L’uomo più ricco del mondo stavolta punta al cielo. Elon Musk ha messo nel mirino Ryanair e non fa mistero delle sue intenzioni: acquistare la compagnia aerea irlandese per “riportarla al suo legittimo ruolo di sovrano”. Il sondaggio lanciato su X suona come una provocazione, ma dietro c’è una guerra vera. Il casus belli? Il rifiuto di Ryanair di installare Starlink, il sistema internet satellitare di Musk, a bordo dei propri velivoli. “È un idiota, un ritardato che dovrebbe essere licenziato. Mandatelo in pensione”, aveva scritto il miliardario riferendosi a Michael O’Leary, amministratore delegato della holding del gruppo.
Parole al vetriolo che hanno incendiato il dibattito. Eddie Wilson, ceo di Ryanair, replica senza scomporsi. “Crediamo che i nostri clienti non vogliano pagare per avere il wi-fi, quindi cerchiamo una soluzione che non ci costi nulla. Saremo lieti di parlare con chiunque possa fornircela”. Traduzione: se Musk vuole entrare sui voli Ryanair, dovrà farlo gratis. “Le aziende satellitari dovranno trovare un modello che compensi questo costo, e ne saremmo lieti”, aggiunge Wilson con diplomazia glaciale.
Mentre infuria lo scontro con Musk, Ryanair presenta la sua offensiva estiva 2026 per l’Italia. Quattro miliardi di dollari di investimenti, quaranta nuovi aeromobili, venti milioni di passeggeri aggiuntivi all’anno, duecentocinquanta nuove rotte e quindicimila posti di lavoro. Numeri che farebbero gola a qualsiasi governo. Ma Wilson pone una condizione netta: l’eliminazione totale dell’addizionale municipale su tutti gli aeroporti italiani.
“Per sbloccare opportunità ancora maggiori per l’aviazione, il turismo e l’occupazione in Italia, Ryanair invita nuovamente il governo italiano a eliminare l’addizionale municipale”, scandisce il manager. “Riteniamo questa tassa aggressiva. Il rapporto Draghi chiede competitività”. L’estate 2025 vedrà già una crescita del nove per cento con sessantanove milioni di passeggeri sul mercato italiano. Nel 2026 il vettore irlandese avrà centoundici aeromobili basati nel Paese “per un investimento di undici miliardi di dollari”, con ottocento rotte di cui quaranta nuove. A livello globale, Ryanair conta novantasei basi in duecentoventiquattro aeroporti distribuiti in trentasei Paesi. Un impero dell’aria che Wilson difende con determinazione anche sul fronte legale.
Sulla multa inflitta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato a dicembre, il ceo non ha dubbi. “Decisione manifestamente sbagliata. Tutti in Italia sanno che Ryanair lavora per il bene dei consumatori”. E porta dati a sostegno: “Anche guardando le statistiche, l’aeroporto con il maggior tasso di crescita è Reggio Calabria”. Wilson si dice certo che “in appello la decisione dell’Antitrust sarà ribaltata”. La compagnia non arretra di un millimetro.
Quest’estate Ryanair baserà tre nuovi aeromobili Boeing 737-800 a Milano, portando la flotta milanese a trentatré velivoli per un investimento di tre miliardi e trecento milioni di dollari. Opererà un numero record di centocinquantasei rotte, di cui sette nuove, garantendo una crescita del traffico del nove per cento fino a venti milioni e trecentomila passeggeri annui. Ben diverso il discorso per Roma.
“Roma ha bisogno di una qualche forma di intervento governativo sulle tariffe per rendere la città più competitiva”, attacca Wilson senza mezzi termini. “Il problema per Roma è di essere completamente non competitiva con tariffe aeroportuali vicine ai cinquanta euro”. Un costo che strozza il traffico e allontana i passeggeri. Da qui l’appello diretto all’esecutivo: servono misure immediate per abbassare i costi e rilanciare lo scalo capitolino. Altrimenti, avverte la low cost, gli investimenti rischiano di prendere altre direzioni.