Il figlio ventinovenne della principessa ereditaria Mette-Marit ha dichiarato al tribunale di Oslo di non aver mai drogato nessuno. La sua testimonianza arriva dopo le parole della prima presunta vittima, che nel descrivere un episodio del dicembre 2018 ha affermato di sospettare di aver ingerito qualcosa senza saperlo. Høiby è imputato per trentotto capi d’accusa, tra cui quattro violenze sessuali e numerose aggressioni. Rischia una pena fino a sedici anni di carcere. Per i reati più gravi si è dichiarato non colpevole.
L’udienza ha ascoltato il racconto della donna. L’episodio sarebbe avvenuto durante un after-party nel seminterrato della tenuta reale di Skaugum, fuori Oslo. Nella stessa abitazione, al piano di sopra, in quella notte tra il 19 e il 20 dicembre 2018, si trovavano il principe ereditario Haakon e la principessa Mette-Marit, madre dell’imputato. La presunta vittima ha sostenuto in aula di essere certa «al cento per cento» di essere stata drogata prima della violenza. Una consapevolezza giunta anni dopo, quando la polizia l’ha contattata dopo aver sequestrato filmati e immagini che mostrerebbero l’aggressione mentre era incosciente.
Le dinamiche contestate dall’accusa
Il pubblico ministero ha ricostruito questa settimana le dinamiche dei quattro episodi di stupro. Tutti sarebbero avvenuti in contesti simili: dopo rapporti sessuali inizialmente consensuali, spesso al termine di serate caratterizzate da consumo elevato di alcol, quando le donne non erano più in grado di opporsi o di intendere e di volere. L’accusa parla di violenza su persone in stato di incapacità di difesa. La difesa ha fornito una lettura diametralmente opposta degli stessi fatti, sostenendo che Marius Borg Høiby ha sempre percepito quelle relazioni come atti sessuali «perfettamente normali e consensuali». In aula ieri, l’imputato, in abiti informali, appariva nervoso mentre giocherellava con un braccialetto.
Un’ombra sulla monarchia norvegese
Gli osservatori definiscono questo scandalo il più grave mai abbattutosi sulla monarchia norvegese moderna. L’immagine pubblica della famiglia reale, tradizionalmente legata a valori di rispetto e vicinanza ai cittadini, è offuscata. La istituzione è gettata nel caos. Il principe ereditario Haakon e la principessa Mette-Marit, che hanno sempre cercato di proteggere la privacy del figlio nato da una relazione precedente al loro matrimonio, non presenzieranno alle sette settimane di processo. Una scelta che sottolinea la delicatezza della posizione in cui versano, divisi tra il legame familiare e il dovere istituzionale.
L’attenzione dei media norvegesi e internazionali sul tribunale di Oslo è intensa. Ogni dichiarazione, ogni dettaglio sulla vita privata della famiglia reale viene analizzato. Il processo non è solo un dibattimento penale per gravi reati. È diventato il banco di prova per la tenuta dell’intera monarchia in uno dei suoi momenti più difficili. La sentenza, attesa tra mesi, avrà ripercussioni che andranno ben oltre la cella di un carcere.