Notte di liberazione a Bergamo, la Nazionale ritrova la via del gol e vede il traguardo del Mondiale

Sandro Tonali

Sandro Tonali (foto x.com/Azzurri)

L’Italia si libera dai fantasmi del passato e stacca il biglietto per la finale playoff verso il Mondiale 2026. A Bergamo, la Nazionale di Gennaro Gattuso supera l’Irlanda del Nord per 2-0, risolvendo nella ripresa una pratica che nel primo tempo era apparsa complessa e intrisa di vecchie paure. Le reti di Tonali e Kean sanciscono il successo azzurro, frutto di una superiorità tecnica emersa alla distanza contro il fortino eretto da O’Neill. Martedì, in trasferta contro la Bosnia, l’ultimo ostacolo prima della gloria.

La paura iniziale e il bunker ospite

Il peso della storia recente ha gravato sulle spalle degli azzurri per quarantacinque minuti. Il ricordo delle disfatte contro Svezia e Macedonia del Nord sembrava aleggiare sul prato di Bergamo, dove l’Italia ha faticato a scardinare il 5-4-1 nordirlandese. Nonostante un possesso palla sterile del 66% e otto tiri dalla bandierina, la manovra è apparsa lenta, prevedibile, quasi asfittica. Bastoni, schierato nonostante una condizione precaria dopo il derby, ha palesato evidenti difficoltà negli appoggi, simbolo di una squadra che “sentiva” l’importanza della posta in palio. Le occasioni per Retegui e Dimarco sono sfumate contro la densità difensiva degli ospiti, lasciando il pubblico in un’attesa carica di tensione.

La scossa di Tonali rompe l’equilibrio

Il copione è mutato radicalmente all’undicesimo della ripresa. Come già accaduto all’esordio della gestione Gattuso contro l’Estonia, l’intervallo ha restituito una squadra più convinta e meno ossessionata dall’errore. Sandro Tonali ha rotto l’incantesimo con una conclusione potente dopo una respinta corta della difesa, liberando i compagni da una zavorra psicologica evidente. Da quel momento, il gioco è fluito con maggiore naturalezza. L’ingresso di Pio Esposito per un opaco Retegui ha conferito ulteriore dinamismo al fronte offensivo, permettendo a Moise Kean di trovare spazi prima negati dal raddoppio sistematico dei marcatori.

Il raddoppio di Kean chiude i conti

A dieci minuti dal termine, l’Italia ha messo in ghiaccio il risultato. Un lancio millimetrico di Tonali, trasformatosi in uomo ovunque, ha trovato Kean pronto alla ricezione in area. L’attaccante ha addomesticato il pallone con classe, infilando Charles con un diagonale chirurgico che ha baciato il palo prima di insaccarsi. È stato il gol della sicurezza, accolto dal boato di un pubblico che ha saputo sostenere la squadra anche nei momenti di maggiore affanno. Il finale ha offerto spazio anche all’esordio del giovane Palestra, talento locale dell’Atalanta, mentre la standing ovation per Tonali ha suggellato una serata di ritrovata armonia tra il gruppo e la piazza.

L’analisi di Gattuso

Nel post-partita, il commissario tecnico ha analizzato la prestazione con il consueto pragmatismo. Gattuso ha ammesso le difficoltà tattiche del primo tempo, citando una errata posizione di Locatelli che rendeva la squadra troppo piatta. Ha però lodato l’attaccamento alla maglia, sottolineando come giocatori non convocati o infortunati fossero presenti in tribuna a sostenere i compagni. Il focus si sposta ora sulla Bosnia, avversario fisico e ostico. La Nazionale si ritirerà a Coverciano per recuperare le energie e limare i difetti strutturali, con la consapevolezza che martedì non saranno ammessi passaggi a vuoto se si vuole tornare a calcare il palcoscenico mondiale.

“Nel primo tempo abbiamo fatto tantissima fatica, ma lo sapevamo che non ci avrebbero steso il tappeto rosso per segnare. Che giochino in B e C non c’entra, è gente avvelenata, magari senza una grandissima qualità, ma che gioca su ogni pallone — ha detto Gattuso a Sky dopo la partita —. Ci hanno anche un po’ sorpreso, noi abbiamo sbagliato la posizione di Locatelli, eravamo piatti. Nel secondo tempo, poi, molto meglio. La palla scottava, ringrazio i tifosi perché ho sentito tanti applausi e quasi nessun fischio quando stavamo facendo fatica”.

E poi il tema del gruppo: “Bastoni al 99% non avrebbe dovuto giocare, Mancini si è allenato con dolore. Allo stadio c’erano tanti altri, come Di Lorenzo o Zaccagni, e io non ho chiesto nulla, sono venuti spontaneamente – ha proseguito il ct azzurro —. Per tanti anni è mancato questo, l’attaccamento, che prima era un pane quotidiano. Le mie scelte? Anche chi non ho potuto chiamare aveva fatto grandi cose, in tanti meritavano, ma credo fortemente che in poco tempo si deve parlare tutti la stessa lingua”.

Ora testa alla finale: “Intanto recuperiamo, staremo a Coverciano, a casa nostra — ha concluso Gattuso —. Fin dal primo giorno non posso lamentarmi di nulla, i ragazzi hanno dato davvero tutto, peccato solo per come è finita la partita di San Siro contro la Norvegia, il difetto di questo gruppo è sciogliersi alla prima difficoltà, oggi nel primo tempo bloccato non lo abbiamo fatto. Ho lavorato anche su di me, per non sbraitare e stare più tranquillo in panchina, per infondere tranquillità ai ragazzi e togliere pressione”.