, economica ma comunque di buona resa è un amplificatore per cuffie senza DAC: il suono esce comunque più potente e più definito e permette di gestire cuffie che richiedono anche maggiore potenza e precisione. Le marche più accreditate sono HRT, Fiio, Arcam.

I file ad alta definizione

Gli MP3, i loro vari epigoni (come l’AAC di Apple), la musica in streaming: sono tutti formati per definizione “lossy”: per risparmiare spazio, tagliano una parte delle frequenze, e il suono risulta un po’ ovattato. Esistono, e da ben prima che ne parlasse Neil Young, i formati “lossless”, che hanno la stessa qualità del CD, o addirittura superiore: la cosiddetta MQS, Mastering Quality Sound, quella degli studi di registrazione. Se volete ascoltare la musica meglio dovete cercare questi formati, e con un buon paio di cuffie e/o un DAC sentirete la differenza, eccome, soprattutto in dischi che sono stati registrati in maniera dinamica, aperta, senza troppa compressione (insomma, quelli che non partecipano alle “Loudness wars”.

Ovviamente pesano di più (un album può arrivare fino a 2GB) e costano di più: dai 15 ai 25€, a seconda del formato. Molti artisti stanno già pubblicando o ripubblicando i loro album in questi formati: senza aspettare Pono, esistono già degli store, come come HD Tracks. Spesso richiedono un programma su computer apposito per essere riprodotti (scordatevi iTunes, che suona solo i Lossless della Apple) e non vengono riprodotti da tablet e smartphone.

Lettori musicali ad alta definizione

La scelta più costosa. Il PonoPlayer di Neil Young è di questa categoria e costerà 400$, ma se ne trovano già sul mercato da tempo, come l’AK100 di Astell&Kern (circa 579€), la marca più accreditata del settore, che ha pure presentato un modello ultra alta fedeltà da 2000$. Sono sostanzialmente degli iPod che riproducono file ad alta definizione, con un DAC e un amplificatore interno di alta qualità. La scelta più audiofila e costosa di tutte, se volete musica che abbia il meglio dell’MP3 (la portabilità) e il meglio dell’HI-Fi (la qualità).

 

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