Netanyahu: “Garantire accesso a Pizzaballa al Santo Sepolcro”. La retromarcia del premier israeliano
Benyamin Netanyahu e Pierbattista Pizzaballa
Benyamin Netanyahu tenta di arginare con un annuncio su X quella che rischia di diventare la più grave crisi diplomatica tra Israele e l’Italia degli ultimi anni. Dopo il blocco imposto dalla polizia al cardinale Pierbattista Pizzaballa, il premier ha ordinato “pieno e immediato accesso” al Santo Sepolcro, giustificando le restrizioni con la necessità di proteggere i luoghi sacri dai missili balistici iraniani.
Tuttavia, la ferma reazione di Giorgia Meloni, che ha parlato apertamente di “offesa”, suggerisce che il gesto riparatore di Tel Aviv non abbia ancora sanato una ferita che tocca la sensibilità religiosa e l’identità politica del governo di Roma.
La retromarcia del primo ministro
L’intervento di Netanyahu non è un semplice atto di cortesia diplomatica, ma una mossa tattica necessaria per placare un’indignazione trasversale. Affidando ai social la direttiva di libero accesso per il Patriarca, il premier ha cercato di derubricare l’incidente a un eccesso di zelo burocratico o a una contingenza bellica.
Citando l’Iran come minaccia costante per i santuari delle tre religioni monoteiste, Netanyahu ha tentato di inquadrare il blocco di Pizzaballa all’interno di un protocollo di sicurezza globale. Ma la forza dell’episodio — il capo della Chiesa latina fermato mentre camminava in forma privata — ha travalicato la narrazione difensiva di Tel Aviv, imponendo una correzione di rotta immediata per evitare l’isolamento dai partner europei.
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three…
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
La reazione senza precedenti di Roma
A Palazzo Chigi il messaggio di Netanyahu è stato accolto con freddezza. La nota del governo italiano, che ha sostituito il linguaggio del rammarico con quello dell’indignazione, segna un punto di rottura nei confronti di un alleato storico. Giorgia Meloni ha telefonato personalmente al cardinale, elevando il caso a questione di Stato.
La compattezza del centrodestra, con Tajani, Salvini e Crosetto uniti nella condanna, indica che per Roma la libertà di culto nel cuore della cristianità è un confine invalicabile. La convocazione dell’ambasciatore israeliano al Ministero degli Esteri conferma che la spiegazione basata sulle “preoccupazioni per la sicurezza” è stata giudicata insufficiente, se non addirittura pretestuosa, vista la natura privata dello spostamento del cardinale.
Il peso dei simboli a Gerusalemme
Nella Città Vecchia, ogni gesto assume una valenza millenaria. Impedire al Patriarca e al Custode di Terra Santa l’ingresso nel luogo della Resurrezione è un atto che la Chiesa ha definito senza precedenti da secoli. Questo avviene in un contesto già fragilissimo: la Settimana Santa del 2026 vede una Gerusalemme svuotata dai fedeli e compressa da tre anni di guerra a Gaza.
Le autorità cristiane avevano già rinunciato alle grandi processioni per spirito di cooperazione, ma il blocco di domenica è stato percepito come un attacco allo status quo. La convergenza tra Italia e Francia nel condannare l’accaduto dimostra che il tema della sacralità dei luoghi santi è in grado di ricompattare il fronte occidentale oltre le logiche schierate sul conflitto mediorientale.
Geopolitica e coscienza religiosa
L’episodio lascia presagire una stagione di rapporti più complessi tra Roma e Tel Aviv. Sebbene la cooperazione strategica rimanga un punto fermo, la sensibilità della base elettorale di Meloni verso la tutela dei cristiani d’Oriente costringe il governo a una postura assertiva.
Netanyahu ha compreso il rischio di perdere l’appoggio di una parte dell’opinione pubblica conservatrice europea, da sempre baluardo del diritto all’esistenza di Israele ma altrettanto legata ai simboli della fede. In politica estera, le scuse affidate a un post non sempre riescono a cancellare l’impatto di un’immagine potente: quella di un cardinale a cui viene impedito di pregare nella sua cattedrale nel giorno della Passione.
