Editoriale

Non c’è più ideologia ma politica degli affari

Un giovane ingegnere, in cassa integrazione, cerca lavoro. Ma Antonio Foderano non è un disoccupato qualunque, ma il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Sesto San Giovanni, subito trombato al primo turno nelle recenti amministrative che hanno decretato il candidato del centrodestra, Roberto Di Stefano, sindaco del comune milanese. E a chi meglio del sindaco, avrà pensato l’esponente del Movimento di Beppe Grillo, posso chiedere un lavoro. E via con l’email: “Quello che cerco è una posizione gestionale manageriale affine alla mia esperienza, cioè in It per privati che lavorano per la Pa, come ad esempio Lipsia o affini collegati in Lombardia o anche Area, su temi di appalti e bandi”. Una richiesta “trasparente”, per usare un termini che sta a cuore ai grillini. Un’email legale, senza dubbio, ma quanto meno inopportuna. L’importante è raggiungere l’obiettivo. Non certo quello del bene comune, ma individuale. Personale. Non è il caso di citare Macchiavelli – con rispetto parlando – le cronache riportano fatti molto evidenti, a volte grotteschi, per certificare il de profundis dell’ideologia. E così si dà spazio alla politica dell’immagine e non della sostanza. O meglio, alla politica degli affari e non delle opinioni, dei valori, pilastri indispensabili per una sana e forte società. In altri termini, politica del ‘tengo famiglia’ avanti tutta. E il caso del grillino Foderaro non è certo l’unico. Non c’è più ideologia.

Di voltagabbana e di opportunisti il Pianeta è pieno. In Toscana, per dirne un’altra, una telefonata sta scuotendo tutto il Pd con strascichi che arrivano anche al Nazareno. Per oggi, addirittura il governatore Enrico Rossi ha cancellato la consueta giunta del lunedì, ufficialmente per impegni istituzionali, ma per i maligni è la conseguenza della telefonata che l’assessore regionale Marco Remaschi, in quota al Pd renziano, ha fatto a Remo Santini, candidato sindaco del centrodestra a Lucca in pieno ballottaggio e con la quale Remaschi “prometteva” di aiutare Santini a raccogliere consensi in vista del secondo turno elettorale piuttosto che aiutare il suo sfidante Alessandro Tambellini, sindaco uscente e ricandidato dal Pd, poi uscito vincitore dal ballottaggio. Non c’è più ideologia.

Dalla Toscana alla Puglia. Qui a Lecce, per la corsa a sindaco della città salentina, i contendenti erano due: Mauro Giliberti, candidato fittiano sostenuto da Fi e Fdi, e Carlo Salvemini, esponente della “borghesia caviar” di sinistra, appoggiato dal Pd. L’aspirante sindaco progressista giunto da una parte rilevante della destra sociale salentina, riunita intorno alla lista Andare Oltre (si ispira all’eresia di Pino Rauti) è stato anche appoggiato da ex dirigenti di Azione Giovani e vecchi missini come Angelo Scardia e Massimo Fragola e che hanno rotto l’argine schierandosi con il centrosinistra. Non c’è più ideologia.

Approdiamo in Sicilia. In cinque anni ha cambiato casacca al ritmo di una ogni 8 mesi circa. Sette “salti della quaglia”. Alice Anselmo viene eletta in Sicilia nel 2012 deputata regionale grazie al listino del governatore Rosario Crocetta su indicazione dell’ex ministro socialista Salvo Andò. L’iniziale presenza nel gruppo parlamentare Megafono dura poco, perché transita in pochi mesi al gruppoTerritorio per poi passare a quello dei Drs. Quindi, una pausa nel gruppo misto. E ci sta. Poi approda a quello dell’Udc di D’Alia e Casini per poi passare al gruppo dell’Articolo 4. Ultimo “salto” (finora, la legislatura in Sicilia finisce a ottobre) la porta in casa Pd, dove, la bella 40enne, subito dopo ne diviene capogruppo. Non c’è più ideologia. Sul fronte nazionale, infine, i cambi di casacca nella 17esima legislatura in 70 anni di storia repubblicana sono arrivati a fine giugno a 493, un record secondo l’osservatorio Openpolis. Cifre che vanno a sommarsi a una corposa minoranza che ha cambiato gruppo più volte, e che porta a circa 500 il numero dei voltagabbana. Più di mezzo parlamento. Non c’è più ideologia.

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