Nei ministeri saltano i tagli e il rigore

Le pubbliche amministrazioni che non rispettano gli obblighi di trasparenza sulle spese per beni e servizi non saranno più soggette alle sanzioni. Inoltre i tagli del 5% di beni e servizi non saranno più obbligatori. Mentre il governo annuncia l’arrivo a giorni della riforma della pubblica amministrazione con un giro di vite alle spese e il commissario Cottarelli annuncia un nuovo piano di spending review, il Parlamento annacqua le misure di rigore contenute nel decreto Irpef. Un emendamento approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato allenta la tenaglia sulla pubblica amministrazione voluta dal governo. L’emendamento sopprime il comma dell’articolo contenuto nel decreto, sulla trasparenza e razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi, che fissava delle sanzioni per i dirigenti che non rispettavano gli obblighi previsti dalla legge. In particolare l’inadempimento delle disposizioni venivano valutati “ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio, collegate alle performance individuali dei responsabili”.

Altra marcia indietro è sul bonus da 80 euro. Ma questa volta a ripensarci sarebbe stato il premier Renzi che ieri avrebbe avuto un duro scambio di battute con Alfano proprio su questo tema. Il leader di Ncd aveva proposto di estendere la platea del bonus alle famiglie monoreddito e numerose. Al momento la questione è stata congelata e la decisione rinviata a martedì prossimo. Le commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno deciso di prendere più tempo per arrivare a un accordo ma l’orientamento del governo è di non farne nulla. Attesa anche per il decreto del governo che proroga la scadenza della Tasi per quei comuni che non hanno ancora deciso l’aliquota. Una volta varato dal Consiglio dei ministri, infatti, dovrebbe essere inserito nel decreto Irpef. Per la pubblica amministrazione arriva anche l’indicatore trimestrale di tempestività dei pagamenti che sostituisce quello annuale. Aumenta dello 0,5% l’imposta sui fondi pensione.

Via libera invece al pagamento in tre rate dell’imposta sulla rivalutazione dei beni d’impresa. Infine nella prospettiva di diminuire le imposte, è stato dato parere favorevole a destinare gli incassi “permanenti” della lotta all’evasione fiscale nel Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Il dl arriverà in Aula alla Camera il 13 giugno. (IlTempo)

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