Niente più scontrini, nuovo decreto semplificazioni trasforma i pagamenti tramite Pos
Le banche forniranno documentazione elettronica valida ai fini tributari eliminando la necessità di archiviare documenti fisici per un intero decennio in Italia.
L’Italia archivia un altro simbolo della burocrazia quotidiana: lo scontrino cartaceo per i pagamenti Pos. Non si tratta di una semplice variazione tecnica, ma di un mutamento strutturale che riflette l’evoluzione dei costumi economici nazionali. Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio 2026 segna il superamento graduale della carta termica a favore di un’architettura interamente digitale. La norma stabilisce che le comunicazioni inviate dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari assumano valore legale e fiscale, sostituendo integralmente le ricevute emesse dai terminali di pagamento. Il quadro normativo si inserisce nel solco delle semplificazioni previste dal piano nazionale, puntando a una trasparenza che non necessiti più di supporti fisici deperibili.
Nuovi flussi tra terminali e registratori
Il calendario dell’innovazione è già tracciato. Sebbene la misura sia entrata in vigore all’inizio dell’anno corrente, la piena operatività è prevista per i primi giorni di marzo. In quel frangente, l’Agenzia delle Entrate attiverà, all’interno della propria area riservata, le funzionalità necessarie per l’abbinamento digitale tra i terminali di pagamento e i registratori di cassa. È un passaggio cruciale: la sincronizzazione dei dati permetterà di generare un tracciato unico, eliminando alla radice la discrepanza tra il momento della transazione e quello della certificazione fiscale. Per l’esercente, ciò significa una gestione contabile più fluida; per il consumatore, la fine dell’accumulo di tagliandi spesso illeggibili dopo pochi mesi.
La fine dell’archivio decennale cartaceo
L’articolo 8 del decreto interviene con precisione chirurgica su uno degli oneri più gravosi per le attività produttive: l’obbligo di conservazione decennale. Fino a oggi, la custodia dei documenti cartacei relativi ai pagamenti elettronici rappresentava un costo logistico e un rischio amministrativo. La digitalizzazione delle ricevute permette ora di affidarsi ai flussi informatici certificati da banche e istituti finanziari. La validità dei tracciati digitali non è più sussidiaria, ma primaria. Questo automatismo garantisce che il diritto alle detrazioni fiscali, tipicamente gestite attraverso la dichiarazione dei redditi, sia preservato senza la necessità di allegare prove fisiche, essendo la tracciabilità già insita nel documento commerciale digitale.
Trasparenza nei rapporti con lo Stato
Un capitolo di particolare rilievo riguarda i versamenti diretti verso la Pubblica Amministrazione. Il sistema di pagamenti elettronici nazionale diventa il baricentro della verifica fiscale, sollevando il cittadino dall’onere della prova. Gli uffici pubblici sono ora obbligati a consultare i propri flussi informatici o le piattaforme dedicate per accertare l’avvenuto pagamento. Si inverte l’onere burocratico: non è più il privato a dover dimostrare di aver assolto al proprio dovere tramite una ricevuta, ma è lo Stato a dover verificare l’incasso nei propri registri telematici. È un esercizio di civiltà giuridica che riduce l’attrito tra istituzioni e contribuenti, rendendo i processi amministrativi più asciutti e coerenti con i tempi correnti.
