Nuovi raid dopo una domenica di sangue, bombe su tunnel Hamas a Gaza

17 maggio 2021

Dopo una domenica di sangue, giornata che ha fatto registrare il bilancio più alto di vittime palestinesi dall’inizio del conflitto con Israele – almeno 42, secondo fonti di Gaza, tra cui 16 donne e 10 bambini – le forze di Difesa israeliane hanno ripreso nella notte i loro bombardamenti contro obiettivi del movimento islamista Hamas nell’enclave. Gaza City è stata ripetutamente colpita da Nord a Sud, dopo l’annuncio del primo ministro Benjmanin Netanyahu sul proseguimento dell’operazione militare. La rete elettrica della città è stata pesantemente danneggiata e le case di nove comandanti di Hamas in tutta la Striscia sono state colpite. “Le case attaccate sono state utilizzate come infrastrutture terroristiche e in alcune sono stati persino trovati depositi di armi”, ha fatto sapere l’esercito.

Nella notte, le forze di difesa israeliane hanno colpito anche il sistema di tunnel sotterranei di Hamas nel Nord della Striscia. Secondo quanto si legge sul Times of Israel, sono stati bombardati 15 chilometri di quella che lo Stato ebraico definisce “la metropolitana” di Hamas. La rete colpita durante la notte è quella denominata “linea C”. “Come parte dell’attacco, circa 35 obiettivi terroristici sono stati presi di mira in un periodo di tempo di circa 20 minuti”, si afferma in un comunicato dei militari. Secondo le forze armate israeliane, all’attacco hanno partecipato 54 aerei da combattimento che hanno sganciato circa 110 munizioni di precisione, distruggendo 15 chilometri di tunnel. “Questo attacco faceva parte di un’ampia operazione dell’IDF per danneggiare in modo significativo il sistema sotterraneo delle organizzazioni terroristiche a Gaza”, ha riferito l’esercito.

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Intanto, decine di migliaia di israeliani sono stati costretti a ripararsi nei rifugi anti missile per le raffiche di razzi lanciate dalla Striscia. Le sirene d’allarme hanno sunonato ripetutamente a Kerem Shalom, al confinee con l’enclave palestinese, ad Ashkelon e Shavuot. L’esercito israeliano ha detto di aver visto la più alta concentrazione di attacchi missilistici sul suo territorio rispetto a tutta la settimana, ma le autorità locali hanno confermato che non ci sono state vittime. Il bilancio complessivo dei bombardamenti a Gaza è invece pari a 188 morti, tra cui 55 bambini e 33 donne, con 1.230 feriti, secondo il ministero della Sanità controllato da Hamas. Israele ha spiegato che decine di militanti islamisti figurano tra le persone uccise.

Ieri l’ennesima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è conclusa senza una posizione condivisa dai 15 Paesi membri per l’opposizione degli Stati Uniti. In un comunicato congiunto di Cina, Norvegia e Tunisia, è stata espressa una ferma condanna degli attacchi di Hamas ed è stato rivolto un invito a Israele, di cui si riconosce il diritto a difendersi, a misurare le proprie reazioni. “Esprimiamo forte preoccupazione per la crisi in Medio Oriente, chiediamo la fine immediata delle ostilità e l’invio immediato di aiuti umanitari a Gaza, specie per i bambini che non devono mai essere un obiettivo”, ha detto l’ambasciatrice della Norvegia all’Onu, Mona Juul. “Siamo preoccupati per le violenze a Gerusalemme est in particolare vicino ai luoghi di culto che chiediamo di rispettare”, ha continuato Mona Juul che ha invitato israeliani e palestinesi a riprendere “rapidamente il dialogo”. Anche a Gaza, dove si sono concentrati i bombardamenti di Israele, è richiesto “l’invio immediato di aiuti umanitari, cibo e beni di prima necessità”.

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Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che ulteriori combattimenti potrebbero far precipitare la regione in una “crisi incontenibile” ed ha implorato la fine immediata di una violenza “assolutamente spaventosa”. L’Onu ha anche avvertito della carenza di carburante a Gaza, che potrebbe portare a una perdita di capacità di ospedali e altre strutture essenziali. Lynn Hastings, vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha detto alla Bbc di avere fatto appello alle autorità israeliane per consentire all’Onu la consegna di carburante e rifornimenti. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha discusso ieri dell’escalation delle violenze con i ministri degli Esteri di Qatar, Egitto e Arabia Saudita. Con lo sceicco del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, il capo della diplomazia di Doha ha sottolineato la necessità di mettere di compiere ogni sforzo “per riportare la calma in Israele, in Cisgiordania e a Gaza alla luce della tragica perdita di vite civili”, ha detto il dipartimento di Stato. Il ministero degli Esteri del Qatar ha spiegato da parte sua che i due leader hanno avuto colloqui sui “recenti attacchi israeliani contro i fedeli al complesso di Al Aqsa e sull’attacco alla Striscia di Gaza assediata”. askanews

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